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La leadership etica

Leadership ed etica due parole che nella nostra esperienza è difficile coniugare insieme. Pensiamo un po': qual è l'ultimo leader politico che consideriamo una figura etica? Quanti imprenditori etici ci vengono in mente? Probabilmente dobbiamo scavare un po' nella memoria.

Dobbiamo invece scavare assai meno per farci venire in mente i numerosi scandali che riguardano i leader aziendali, politici, religiosi, si pensi al caso Lewinsky per Clinton, a Colin Powell che illustra all'Onu le false prove contro l'Iraq, al caso Ruby (tra i tanti) per Berlusconi, a Scaloja che non si accorge di essere proprietario di un appartamento, all'Expo di Milano, alla ricostruzione dell'Aquila, ma anche più semplicemente ai numerosi esempi aziendali, casi come quello dei Monti dei Paschi, o dell'Ilva.

 

Etica e libertà

Tuttavia è bene non generalizzare, anzi questi esempi servono proprio a differenziare i leader etici da quelli assolutamente non etici.

La domanda allora diventa: quando un leader è etico?

L'etica (dal greco antico εθος (o ήθος)[1], èthos, “carattere”, “comportamento”, “costume”, “consuetudine”) è un ramo della filosofia che, ci spiega Wikipedia, studia i fondamenti razionali che permettono di assegnare ai comportamenti umani uno status deontologico, ovvero distinguerli in buoni, giusti, moralmente leciti, rispetto ai comportamenti ritenuti cattivi o moralmente inappropriati.

«L'etica può anche essere definita come la ricerca di uno o più criteri che consentano all'individuo di gestire adeguatamente la propria libertà nel rispetto degli altri. Essa pretende inoltre una base razionale, quindi non emotiva, dell'atteggiamento assunto, non riducibile a slanci solidaristici o amorevoli di tipo irrazionale. In questo senso essa pone una cornice di riferimento, dei canoni e dei confini entro cui la libertà umana si può estendere ed esprimere. In questa accezione ristretta viene spesso considerata sinonimo di filosofia morale: in quest'ottica essa ha come oggetto i valori morali che determinano il comportamento dell'uomo».

 

Essere etici, paga!

C'è un aspetto che è intrigante. Che la leadership etica non è solo qualcosa “che è giusto fare”, “che si deve fare perché è giusto essere etici ed integri dal punto di vista morale”, ma per un'antica legge della natura umana, per fortuna, quando ci si comporta in modo etico alla fine, anche se spesso in prima battuta non sembrerebbe, se ne trae un beneficio personale, oltre che, ovviamente, sociale. Insomma, alla fine, andando alla sostanza la razza umana è sostanzialemente onesta e sociale, nche se molti comportamenti e il sistema mass mediatico economico fa di tutto per non farcelo capire.

 

Una leadership etica, ovvero il rispetto delle regole da parte di un leader, con condotte normativamente appropriate, ha effetti benefici sui “seguaci” (che siano elettori, dipendenti, credenti). Certamente la legge deve aiutare, con regole concrete, aggiornate, semplici, oneste.

 

In realtà la leadership etica è un concetto relativamente recente e sicuramente relativo. La leadership etica riguarda, quindi, cosa i leader dovrebbero fare. Parlare di etica nelle organizzazioni significa parlare dunque di un tema che risente moltissimo delle condizioni storiche, culturali, giuridiche ed economiche che caratterizzano un determinato contesto in un certo momento.

Questa definizione di etica ha dunque una contraddizione interna: dovrebbe essere oggettiva e razionale ma, allo stesso tempo, essendo valori e cultura-dipendente, non può che risentire della cornice storica, contestuale e culturale entro cui parliamo di etica.

 

Scopo dell'etica è la felicità

Etica, abbiamo visto, deriva da ethos, che vuol dire “comportamento”, ma anche “costume”, “abito”, “velo”, ciò che copre. L’etica, come un abito, vela, si spande per coprire. Tuttavia ricordiamo che il valore del velo non è solo quello di occultare la verità ma di suggerirla.

 

A questo punto viene da chiedersi quale è il fine travestimento dell’etica.
Per cercare di rispondere può essere utile ritornare ad Aristotele. Nel suo libro l’"Etica nicomachea”, infatti tratta ampiamente del concetto di felicità, intendendolo essere il Fine a cui tende l’uomo che agisce eticamente; felicità dunque come Fine dell’individuo che è altro dalla collettività. In questo senso una vita etica è una vita felice. Scopo dell’etica è di portare all’uomo la felicità.
Nell’Etica di Aristotele, però, ciò che porta alla felicità un individuo non porta necessariamente alla felicità anche altri individui, in quanto ciascuno individuo avrà modo di concepire la felicità come ciò verso cui tendere secondo il proprio essere, che non può essere il tendere di tutti.

Secondo Aristotele non esiste un concetto di etica per tutti, a meno che non si voglia parlare d’altro. Se si vuole tradire il concetto di etica con quello di politica o di religione si faccia, ma non si sta parlando di etica. Esiste tuttavia un “fine supremo” che è comune a tutti, appunto la felicità. Ma questo fine è conseguito in relazione all’ethos, che oltre ad essere un abito che vela è anche un abito che svela (poiché ethos indica anche l’abito dell’anima) e, come un abito, ciascuno lo indossa a modo suo: secondo il proprio essere.


L'etica non può essere la scusante del dominio dell'uomo sull'uomo.

 

Se diamo valore a queste premesse allora un’etica imposta come legge per tutti è solo un tentativo di dominio dell’uomo sull’uomo. In altre parole, diremo che una legge dell’etica non è etica. E non è etica una legge che porti ad una sola felicità, la stessa per tutti. Non può esistere un’etica imposta come non può esistere un tribunale etico. Possono esistere coportamenti etici, che conducono l'uomo, singolo individuo alla felicità.

Ma la regola fondmentale dell'essere sociale è che la tua libertà e i tuoi diritti non possono ledere la libertà e i diritti degli altri. Il leader opera in un gruppo sociale che è tale se ha coportamenti sociali. E questo ci riport alle condotte normative, altrimenti dette “regole”.

 

Brown, Trevino e Harrison (2005, p. 120) definiscono la leadership etica come

«la dimostrazione di condotte normativamente appropriate attraverso le azioni personali e le relazioni interpersonali, e la promozione delle stesse condotte ai seguaci attraverso una comunicazione a due vie, il rinforzo, il decision-making.»

 

Avere, dunque, condotte normativamente appropriate, ad esempio, tramite onestà, fiducia, parità e cura, è la base per rappresentare un modello da imitare (Bandura, 1986).

Esercitare una leadership etica non significa solamente avere senso di giustizia fine a sé stesso, ma significa anche portare vantaggi al leader, all’azienda, alle persone che lavorano per quell'organizzazione.

Esercitare una leadership etica non è solo personalmente giusto, ma anche psicologicamente conveniente.

 

La letteratura sul tema della leadership, in generale, è assai ampia, e quella sulla leadership etica individua diversi di questi ritorni positivi:

  1. Aumenta la soddisfazione e il benessere lavorativo (Avey, Wernsing, Palanski, 2012). Quando una persona sta bene ed è soddisfatta del proprio lavoro, migliora anche la performance e la produttività aziendale, con inevitabili vantaggi per il leader che è il portavoce, il rappresentante principale e il responsabile dei risultati raggiunti.
  2. Il 62,5 per cento della varianza nella fiducia è spiegata dalla leadership etica (Craig, Gustafson, 1998). In altre parole non c’è fiducia se non c’è etica. La fiducia è fondamentale per la relazione leader - dipendente, in quanto solo se il dipendente da fiducia, legittima la posizione del leader, legittima le sue decisioni, e dunque le facilita, le appoggia e le rende più efficaci.
  3. Aumentano i comportamenti prosociali (Mayer, Keunzi, Greenbaum, Bardes & Salvador, 2009; Walumbwa, Chaubroeli, 2009). Le persone, percependo di  essere in un’organizzazione giusta, si aiutano di più, vicendevolmente, compiendo più spesso i comportamenti di cittadinanza organizzativa, ovvero tutti quei comportamenti prosociali e di altruismo non esplicitamente richiesti né pagati nel contratto di lavoro, ma che giovano in modo determinante all’organizzazione (ad esempio: aiutare i colleghi, introdurre le new entry, coinvolgere i querdenker, ...). In un’azienda dove c’è altruismo, la performance e la produttività migliora.
  4. Migliora la significatività del compito con ripercussioni positive sulla performance lavorativa (Piccolo, Greenbaum, Den Hartog, Folger, 2010). I dipendenti considerano il compito più importante quando ad esso si associano giusti i valori e le credenze condivise. Questo porta a farli lavorare meglio e ad avere performance migliori.
  5. Diminuiscono i comportamenti di mobbing e bullismo lavorativo (Stouten, et al. 2001). Il leader, per i suoi collabortaori è un esempio di come ci si comporta, se il leader è etico, per rispecchiamento, scoraggia comportamenti di mobbing e bullismo lavorativo, comportamenti che  spesso danneggiano la vita lavorativa non solo dal punto di vista psicologico ma anche dal punto di vista economico e produttivo.  La Corte di Cassazione ha calcolato che il mobbing costi 792 milioni di euro l’anno, tra spese mediche e legali, assenze dal posto di lavoro e calo della produttività.
  6. Le aziende in cui si riscontrano condotte non etiche perdono valore fino al 41 per cento del loro valore di mercato (Karpoff, Lee & Martin, 2008)
  7. I leader etici vengono valutati più positivamente dai propri subordinati (Brown et al., 2005).

 

Perché i leader non sono etici

Perché, allora, così spesso i leader adottano comportamenti non etici? Cosa spinge i leader ad intraprendere azioni non etiche?
I motivi sono vari. Endogeni ed esogeni, direbbero gli acculturati.

Ci può essere un disallineamento delle condotte normative. 

  1. Un mondo degli affari regolato da leggi sotterranee, generalmente decise in accolite ristrette che si spartiscono la ricchezza del pianeta, e che non rispettono quelle ufficiali diventa un vincolo difficile da ignorare. Insomma se un appalto passa attraverso una tangente per un capo azienda rifiutarsi di dare tangenti vuol dire vedersi ridotto in modo significativo il mercato di riferimento.
  2. Se delle leggi sbagliate o delle leggi generate dal "politicamente corretto" comportano dei costi insostenibili o vengono applicate in modo assoluto e rigoroso (valutandone, successivamente, l'impatto sulla crescita di benessere della società) o introducono sul mercato aziende indifferenti a questi vincoli che competono con notevole vantaggio compettitivo, rendendo ancora più ristretto il mercato abbordabile.
  3. Ci sono poi le cause legate alla persona. Secondo Wisse e Rus (2012), uno degli antecedenti principali delle condotte non etiche è l’enfatizzazione del sé del leader, che porterebbe alla prevalenza degli interessi del leader, e dunque alla conduzione di azioni volte al soddisfacimento dei propri interessi. Accade, cioé, che il leader tende a separare i propri interessi da quelli dell’azienda, senza percepire gli indubbi vantaggi che avrebbe nel sovrapporre i propri interessi a quelli dell’azienda.

 

Per altri autori l’etica è una questione di personalità.

Xu, Yu e Shi (2011), hanno somministrato il Neo-five factor inventory, forma S (Costa & McCrae, 1996; McCrae & Costa, 1987) e l’Ethical leadership scale (Brown et al., 2005) ad un campione di 59 supervisori. Dall’analisi di regressione si sono riscontrati, operando controlli sulle variabili demografiche (età, genere, istruzione), legami positivi tra leadership etica ed estroversione, piacevolezza, coscienziosità, legami negativi col nevroticismo.

 

Fonti

Wikipedia, alla voce "etica"

Vitale I. (2013), Il costrutto di leadership, Psicologia del lavoro, 2013

 

Leggi anche

Massacesi L. (2014). La leadership lateraleOfficine Einstein, aprile 2014.

Massacesi L. (2014), cinque livelli della leadership, OfficineEinstein, giugno 2014.
Rinaldi M.C. (2014), Peer pressure, OfficineEinstein, aprile 2014.
Rinaldi M.C. (2014), Istinto di sopravvivenza e leadership, OfficineEinstein, febbraio 2014.
Marmello F. (2013), La leadership situazionale del venditore, OfficineEinstein, agosto 2013.
Massacesi L. (2013). I querdenker il sale di ogni organizzazioneOfficineEinstein, agosto 2013.
Petrucciani P. (2013), Modelli di cultura aziendale e creazione di valore, OfficineEinstein, maggio 2013.
Ripanti E. (2013), Primarie, leadership e neotelevisione, OfficineEinstein, maggio 2013.

Massacesi L.(2015), Il sistema economico mass mediatico, OfficineEinstein, politiche di comunicazione, 5 gennaio 2015.

Massacesi L. (2014), La comunicazione in uno Stato etico, OfficineEinstein, politiche di comunicazione, 29 marzo 2014.

 

Bibliografia

Massacesi L. (2014), Bibliografia sui gruppi contiene circa 400 libri che parlano delle dinamiche di gruppo e della conduzione dei gruppi, ovvero della leadership, OfficineEinstein, giugno 2014.

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Etica e beni comuni

Dei beni comuni non se ne occupa nessuno. Solo i cittadini. E nel farlo si dimostrano culturalmente e politicamente più avanti della classe "dirigente", avendo capito che dalla cura dei beni comuni dipende la qualità delle loro vite. Dell'etica non se ne occupa nessuno. Nemmeno i cittadini.

Cosa sono i beni comuni?

Sono beni sia materiali (acqua, aria, paesaggio, spazi urbani, ambiente, territorio, beni culturali, strade, scuole, ospedali, biblioteche, musei), sia immateriali (riconoscimento del merito, etica,legalità, salute, conoscenza, cultura, lingua, memoria collettiva). Cos'é l'etica? Un bene comune

I beni comuni non sono nè pubblici (nel senso di beni dello Stato), nè privati. Nessuno può possedere i beni comuni, ma tutti li possono usare. Se vengono rispettati e utilizzati, si vive meglio.

Perché beni comuni e etica insieme?

Perché la cura dei primi e l'ossessiva regola personale della seconda sono le chiavi per un salto impressionante nella qualità della nostra vita, in particolare in Italia. E perché in entrambi i "casi" la situazione del nostro Paese è drammatica.