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I buoni propositi anche per Twitter

Saremo tutti più buoni.

Il mix è di quelli micidiali. Ingressi vip su Twitter e la scadenza dell'anno. Meglio (o peggio) di così non poteva essere per darsi un po' di buoni propositi per i dodici mesi che verranno prendendo come riferimento due dei più popolari "tweettari" della "tendenza Italia" (o almeno dei miei following). 

Iniziamo seri. Il momento è grave e l'entrata di Monti (@senatoremonti) in Twitter (ops, volevo dire salita) richiede sobrietà e rigore. 

Per questo prendiamo come riferimento Beppe Severgnini (@beppesevergnini) che si rivolge al senatore con otto consigli su come essere cinguettanti: 

  • più attento,

  • meno formale,

  • sociale,

  • originale,

  • personale,

  • organizzato,

  • curioso,

  • sorprendente. 

Continuiamo fedeli e rispettosi: non c'è solo Monti su Twitter, ma anche Dio (@Iddio). Il quale, nella sua immensa generosità ha voluto lavorare per darci i dieci comandamenti dell'uccellino, naturalmente e rigorosamente in 140 caratteri, perché Dio le conosce le regole. 

Eccoli: 

  • Twitter è un social di contenuti. Hai cose da dire? Dille. Hai commenti da fare? Falli. Hai le foto delle tue vacanze? Resta su Facebook.

  • Su Twitter le cose si dicono in 140 caratteri, per limitarsi all’essenziale e per evitare che gli idioti scrivano idiozie troppo lunghe

  • Nella bio devi dire qualcosa per far capire che tipo sei. Lo spazio è poco, ma sufficiente: se sei acuto, si vede; se sei un pirla, pure.

  • Una foto del profilo decente aiuta i rapporti con gli altri. Se l’unica foto che riesci a concepire è quella del tuo pube, vai su Badoo.

  • Su Twitter girano le notizie: pensa all’argomento che ti interessa, segui chi ne parla e partecipa. Non hai interessi? Resta su Facebook.

  • Se hai solo foto e post da linkare, o roba da vendere, sei nel posto sbagliato. Twitter è dialogo: si scrive, e soprattutto si risponde.

  • Se scrivi come un bambino di sei anni e su Twitter ti prendono in giro, sappi che la matematica non è un’opinione, e l’italiano nemmeno.

  • Per rispondere alla domanda “perché non mi segue nessuno?” devi farti un’altra domanda: sto scrivendo cose che valga la pena leggere?

  • Si, il tuo idolo è su Twitter, e non ti risponde mai perché non gliene importa un fico secco di te. Ora trovati uno scopo nella vita.

  • Non limitarti a chiedere “come funziona sto tweeter?” sbagliando pure a scrivere il nome. Hai un cervello e un pollice opponibile: usali.

Insomma, sui Monti Dio parlò e ci ha lasciato queste tavole della legge che magari saranno un po' brutali ma: "è la rete, bellezza". 

E per non farci mancare nulla, abbiamo anche le dieci piaghe di Twitter e i sette peccati capitali. Così, per sapere quando fare penitenza (sempre in 140 caratteri, mi raccomando). 

Se poi non siete su Twitter e queste regole non vi servono a granchè (anche se sono facilmente applicabili anche alla "vita vera"), non so. Magari giocatevi l'otto, il dieci e il sette a tombola, visti i tempi.

 

 

 

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Ofe4.1-ottimizzarsi

Reti e social network

Sembra più semplice iniziare dalla seconda locuzione di questa categoria:

"social network".

Probabilmente solamente alcuni anni fa non avremmo creduto quanto la forma matura del web 2.0 avrebbe modificato la vita personale e professionale; quanto la stessa vocazione alle relazioni pubbliche della comunicazione debba essere ripensata con l’acuirsi dell’importanza della nostra identità social. Insomma, altro che virali. Oseremmo dire genetici.

Reti pluraliste

Accanto alla diffusione dei social network, come paradigma e non solo come mezzo o canale, la moltiplicazione delle manifestazioni della rete, essa stessa paradigma della comunicazione, ben prima dell’avvento dell’attuale panorama. Per questo abbiamo scelto “reti” e non semplicemente “rete”: un plurale che ci consente di allargare lo sguardo a molteplici mondi fino a qualche tempo fa considerati paralleli ma che oggi rendono superata da distinzione tra off e on line.

A mo' di Leopardi

Ce n’è, per OfficineEinstein, da dire, da scrivere, da approfondire, da studiare, senza paura di perdersi, perchè “il naufragar m'è dolce in questo mare”.