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Intermediazione trasparente

Quando si inizia a accumulare anni di esperienza in un ambito, da un lato si ha la sensazione di diventare vecchi, dall’altro si ha uno strano piacere di vivere direttamente la trasformazione che quel campo vive.

Nel mio caso, superati i dieci anni di esperienza nell’ambito del web e soprattutto nella realizzazione di siti internet, il secondo aspetto è sempre davanti agli occhi, per merito della velocità con la quale si evolve la rete.

Questa sensazione è ancora più evidente da quando lavoro con i framework, una nuova diavoleria del mondo Joomla (noi di Officine Einstein siamo particolarmente affezionati a questo cms) perchè rappresentano l’ultima frontiera di una rete che diventa sempre più adulta.

I framework in Joomla sono delle estensioni che consentono di personalizzare, molto, il template del sito internet.

 

D’accordo: cosa è un template.

Il template è l’organizzazione grafica del sito (testata blu, menu a destra, e contenuti al centro) e fino al penultimo rilascio stabile di questo cms (la 1.5, adesso siamo alla 2.5) modificarlo pesantemente significava mettere le mani nel codice htlm. Al di là di coloro che si divertono nel farlo (non guardate me, diciamo che è più una sensazione di potere la mia) modificare il codice può essere considerato un fallimento se utilizzi joomla: ma come, prima vuoi un cms che ti faccia fare tutto senza problemi e poi devo aprire l’ftp e scaricarmi il file .css?

Il problema è che fino alla 1.5 i template, senza toccare il codice, erano tutti molto simili. Ve li ricordate? Tre colonne, testata, menu a sinistra, box a destra, footer.

 

Ora, con i framework è diverso.

I template che interagiscono con i framework hanno decine e decine di posizioni per le diverse parti del sito, il che significa centinaia e centinaia di combinazioni possibili. Il tutto condito da un’altissima possibilità di scelta dei colori, dei font, delle immagini, dei menu eccetera.

 

Ti fanno rispamiare un mare di tempo. Ottimizzano il codice per il nostro caro Google. Fanno un grande lavoro per conto nostro. Bravi. 

 

Apppunto, centinaia e centinaia di combinazioni, ma comunque un numero finito, proprio perchè con i framework (che guarda caso significa anche "ingabbiatura", in italiano) alcune cose non si possono toccare se non metti quelle benedette mani nel codice. E proprio questo mi fa sorgere una considerazione che sembra contraddire l’anima della rete: maggiore è la intermediazione (una intermediazione generosa per carità, ma proprio per questo molto professionale e complessa al suo interno) con la costruzione del prodotto (brutta parola, ma tanto per intenderci), minore è la possibilità di avere davanti a noi una prateria progettuale.

 

Abbiamo ricevuto diversi complimenti per la impaginazione di Officine Einstein, e questo perchè abbiamo installato all’origine un template bianco che abbiamo poi determinato completamente riempendo i css (altro che mani nel codice, ci siamo completamente immersi). Questo ci ha consentito di fare un’impaginazione che non si vede molto frequentemente, almeno per quello che riguarda la nostra home.

Lungi da me la condanna dei framework e, anzi, che siano benedetti, come tutte le intermediazioni efficaci che ci troviamo nella vita quotidiana.

Siamo però attenti a quando parliamo di libertà in rete, di comunicazione disintermediata, di protagonismo dell’utente, di autonomia progettuale perchè, in ogni caso, le combinazioni sono sì centinaia di centinaia, ma finite.

 

I comunicatori framework

E siamo anche attenti quando non ci ricordiamo delle figure professionali (ecco ho aperto l’angolo sindacalizzante dei miei articoli) che realizzano un’intermediazione trasparente, come quella dei framework. Perchè anche se vedi cosa c’è fuori, quel vetro ti protegge dai violenti acquazzoni di un luglio indeciso.

 

Post scriptum

Se vi interessa (anche solo per smanettare un po’) ecco alcuni dei framework più diffusi: T3, Warp, Gantry, Wright, Helix. E no, non vi svelo quale è il mio preferito... 

 

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Ofe4.1-ottimizzarsi

Reti e social network

Sembra più semplice iniziare dalla seconda locuzione di questa categoria:

"social network".

Probabilmente solamente alcuni anni fa non avremmo creduto quanto la forma matura del web 2.0 avrebbe modificato la vita personale e professionale; quanto la stessa vocazione alle relazioni pubbliche della comunicazione debba essere ripensata con l’acuirsi dell’importanza della nostra identità social. Insomma, altro che virali. Oseremmo dire genetici.

Reti pluraliste

Accanto alla diffusione dei social network, come paradigma e non solo come mezzo o canale, la moltiplicazione delle manifestazioni della rete, essa stessa paradigma della comunicazione, ben prima dell’avvento dell’attuale panorama. Per questo abbiamo scelto “reti” e non semplicemente “rete”: un plurale che ci consente di allargare lo sguardo a molteplici mondi fino a qualche tempo fa considerati paralleli ma che oggi rendono superata da distinzione tra off e on line.

A mo' di Leopardi

Ce n’è, per OfficineEinstein, da dire, da scrivere, da approfondire, da studiare, senza paura di perdersi, perchè “il naufragar m'è dolce in questo mare”.