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Gli indicatori di efficienza di un Paese

Ogni anno il World economic forum pubblica il rapporto The global Competitiveness Index, l'indice della competitività globale di una nazione ed esamina 144 nazioni. L'obiettivo, dichiarato in copertina, è "per migliorare gli Stati del mondo" . Tanto per togliersi subito il sassolino della scarpa l'Italia è saldamente al 42mo posto (pagina 13) terzultima tra i 27 dell'Unione europea. Ciò nonostante rientra nel gruppo di nazioni al terzo stadio di sviluppo (innovation driven) insieme ad altre 35 economie.

I tre driven

Interessante è ragionare sugli indicatori (pagina 8) che sono stati scelti per definire la competitività di una nazione.

Si parte da tre sub indici per individuare

  • i factor driven (gli acceleratori di produzione)
  • gli efficiency driven (gli acceleratori di efficenza)
  • gli innovation driven (gli acceleratori di innovazione)

 

Gli acceleratori di produzione  derivano dalla valutazione dei presupposti di base.

Gli acceleratori di efficenza derivano dalla valutazione degli esaltatori di efficienza.

Gli acceleratori di innovazione derivano dalla valutazione dei fattori di innovazione e di complessità tecnologica.

 

I dieci pilastri

I presupposti di base si fondano su quattro pilastri (ciascuno il 25%). A pagina 46 del rapporto vengono quotati il peso degli indicatori (sono le percentuali che trovate affianco ai driven e ai pilastri)

  • istituzioni (25%)
  • infrastrutture (25%)
  • ambiente macroeconomico (25%)
  • salute e educazione primaria (25%)

 

Gli acceleratori di efficenza si fondano su sei pilastri

  • educazione superiore e formazione (17%)
  • efficienza del mercato delle merci (17%)
  • efficienza del mercato del lavoro (17%)
  • sviluppo del mercato finanziario (17%)
  • disponibilità tecnologica (17%)
  • dimensioni del mercato. (17%)

 

Gli acceleratori di innovazione si fondano su due pilastri

  • complessità del mondo economico (50%)
  • innovazione (50%).

 

Il peso delle istituzioni per l'efficienza di un paese

Abbiamo visto che equivale a quello delle infrastrutture o del capitale sociale di un territorio. Come dire che se lo Stato è inefficiente e corrotto, il Parlamento chiuso a difesa di se stesso, è inutile costruire ferrovie ad altà capacità, strade e  autostrade, infrastrutture digitali, reti elettriche.

Esaminiamolo più in dettaglio. I singoli pilastri vengono ulteriormente segmentati. Per esempio il 25% di valore delle istituzioni è a sua volta articolato tra

  • istituzioni pubbliche (75%)
  • istituzioni private (25%).

 

E, ancora, le istituzioni pubbliche sono giudicate sulla base di cinque indicatori del valore del 20% ciascuna

  • diritti di proprietà
    • diritti d'autore
    • protezione della proprietà intellettuale
  • etica e corruzione
    • distrazione di fondi pubblici
    • public trust in politicians (sistema politico bloccato?)
    • pagamenti irregolari e tangenti
  • influenze indebite
    • indipendenza della giustizia
    • favoritismi nelle decisioni ufficiali del governo
  • efficienza del governo
    • spreco nella spesa governativa
    • peso della regolazione governativa
    • efficienza del sistema legale nella risoluzione delle controversie
    • efficienza del sistema legale nella definizione dei regolamenti (challenging regulations)
    • trasparenza dell'agire amministrativo
    • efficacia dei servizi pubblici per migliorare la competitivià aziendale
  • sicurezza
    • costo per l'economia del terrorismo
    • costo per l'economia del crimine e della violenza
    • criminalità organizzata
    • affidabilità delle forze dell'ordine.

 

Insomma tutta questa tiritera per un paio di motivi.

  • il primo: sono indicatori che indubbiamente risentono dell'influenza della cultura, dell'economia e della mentalità americana ma che possono essere utili per indagini settoriali o per trasposizione su altre strutture organizzative. Sono un'utile impalcatura metodologica.
  • il secondo: è che se noi rileggiamo il ruolo delle istituzioni pubbliche sugli indicatori e ripassiamo a mente la situazione dell'Italia, ben capiamo dove si deve intervenire per recuperare efficienza al sistema Paese. Consiglieremmo questa lettura alle forze politiche che si stanno confrontando elettoralmente
  • Il terzo è che l'etica e, per verso, la corruzione ha un peso equivalente a quello della sicurezza o  dell'efficienza del governo. Ancora una volta è evidente quanto l'etica sia un bene comune da tutelare e difendere.

 

Luca Massacesi

 

Gli indicatori di efficienza

 

 

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Etica e beni comuni

Dei beni comuni non se ne occupa nessuno. Solo i cittadini. E nel farlo si dimostrano culturalmente e politicamente più avanti della classe "dirigente", avendo capito che dalla cura dei beni comuni dipende la qualità delle loro vite. Dell'etica non se ne occupa nessuno. Nemmeno i cittadini.

Cosa sono i beni comuni?

Sono beni sia materiali (acqua, aria, paesaggio, spazi urbani, ambiente, territorio, beni culturali, strade, scuole, ospedali, biblioteche, musei), sia immateriali (riconoscimento del merito, etica,legalità, salute, conoscenza, cultura, lingua, memoria collettiva). Cos'é l'etica? Un bene comune

I beni comuni non sono nè pubblici (nel senso di beni dello Stato), nè privati. Nessuno può possedere i beni comuni, ma tutti li possono usare. Se vengono rispettati e utilizzati, si vive meglio.

Perché beni comuni e etica insieme?

Perché la cura dei primi e l'ossessiva regola personale della seconda sono le chiavi per un salto impressionante nella qualità della nostra vita, in particolare in Italia. E perché in entrambi i "casi" la situazione del nostro Paese è drammatica.