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Cinque milioni di beni comuni trascurati

Cara, povera, dolce Italia, terra di capolavori e di contraddizioni. La crisi morde; uno Stato spendaccione e incompetente non sa come e dove attaccare la propria spesa per ridurla e, intanto, sul proprio patrio territorio ci sono cinque milioni di beni comuni trascurati.

Sono:

  • strutture danneggiate, pubbliche e private;
  • seconde case sfitte;
  • ex caserme;
  • zone industrializzate fatiscenti;
  • capannoni in via di smantellamento;
  • abitazioni non occupate;
  • aree del demanio militare, dismesse, degradate o per niente utilizzate.

Spesso questi manufatti appaiono come scheletri tra le vie del centro storico, in altri casi diventano periferia sociale nelle periferie urbane, dove diventano il covo della miseria e dell'assenza, della rinuncia, della separazione, dell'imbarbarimento urbano e civile. Della sconfitta sociale della comunità nazionale.

 

Cinque milioni di edifici abbandonati

Secondo i dati Istat, questi edifici non utilizzati sono più di cinque milioni in tutta Italia.

A Torino, nel 2009, il Comune e la polizia municipale hanno tracciato una mappatura dei beni materiali abbandonati in città, con dei risultati che contavano più di un centinaio di costruzioni non utilizzate.

A Milano ci sono 880 mila uffici sfitti e parliamo solo di uffici.

 

Nella Capitale, qualche dato sui temi del recupero, lo dobbiamo a un gruppo di giovani studenti del centro storico romano (l'"Assemblea dei giovani al centro"), che animati da una coriacea determinazione, hanno individuato, fotografandoli con il telefonino, gli stabili abbandonati della città con il nobile scopo di restituirli ai cittadini. Una delle loro battaglie più importanti è stata quella per la riapertura del cinema America di Trastevere, dopo un decennio di abbandono. La stessa richiesta che il Comitato di quartiere di Tor Pignattara ha impostato per il cinema Maestoso. Il teatro Valle, alle spalle di piazza Navona, è stabilmente occupato per mantenerlo aperto, ogni sera con una ricca programmazione, autogovernato dai cittadini, dai soci fondatori e dall'intera comunità..

Sono numerose e differenti le domande collettive dei cittadini romani per il recupero e la riqualificazione di tantissime aree urbane tenute alla mercé del tempo e dell'inefficienza politica.

Qual è il progetto per l'ospedale San Giacomo, riaperto e richiuso da Marrazzo nel 2008, in barba al lascito ereditario della fine del 1500? Cosa si sta facendo per la vecchia stazione di Trastevere? Come vogliamo riabilitare i Forti di Roma, in pieno decadimento?

E la famigerata stazione della linea metropolitana fantasma di Vigna Clara?

 

Esempi virtuosi di riuso e riqualificazione

Certo, alcune cose sono state fatte: la riqualificazione dell'ex mattatoio, in zona Testaccio, divenuto da parecchi anni uno spazio polivalente sede:

  • della Città dell'altra economia,
  • del Macro, il Museo d'arte contemporanea di Roma,
  • della Facoltà di Architettura di Roma Tre
  • e del Villaggio globale, uno dei più famosi centri sociali romani.

 

Negli ultimi anni, inoltre, la zona più interessata a questi temi è stata quella dell'Ostiense, nell'VIII municipio. Il trasferimento dei mercati generali all'esterno dell'anello del gra, probabilmente avvioaprogettata per innescare il solito meccanismo speculativo a cui si è assistito a Milano per l'area della Fiera, o per quella della Bicocca, a Roma, con un impegnativo recupero di un'intera area industriale, vastissima, e con una politica attenta allo sviluppo sostenibile, è stato rivalorizzata, parzialmente, un'area economicamente indebolita dal'uscita dall'anello del Gra dei mercati generali.

Alcuni edifici sono stati anche rivendicati da movimenti di lotta per la casa, centri sociali, organizzazioni autonome. 

 

Qualcosa a Milano si muove

Che fare allora?

Per esempio, riprodurre l'iniziativa con la quale il Comune di Milano offrirà gratis a cittadini e associazioni 1.200 spazi di edilizia pubblica e un centinaio di edifici perché diventino luoghi di aggregazione (ne ha scritto Repubblica, circa un anno fa; non abbiamo aggiornamenti).

Scuole abbandonate che diventano centri ricreativi aperti agli anziani e ai bambini. Negozi vuoti che rialzano le saracinesche. Ex piscine che diventano piste per skaters. Sono 1.200 gli spazi di edilizia pubblica e un centinaio gli edifici che il Comune ha deciso di offrire gratis a cittadini e associazioni perché diventino luoghi di aggregazione, polmoni umani in grado di far ripartire la socialità e l’economia locale. La giunta comunale ha approvato, a settembre del  2012, i nuovi criteri per i bandi che assegneranno gli stabili demaniali.

 

Una cabina di regia per i beni comuni

Per far questo i Comuni e le Regioni dovrebbero procedere in tre direzioni:

  • realizzare il censimento degli spazi e dei beni disponibili,
  • ascoltare le associazioni per valutare il possibile uso sociale di tali beni,
  • incaricare una cabina di regia per garantire un approccio di sistema, pratico e trasparente, per la loro valorizzazione.

 

Rimodellare il mondo

Reclamare spazi trascurati, abbandonati e semidistrutti per riconvertirli in luoghi comuni, in cui poter svolgere attività artigianali, piccole startup, o semplicemente attività ludiche, culturali e formative, deve essere il punto di partenza per un'innovazione civica che riesca a lasciarsi alle spalle solo la crisi e non intere fasce di popolazione.

 

Il 2014 è l'anno europeo per l'economia verde, proclamato dall'Unione europea.

 

In questi giorni a Davos si svolge il 44mo meeting annuale del World Economic Forum, il cui tema è "Rimodellare il mondo. Conseguenze per la società, la politica e gli affari".

 

In questi giorni, tanto per sottolineare che comunque Renzi o non Renzi, Italicum o non Italicum, la politica nostrana è sempre più lontana dal Paese reale e sempre più vicina e connessa agli interessi economici particolari, con il voto di Forza Italia, Pd, Nuovo centrodestra, Scelta civica e Popolari per l'Italia (contrari Sel, Cinquestelle e Lega) è stato approvato, in Senato, un disegno di legge che impedirebbe alla magistratura di dare esecuzione a migliaia di ordinanze di demolizione di immobili abusivi. 

L'auspicio è che, fintanto che esiste ancora il bicameralismo perfetto, la Camera ripari al danno. Contro questo provvedimento, contro la cultura che ha ispirato questo disegno legge il centrosinistra si era sempre battuto. Ora in Senato ha fatto un passo indietro: una prova in più che tra larghe intese e buona politica non corre buon sangue. Una prova in più che da rottamare nel Pd ce ne è ancora molto.

 

La prima regola per uscire dalla crisi

Tutto questo avviene in un Paese che questa generazione ha ereditato con la ricchezza di oltre ottomila (8.000) specialità enogastronomiche locali e che, questa stessa generazione, tramanderà avendogli fatto perdere l'autosufficienza alimentare.

 

Ecco, dunque la prima regola per uscire dalla crisi:

«dobbiamo imparare a rispettare, apprezzare, usare e migliorare quello che già possediamo».

Parlamento compreso. Partito democratico compreso.

 

 

Fonti

huffingtonpost.it, Teresa Petrangolini "Roma è una miniera di beni comuni trascurati. Usiamoli."

Corsera, Zita Dazzi, Il Comune offre gratis ai cittadini gli spazi abbandonati nei quartieri

 

 

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Etica e beni comuni

Dei beni comuni non se ne occupa nessuno. Solo i cittadini. E nel farlo si dimostrano culturalmente e politicamente più avanti della classe "dirigente", avendo capito che dalla cura dei beni comuni dipende la qualità delle loro vite. Dell'etica non se ne occupa nessuno. Nemmeno i cittadini.

Cosa sono i beni comuni?

Sono beni sia materiali (acqua, aria, paesaggio, spazi urbani, ambiente, territorio, beni culturali, strade, scuole, ospedali, biblioteche, musei), sia immateriali (riconoscimento del merito, etica,legalità, salute, conoscenza, cultura, lingua, memoria collettiva). Cos'é l'etica? Un bene comune

I beni comuni non sono nè pubblici (nel senso di beni dello Stato), nè privati. Nessuno può possedere i beni comuni, ma tutti li possono usare. Se vengono rispettati e utilizzati, si vive meglio.

Perché beni comuni e etica insieme?

Perché la cura dei primi e l'ossessiva regola personale della seconda sono le chiavi per un salto impressionante nella qualità della nostra vita, in particolare in Italia. E perché in entrambi i "casi" la situazione del nostro Paese è drammatica.