testata

Il fine travestimento dell'etica

Etica deriva da ethos, abito, velo, ciò che copre.

L’etica, come un abito vecchio o nuovo, vela, si spande per coprire. Tuttavia ricordiamo che il valore del velo non è solo quello di occultare la verità ma di suggerirla. Il velo su un corpo nudo in realtà svela le forme, ciò che sta sotto il velo: il suo stare è un sostare ovvero soprastare, è certamente uno svelare la natura di ciò che vela. Ma quale natura?


L’etica svela la natura dell'ethos, una natura simbolica. L’etica vela per lentamente svelare. Andare alla ricerca dell’etica allora significa tendere verso una verità velata: verso un Fine vestito in modo particolare o meglio, travestito.


A questo punto è importante chiedersi quale sia il Fine travestimento dell’etica.
Per cercare di rispondere a questo è necessario far ricorso ad Aristotele.
Aristotele nel suo libro l’"Etica nicomachea", infatti tratta ampiamente del concetto di felicità, intendendolo essere Fine a cui tende l’uomo che agisce eticamente; felicità dunque come Fine dell’individuo che è altro dalla collettività. In questo senso una vita etica è una vita felice.

 

Scopo dell’etica è di portare all’uomo la felicità

Nell’Etica di Aristotele, però, ciò che porta alla felicità un individuo non è detto che porti alla felicità anche altri individui, in quanto ciascuno individuo avrà modo di concepire la felicità come ciò verso cui tendere secondo il proprio essere, che non può essere il tendere di tutti.

 

Secondo Aristotele non esiste un concetto di etica per tutti, a meno che non si voglia parlare d’altro. Se si vuole tradire il concetto di etica con quello di politica o di religione si faccia, ma non si parli di etica. Esiste tuttavia un Fine supremo che è comune a tutti, appunto la felicità. Ma questo fine è conseguito in relazione all’ethos, che oltre ad essere un abito che vela è anche un abito che svela (poiché ethos indica anche l’abito dell’anima) e, come un abito, ciascuno lo indossa a modo suo: secondo il proprio essere.

 

L'etica come dominio dell'uomo sull'uomo

Se crediamo in queste premesse allora un’etica imposta come legge per tutti è solo un tentativo di dominio dell’uomo sull’uomo. In altre parole, diremo che una legge dell’etica non è etica. E non è etica una legge che porti ad una sola felicità, la stessa per tutti. Non può esistere un’etica imposta come non può esistere un tribunale etico.


Il passo a questo punto fra etica e morale è d’obbligo e ci riporta all’analisi, fatta da Jaspers nel secondo dopoguerra, sulla colpa morale della Germania di fronte all’Olocausto. Nel paragrafo, dice il Filosofo «è la persona singola che può decidere di se stessa nel giudizio di valutazione morale». Nella genealogia della morale Nietzsche vide nella presunta legge morale delle “motivazioni”, degli interessi umani, troppo umani che rendono la morale immorale. Oggi il noto filosofo Bauman teorico della società liquida denuncia dietro l’istituzione della morale la presenza di interessi collettivi.
Essere morali significa pensare a proprio modo la strada della felicità per se stessi. Essere immorali significa pensare a proprio modo una strada della felicità uguale per tutti. E ciò accade quando dall’etica si passa alla norma o alla normalizzazione della morale.
L’etica aristotelica infatti potrebbe essere eretica se per etica si intende una Norma che stabilisce gerarchie di valori morali.


Per la Norma infatti non può esistere l’individuo, ma la collettività. La Legge infatti deve essere uguale per tutti! Nemmeno il fondamento universale “non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te stesso” non si sa cosa possa diventare se preso a norma di regola.
Se infatti pretendessi che ciò che non vorrei fosse fatto a me stesso fosse lo stesso per altri milioni di persone cosa ne farei di me stesso, cosa ne farei di quei milioni di altri?
Se pretendo questo, pretendo di eliminare l’individualità che è alla base di ogni possibilità di universalità. Se finirò per eliminare la nota allora finirò per eliminare la melodia, l’armonia.
L’uomo etico è anche uomo virtuoso dice Aristotele, ma l’etica di quest’uomo non combacia con le altre, pena il rischio di perdere la virtù. Virtù infatti è ciò che sta nel mezzo di ciascuno secondo la propria personalità il proprio essere.

 

Il concetto di “etica per tutti allo stesso modo o per nessuno” giunto a noi è dunque distorto. (anche quando si tenta la conversione della morale nello spirito.)

 

Ma allora quale etica?

Se nella costruzione dell’etica personale il domani rischia di invalidare i propositi di ieri, l’uomo non può che tentare di rinnovare giorno dopo giorno il proprio senso morale, come fosse una vocazione; affinarlo come fosse un’arte, adattarlo come un vestito.

E allora? Quale etica?

Non credo si possa indicarne una in particolare; indicare una via significa anche solo per un momento imporla, manifestare una volontà di dominio che un discorso sulla morale deve evitare.

Inviterei a pensare un’ etica che non richieda di essere dei forzati dell’etica ad ogni costo. Inviterei a non vivere tra le sbarre di una etica “normalizzata” ma a considerarla sullo sfondo di una “terra promessa” e come tale un lungo cammino, verso quella dimensione di nuova spiritualità alla quale ci si va dirigendo come uomini liberi, mentre si cammina sotto un proprio cielo stellato.

Stefano Ancilotto

 

Fonti

Stefano Ancilotto

Aristotele, "Etica nicomachea"

 

Nota della redazione

Questo è il primo articolo che pubblichiamo in margine alle riflessioni sull'etica e la bioetica. Un confronto aperto che cercheremo, come OfficineEinstein, di mantenere entro posizioni di ragionevole condivisione, privilegiando il confronto allo schieramento.

Share

Banner cittadini attivi

Etica e beni comuni

Dei beni comuni non se ne occupa nessuno. Solo i cittadini. E nel farlo si dimostrano culturalmente e politicamente più avanti della classe "dirigente", avendo capito che dalla cura dei beni comuni dipende la qualità delle loro vite. Dell'etica non se ne occupa nessuno. Nemmeno i cittadini.

Cosa sono i beni comuni?

Sono beni sia materiali (acqua, aria, paesaggio, spazi urbani, ambiente, territorio, beni culturali, strade, scuole, ospedali, biblioteche, musei), sia immateriali (riconoscimento del merito, etica,legalità, salute, conoscenza, cultura, lingua, memoria collettiva). Cos'é l'etica? Un bene comune

I beni comuni non sono nè pubblici (nel senso di beni dello Stato), nè privati. Nessuno può possedere i beni comuni, ma tutti li possono usare. Se vengono rispettati e utilizzati, si vive meglio.

Perché beni comuni e etica insieme?

Perché la cura dei primi e l'ossessiva regola personale della seconda sono le chiavi per un salto impressionante nella qualità della nostra vita, in particolare in Italia. E perché in entrambi i "casi" la situazione del nostro Paese è drammatica.