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Il restyling di Labsus

Il restyling del sito è così violento, deciso da giustificare l'affermazione della nascita di un nuovo sito. Stiamo parlando di Labsus, il laboratorio per la sussidiarietà (orizzontale) che per promuovere le proprie idee è passato da un sito che si contraddistingueva per l'apparente semplicità, la pulizia e l'ordine della sua grafica (che svelava anche un ordine mentale e metodologico) ad un nuovo sito dinamico, asimmetrico, schiamazzante, sostanzialmente confuso, che contiene molte promesse da sviluppare e alcune interessanti novità.

La principale novità e promessa è la mappa dei beni comuni. In che consiste? Nella piantina dell'Italia sulla quale sono segnalate, con le solite puntine di Google, non gli esercizi commerciali, le pizzerie o i parrucchieri, ma i casi di sussidiarietà orizzontale in cui cittadini e amministrazioni si sono prese cura dei beni comuni e che Labsus in questi sette anni ha recensito e presentato al proprio pubblico.
 
Una buona idea da mettere a punto

Ci sono alcuni problemi di scala, e il buon archivio dei casi raccolti da Labsus (256 segnalazioni) non è ancora stato trasferito sulla piantina (solo 29 puntine); ma le premesse, per ora solo promesse, sono buone e i risultati potrebbero essere se non interessanti quantomeno scenografici. Con un rischio: di riscoprire per l'ennesima volta un'Italia a due velocità: un nord ricco e solidale e un sud devastato e poco attivo socialmente. In altre parole si corre il rischio di mettere nero su bianco una cosa purtroppo nota a tutti.
Con un secondo pericolo: che se questo non accadesse, l'assoluta casualità del censimento dei casi non avrebbe alcun valore probatorio.
 
Ulteriore elemento di interesse e di fiducia nel futuro da parte di Labsus è l'aver individuato sedici categorie di archiviazione delle pratiche di manutenzione dei beni comuni. Si va dall'alimentazione alla vivibilità urbana, passando per l'ambiente, i beni e le attività culturali, la famiglia, la legalità, le infrastrutture, l'integrazione, la mobilità sostenibile, i rapporti con le istituzioni, i rapporti sociali, le risorse pubbliche, la salute, la sicurezza, la sostenibilità, lo sviluppo della persona.
 
Anche per questo L'Italia dei beni comuni è un progetto da seguire con interesse e questa proposta grafica di Labsus riafferma la sua leadership come osservatore dello sviluppo della coscienza sussidiaria nel Paese e della (crescente?) sensibilità delle amministrazioni pubbliche verso il modello dell'amministrazione condivisa.

 

 
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Etica e beni comuni

Dei beni comuni non se ne occupa nessuno. Solo i cittadini. E nel farlo si dimostrano culturalmente e politicamente più avanti della classe "dirigente", avendo capito che dalla cura dei beni comuni dipende la qualità delle loro vite. Dell'etica non se ne occupa nessuno. Nemmeno i cittadini.

Cosa sono i beni comuni?

Sono beni sia materiali (acqua, aria, paesaggio, spazi urbani, ambiente, territorio, beni culturali, strade, scuole, ospedali, biblioteche, musei), sia immateriali (riconoscimento del merito, etica,legalità, salute, conoscenza, cultura, lingua, memoria collettiva). Cos'é l'etica? Un bene comune

I beni comuni non sono nè pubblici (nel senso di beni dello Stato), nè privati. Nessuno può possedere i beni comuni, ma tutti li possono usare. Se vengono rispettati e utilizzati, si vive meglio.

Perché beni comuni e etica insieme?

Perché la cura dei primi e l'ossessiva regola personale della seconda sono le chiavi per un salto impressionante nella qualità della nostra vita, in particolare in Italia. E perché in entrambi i "casi" la situazione del nostro Paese è drammatica.