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Tutto è relativo

Quando ci si incontra o ci si risente dopo un breve o lungo periodo di silenzio o non contatto normalmente si apre l’incontro con un bel

«Come va?».

Nei tre anni di enormi fatiche sul piano lavorativo, durante i quali ci siamo consumati i risparmi di una vita, e abbiamo dovuto combattere quotidianamente il canto delle sirene della depressione, mi sono detto che se i figli stanno bene, non si drogano e non rischiano di finire in carcere, e se noi genitori non siamo ricoverati all’ospedale per motivi gravi, la risposta d’obbligo deve essere e non può che essere

«Bene, grazie! E, tu?».

 

Al centro dell'Universo

Perché è tipico dell’animo umano mettere sé stesso al centro del mondo, la propria famiglia al centro della società, la terra al centro dell’Universo.
Ma se la scienza ci ha spiegato che l’ultima convinzione è falsa, la coscienza ci deve far apprezzare che anche le altre lo sono.

 

Esiste la relatività.

 

150529 ComeVa

Per quanto sia destrutturante e mortificante non avere un lavoro degno delle proprie capacità e competenze, per quanto ciò possa essere ancor più umiliante a cinquantanni, rimaniamo vivi e possiamo alimentare, con la nostra attività, la speranza di un futuro migliore.

 

Quand’ero adolescente, negli anni dei grandi innamoramenti, ad ogni storia finita, nel massimo del dolore e dello strazio mi rifugiavo in un aforisma letto chissà dove «Dopo ogni notte, arriva sempre una nuova alba».

Questo non vale per tutti.

 

La lettera di Cristina

Vi propongo questa bella lettera trovata su Facebook:

150529 Cristina«In questa lotta per la vita, mentre la gente comune si annoia nella sua povera vita ci siamo noi che vaghiamo in stanze colorate di ospedale ed incontriamo persone che condividono l’amore per quegli sprazzi di vita che gli sono rimasti.

 

Sorridono e gli occhi brillano con una luce unica di chi sa cosa vuol dire rischiare di perdere tutto per un destino beffardo e bastardo.

L’importante è essere felice oggi, perciò riempi il cuore di gioia e fanne la scorta per quando le giornate saranno più grigie.

 

A te che ti svegli la mattina col broncio e senza un sorriso.
A te che ti lamenti per gli impegni della giornata.
A te, donna, che ti lamenti se non hai trovato il capo che cercavi.
A voi lavoratori che la mattina sbuffate per andare a lavoro.
A te, che come hai due soldi devi assolutamente soddisfare ogni tuo desiderio spendendo ogni centesimo per poi lamentarti che non ci sono soldi…
A voi io auguro un buon giorno!

 

Siete i ben accetti nel mio mondo

dove la follia diviene quotidianità,

dove la mattina ci si sveglia col sorriso si fanno i conti di ciò che ti fa male e si sorride al mondo,

dove non si può lavorare perché il nostro lavoro ora è affrontare gli ostacoli,

dove ogni mattina timbriamo il cartellino in ospedale per fare il mestiere più duro: il paziente.

 

Dove vivere diviene la priorità,

dove si fa amicizia con qualcuno che casualmente è inciampato nello stesso percorso e si comprende come la vita è fatta di cose povere e umili,

dove si trova sempre un assoluto equilibrio, un senso di pace e di gratitudine verso una condizione che meno lo meriterebbe».

 

E’ l’ultimo saluto di Cristina in cura al Cro (centro di riferimento oncologico) di Aviano, lasciata, si dovrebbe dire "postata” su Facebook prima di andarsene a 27 anni!

«Come va?».

«Bene, grazie! E, tu?»

 

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Economia della conoscenza

Mettere in atto la conoscenza significa generare valore. 

Un tema che risale fin dai tempi più antichi ma che oggi sta assumendo il profilo di approccio strategico di fronte al cambiamento sociale ed economico che abbiamo la fortuna (o la sfortuna, scegliete voi) di vivere. 

 

La conoscenza è una risorsa

economica che, però, non fa più solo parte dei catalizzatori della generazione di ricchezza; essa stessa è ricchezza, è bene (economico). 

Ma non è un bene come tutti gli altri, si comporta in modo strano, rispetto agli altri, e per questo ha bisogno di un’attenzione particolare. 

 

I mediatori cognitivi

OfficineEinstein ha scelto di occuparsene perché crede che questa attenzione debba essere dedicata prima di tutto dai comunicatori, che rivestono il difficile e importante ruolo di mediatori cognitivi. 

Per abbassare tutto più a livello dello sguardo: d’accordo creare relazione e credibilità. Ma per raccontare cosa? Per far conoscere come? 

 

Il gioco si fa duro.