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Scontro tra titani

Web search” o “graph search”? Questo sembra essere l'attuale dilemma che, in linea teorica, sta alla base dell'attacco di Facebook a Google con il lancio di un nuovo motore social. Almeno secondo la notiza apparsa su “la Repubblica” e rimbalzata per la rete, frutto probabile di uno dei tanti comunicati stampa che affollano le redazioni dei giornali rendendo, questi ultimi, vettori inconsapevoli di notizie piuttosto che anima critica dell'opinione pubblica.

Sembra infatti che Zuckerberg preferisca alla “web search”, la ricerca web, la “graph search”, un sistema che scandaglia i miliardi di dati, immagini, video e connessioni che i suoi utenti mettono insieme. Così, cercando un'informazione, Facebook restituirà tutto il quadro che compone i risultati relativi a quella particolare ricerca.

 

Cerchiamo di capirci qualcosa di più

Punto primo: ma è un vero attacco? O è, semplicemente, un'ottimizzazione delle prestazioni che un'azienda (Facebook, appunto) può offirire ai suoi fedeli?

Il che ci conduce alla seconda questione: ma sono ancora gli utenti di Facebook il focus di Zuckerberg? o piuttosto il focus strategico si è trasferito verso la Borsa? Se così fosse Graph search non ha svolto il proprio mestiere: dopo l'annuncio, la Borsa non è sembrata entusiasta; i titoli del social network hanno perso lo 0,90 per cento, raggiungendo quota 30,71 dollari.

 

Informazioni, condivisioni, riservatezza.

Ripartiamo, allora, da Fecbook. Il miliardo di utenti di Facebook porta in dote 240 miliardi di immagini, e mille miliardi di interconnessioni tra utenti. Un patrimonio di valore assoluto, soprattutto per quanto riguarda le preferenze, i "mi piace" di questa massa umana digitale. Zuckerberg di fatto mette sul piatto della bilancia un tesoro che Google non ha: lo stato dell'arte delle condivisioni di argomenti e informazioni tra gli esseri umani, o almeno tra quelli presenti sul social della F bianca.

Quello che cambia insomma è la natura della ricerca. Non è più un'esplorazione del web, ma un'indagine multimediale nella rete sociale e tra le connessioni dell'utente. Se su Google ad esempio si può cercare un'immagine definendo il luogo, il tipo di immagine, l'ambientazione, su Facebook si potrà cercare "foto dei miei amici". E la pagina si comporrà con un collage di immagini indicizzate dalla Graph search secondo l'estensione social dell'utente. E' come avere un assistente digitale meno formale di Google e più intimo con l'utente. Ma per forza di cose, non altrettanto esteso.

"Più intimo", abbiamo detto. Questo apre un nuovo fronte per il nuovo motore di ricerca, forse più agguerrito di Google. Il rispetto della riservatezza. Problema assai chiaro a Zuckerberg, che annuncia

«Si potranno effettuare ricrerche solo tra ciò che è stato condiviso»

mentre si premura di mettere in rilievo come gli algoritmi della Graph search di Facebook siano molto attenti alla privacy, dopo la stretta che il social network ha dato sulla questione negli ultimi tempi.

 

Come funziona Graph search

Il lancio del motore è contestuale alla presentazione: Graph search è  già attivo e per poterlo provare bisogna registrarsi alla pagina www.facebook.com/graphsearch. Ma... ci sono per ora ancora dei limiti.

Anzitutto la ricerca tra le connessioni di Facebook è ancora in fase di sviluppo e funziona per gli utenti che usano la piattaforma in inglese. Non tutti i contenuti sono indicizzati e i post e le azioni “Open graph”, come le canzoni ascoltate, non sono ancora disponibili. Sono attive, per chi può accedervi, le ricerche su persone, foto, luoghi e interessi.

Come fare? Sul sito il Graph search appare come una grande barra di ricerca nella parte superiore di ogni pagina. Il risultato della ricerca, ovvero le parole immesse dall'utente, diventano anche il titolo della pagina, che può essere modificato per creare una visualizzazione personalizzata dei contenuti condivisi.

 

Con l'aiuto di Bing o, meglio, con la compartecipazione.

I risultati delle ricerche con Graph search saranno integrati con i risultati del motore di ricerca di Microsoft Bing, ha spiegato Zuckerberg aggiungendo che

«se Graph search non ritiene di poter rispondere alle domande che vengono poste con i dati Facebook, inizierà a mostrare i risultati di Bing. Riteniamo si tratti di una grande partnership».

Secondo alcuni rumors circolati nei mesi scorsi Microsoft, che, ricordiamoci, possiede l'1,6 per cento delle azioni di Facebook, sembrava intenzionata a cedere la proprietà del motore di ricerca proprio al social di Menlo Park con lo scopo di aumentare la sua partecipazione azionaria. Voci che finora non hanno trovato conferma.

 

Riflettendo sugli effetti sul marketing

Nel frattempo stanno uscendo le prime ricerche fatte da persone che hanno il Graph search abilitato e sembra che che le potenzialità di profilazione ci siano e siano più che buone.

 

Torniamo, allora, alla domanda iniziale: Graph search è proprio un antagonista di Google? Probabilmente no, non ne sarebbe in grado. Peraltro Facebook mira ad inserire all'interno del proprio bacino di tools anche la ricerca per affinità sociali e non per contenuti come invece fa Google. Questo rende obiettivo di un eventuale attacco di Graph search più Google Plus che Google.
Ciononostante un obiettivo sembra comune: impostare una ricerca che dia risultati quanto più pertinenti, basandosi non solo su un algoritmo, ma che si orienti anche al lato più social, verso l'utente. Google ha lanciato GooglePlus come piattaforma sociale, "effe" bianca punta a integrare i suoi risultati con il web, grazie a Bing. Due strade diverse, che partono da approcci diversi, ma che credo vadano a convergere nelle intenzioni.

 

In supporto a questa ipotesi la valenza dei dati social che è enorme, giacché si tratta di informazioni reali su gusti, opinioni, preferenze e esperienze di persone reali. Non per nulla Facebook vuole solo nomi e cognomi veri, non nickname o identità finte.

 

Perturbazioni sperimentali

Rimane il dubbio se i dati estratti da queste ricerche siano veritieri, privi di effetti di retroazione? Attraverso la la raccolta dati si pilotano le campagne pubblicitarie, le campagne pubblicitarie a loro volta pilotano i gusti degli utenti o meglio incuriosiscono gli utenti che clikkando e clikkando potrebbero mostrare interesse ma, alla fine, deludere le attese dei pubblicitari e non acquistare. Vista l'intensità e la velocità di questi meccanismi si potrebbero avere interessanti, e inquietanti, per i pubblicitari e per le aziende che vi si affidano, effetti di ritorsione.

Più o meno la stessa cosa che avviene in fisica l'osservatore perturba l'esperimento. Se si tratta di Galileo che fa cadere le palle dalla torre di Pisa la pertubazione è trascurabile; per i fenomeni quantistici è tutt'altra storia. Già Carosello ai suoi tempi perturbò la società italiana, figuriamoci ora uno smartphone che accompagna taluni, ormai molti, di noi anche nei momenti di intimità. «Siamo giunti al marketing quantistico?» si chiede Armando Micheletti su Linkedin

 

Fonti

La Republica

eFormer

Linkedin gruppo Social media marketing italiano

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Ofe4.1-ottimizzarsi

Reti e social network

Sembra più semplice iniziare dalla seconda locuzione di questa categoria:

"social network".

Probabilmente solamente alcuni anni fa non avremmo creduto quanto la forma matura del web 2.0 avrebbe modificato la vita personale e professionale; quanto la stessa vocazione alle relazioni pubbliche della comunicazione debba essere ripensata con l’acuirsi dell’importanza della nostra identità social. Insomma, altro che virali. Oseremmo dire genetici.

Reti pluraliste

Accanto alla diffusione dei social network, come paradigma e non solo come mezzo o canale, la moltiplicazione delle manifestazioni della rete, essa stessa paradigma della comunicazione, ben prima dell’avvento dell’attuale panorama. Per questo abbiamo scelto “reti” e non semplicemente “rete”: un plurale che ci consente di allargare lo sguardo a molteplici mondi fino a qualche tempo fa considerati paralleli ma che oggi rendono superata da distinzione tra off e on line.

A mo' di Leopardi

Ce n’è, per OfficineEinstein, da dire, da scrivere, da approfondire, da studiare, senza paura di perdersi, perchè “il naufragar m'è dolce in questo mare”.