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Regioni più trasparenti: c’è ancora molto da fare

In molti ricorderanno che il decreto anticorruzione varato dal Governo Monti all’inizio del 2013, il  decreto legislativo 33 del 2013, origina anche dagli scandali emersi nell’uso delle risorse pubbliche a livello regionale. Basti pensare, come esempio valido per tutti, alla gestione dei soldi dei gruppi consiliari nel Lazio e in Lombardia.
Proprio grazie a quel decreto oggi è molto più difficile commettere gli abusi del passato. Ma ancora tanto si può fare.

 

Lo dimostra il progetto di legge regionale presentato presso il Consiglio regionale del Lazio da Teresa Petrangolini, consigliere del gruppo Per il Lazio e già segretario generale di Cittadinanzattiva, e dai capigruppo di maggioranza.
Il progetto prevede una serie di misure molto rilevanti che, se approvate, aumenterebbero il livello di trasparenza a livello regionale e favorirebbero una migliore partecipazione dei cittadini.

 

Più obblighi di pubblicazione

La proposta di legge allarga la base di ciò che è obbligatorio pubblicare on line. Fra gli altri:

  • gli incarichi dirigenziali e le consulenze;
  • i meccanismi di selezione del personale;
  • le gare d’appalto;
  • il patrimonio immobiliare regionale;
  • l’utilizzo delle auto blu;
  • il giudizio dei cittadini sul livello dei servizi erogati;
  • atti e documenti su Urbanistica, Ambiente e Sanità.

 

Aumentano pertanto le possibilità da parte del cittadino di esercitare il cosiddetto ‘diritto d’accesso civico’, introdotto dal legislatore statale con il decreto legislativo 33 del 2013, strumento di tutela che permette di chiedere alle amministrazioni inadempienti di mettere on line tutto ciò che è obbligatorio pubblicare.

 

Diritto d’accesso generalizzato

La proposta di legge supera di fatto il diritto d’accesso così come concepito dalla legge 241 del 1990 e afferma il diritto d’accesso generalizzato, secondo i due principi fondamentali del Foia (Freedom of Information Act):

  1. il cittadino può accedere a tutto ciò che non è già obbligatorio pubblicare on line, fatta salva la tutela di principi e interessi di rango superiore (sicurezza nazionale, privacy, ecc.);
  2. il diritto d’accesso è riconosciuto a tutti, senza obbligo di motivare o dimostrare l’esistenza di un interesse giuridicamente rilevante.
Open data

La legislazione regionale vigente viene estesa e corretta. Vengono inclusi anche documenti, dati e informazioni che sono oggetto di pubblicazione obbligatoria. Viene semplificata e migliorata la parte attuativa. I dati aperti devono essere effettivamente riutilizzabili (secondo i “cinque criteri di Tim Berners-Lee”), in modo da poter essere ri-usati anche da altre amministrazioni, enti di ricerca o imprese.

 

Anagrafe pubblica degli eletti e dei nominati 

Oltre a quelli esistenti, vengono previsti ulteriori obblighi di pubblicazione: ad esempio,

  • la pubblicazione del cedolino mensile con gli emolumenti percepiti dal consigliere regionale;
  • l’elenco degli ex consiglieri che percepiscono l’assegno vitalizio, con il relativo importo.
  • In più, notizie relative all’attività istituzionale che gli eletti in Regione svolgono quotidianamente (atti presentati, presenze, voti espressi),

al fine di consentire a tutti i cittadini un maggiore controllo democratico sul loro operato.

 

Agenda digitale

Viene implementata l’Agenda digitale nazionale, attraverso un Piano triennale per la digitalizzazione regionale, che prevede, tra l’altro:

  • alfabetizzazione informatica dei cittadini;
  • diffusione della banda larga;
  • ampliamento rete Wifi;
  • un geoportale regionale per i dati territoriali;
  • digitalizzazione dei piani urbanistici;
  • Atlante regionale delle proprietà pubbliche;
  • il Mude, Modello unico digitale per l’edilizia;
  • Fascicolo sanitario elettronico e prescrizione medica elettronica.

 

E-democracy

Previsto un sistema di partecipazione democratica elettronica (e-Democracy) all’attività legislativa regionale: ogni cittadino potrà iscriversi, tramite il sito del Consiglio regionale, ad una o più materie o proposte di legge, per seguirne l’intero iter di formazione ma anche per formulare, rispetto ad esse, le proprie osservazioni e proposte.

 

Giornata della trasparenza

Attraverso una serie di misure di dettaglio, la “Giornata della trasparenza” prevista dalle leggi diviene il momento “pubblico” dell’accountability, in cui amministrazione e cittadini si incontrano, non solo per condividere i documenti della trasparenza, ma anche per valutare l’efficacia delle politiche ed individuare insieme come e dove si possa migliorare.

 

Registro dei lobbisti

L’elenco regionale dei portatori di interessi particolari esiste già a livello europeo e nelle leggi regionali di Toscana, Abruzzo e Molise. Grazie al registro ogni cittadino potrebbe conoscere quali siano i legami tra politici e gruppi di interessi e quali siano intervenuti nell’elaborazione di un determinato atto.

 

Difensore civico

Un istituto normalmente fallimentare viene potenziato e responsabilizzato. Dovrà pubblicare sul proprio sito:

  • i dati relativi al numero e all’esito dei ricorsi ricevuti,
  • nonché la Relazione annuale.

Un rilevante scostamento tra i ricorsi ricevuti e quelli trattati diviene un ‘grave motivo’ che può comportare la revoca anticipata del mandato.


Un catalogo ricco, insomma. Se la legge venisse approvata, il cammino della trasparenza della politica e delle istituzioni potrebbe finalmente ripartire. E proprio da quelle Regioni che sono state l’epicentro del malcostume degli anni recenti.

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Etica e beni comuni

Dei beni comuni non se ne occupa nessuno. Solo i cittadini. E nel farlo si dimostrano culturalmente e politicamente più avanti della classe "dirigente", avendo capito che dalla cura dei beni comuni dipende la qualità delle loro vite. Dell'etica non se ne occupa nessuno. Nemmeno i cittadini.

Cosa sono i beni comuni?

Sono beni sia materiali (acqua, aria, paesaggio, spazi urbani, ambiente, territorio, beni culturali, strade, scuole, ospedali, biblioteche, musei), sia immateriali (riconoscimento del merito, etica,legalità, salute, conoscenza, cultura, lingua, memoria collettiva). Cos'é l'etica? Un bene comune

I beni comuni non sono nè pubblici (nel senso di beni dello Stato), nè privati. Nessuno può possedere i beni comuni, ma tutti li possono usare. Se vengono rispettati e utilizzati, si vive meglio.

Perché beni comuni e etica insieme?

Perché la cura dei primi e l'ossessiva regola personale della seconda sono le chiavi per un salto impressionante nella qualità della nostra vita, in particolare in Italia. E perché in entrambi i "casi" la situazione del nostro Paese è drammatica.