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Impact Hub

Un network mondiale di persone, luoghi e programmi che ispirano connettono e catalizzano.
Così si definiscono i collaboratori concentrati nel fare e creare un effetto, un impatto positivo nel mondo intero.


Sono convinti che si può arrivare a vivere in un mondo migliore combinando compassione, creatività e impegno individuale, un lavoro di squadra verso un obiettivo comune.


Una parte di innovazione, una parte incubatore di imprese, una parte di comunità, Impact Hub offre ai propri membri un ecosistema unico di risorse, ispirazioni e opportunità di collaborazioni, per far crescere l'impatto, l'effetto positivo.


 

Partecipare alle diverse community di membri e collaboratori, ispira, connette e abilita lo sviluppo per un lavoro migliore, per ogni piccolo passo del percorso.

 

Dove sono

Da Amsterdam a Johannesburg, da Singapore a San Francisco, si è rapidamente espanso, in diverse reti nel mondo, con più di 7mila membri e 40 sedi.

Gli spazi dove hanno le loro sedi sono ambienti dal design creativo e unico, infrastrutture per lavorare, incontrasi e imparare. 
Unendosi alla comunità si ottiene fiducia, le idee possono risultare simili e i sostenitori sparsi nel mondo aiutano a scambiare pensieri, costruire iniziative e progetti collaborativi.


Impact Hub organizza eventi, workshop per incoraggiare l'apprendere collettivo e per portare la prossima iniziativa di ognuno al livello successivo. Coinvolgimento costruttivo.

 

Anche Roma ha il suo spazio Hub. 
I cinque grandi elementi che fanno di The Hub un'esperienza unica al mondo, ed ecco il Manifesto, che si arricchirà di altri contributi durante gli eventi di co-creazione presso The Hub.

 

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1. “Lo spazio è il mezzo, non il fine”
The Hub Roma è uno spazio fisico d’ispirazione per lavoro, incontri, formazione, scambio di conoscenze, connessione e sviluppo di idee innovative nel quale affermare soluzioni e modelli d’impresa sostenibili.

Spazio di co-working dal design creativo, funzionale ed eco- compatibile. E’ uno spazio dove il co-working non è il fine, ma il mezzo. 
E’ lo spazio dove poter immaginare spazi modulari dedicati a momenti di relax, meeting riservati, eventi, laboratori artigianali e per sperimentare performance artistiche, teatrali. Dove lavorare il legno, la ceramica, creare un’intelligenza artificiale, testare permorfance audio-video.


 

Oltre ad essere uno spazio fisico, The Hub Roma è anche una piattaforma virtuale dove mettere in rete le proprie idee, aspirazioni, bisogni. Dove per avere le risposte giuste nel momento giusto, replicare modelli e ricontestualizzarli, creare connessioni con realtà simili e complementari, sperimentare strumenti in ambienti diversi, arricchire il proprio bagaglio di conoscenze, incrementare il proprio potere contrattuale.


E’ parte di una rete globale, all’interno della quale innovatori sociali possono accedere a risorse, connessioni, supporto.

 

Gli hubber sono connessi attraverso sistemi in rete, in cui nuove idee possono fluire da un luogo ad un altro, adattandosi al contesto locale e generando ulteriori soluzioni innovative.
 E’ uno spazio che riassume il meglio di un acceleratore d’impresa, di un incubatore di start-up, di un club esclusivo, di un think tank. Utilizzare gli spazi è energia.

 

The Hub è lo spazio nel quale tutto questo accade, e funziona perchè messo in moto da energie positive.

The Hub è uno spazio dove si facilitano e si potenziano i bagagli di conoscenze già presenti tra i membri: è uno spazio che dà spazio.

 

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2. “The Hub vive grazie alla collaborazione”
L’incontro tra persone è la base di tutti i processi di innovazione sociale.
 L’attivazione di rapporti collaborativi e di scambio informativo è al centro del sistema operativo di The Hub.


Tutti i membri hanno accesso a servizi di condivisione, collaborazione e supporto alle progettualità in rete forniti dal network.


 

L’empatia all’interno di The Hub rende le diversità professionali, culturali un valore aggiunto. La contaminazione ed una engineered serendipity sono gli ingredienti per un ambiente fisico e virtuale insieme (“firtuale”) dove la crowdcreativity può prendere forma e partorire idee che cambieranno il mondo (We Hub The World!).


Lo scambio di pratiche e la creazione di gruppi di lavoro sono attivamente facilitati dagli host, esperti che connettono persone, pianificano eventi formativi e di discussione, individuando opportunità volte ad innescare collaborazioni tra i membri di The Hub.

 


In “We thinkCharles Leadbeater scrive

«In passato eravamo quello che possedevamo; ora sei quello che condividi».

 

3. “L’Innovazione Sociale è attorno a noi”
Le innovazioni sociali sono le nuove idee per risolvere le pressanti sfide sociali ed ambientali che ci circondano.
L’innovazione sociale, ampiamente definita, è intesa come la capacità, l’abilità, la forza di una società di comprendere, analizzare, affrontare e risolvere i suoi problemi socio-ambientali.

 

Si sostanziano in innovazioni di prodotto o di processo, il cui impatto va a beneficio della collettività rispetto ai singoli promotori o comunità di riferimento.
 L’innovazione sociale può essere un prodotto, un processo, una tecnologia, ma anche un principio, un idea, un atto normativo, un movimento, un’azione o combinazioni di queste.

 


L’innovazione sociale scardina la tradizionale tripartizione Stato, Mercato, NoProfit: appartiene a tutti i settori, li contamina, ne accentua le intersezioni. Dal riuso di materiali al design, dall’imprenditoria sociale alle politiche pubbliche, dall’arte alla finanza, dalle energie rinnovabili alla comunicazione sostenibile, dall’agricoltura alla robotica. L’innovazione sociale è attorno a noi.

 

4. “Gli hubber sono i contaminatori dell’innovazione sociale”
L’innovazione sociale è guidata da un’intelligenza collettiva.
In tutte le società sono presenti gli innovatori sociali. Migliaia di individui con le competenze e le idee giuste per generare il cambiamento, replicare e ripensare modelli di impresa sostenibili, competitivi, attraenti per gli investitori e le nuove generazioni.

 


Gli hubber sono i generatori del cambiamento alla ricerca di spazi accessibili economicamente, funzionali e rispettosi dell’ambiente, stimolanti. All’interno di questi spazi è possibile far scattare la prima scintilla imprenditoriale, avere meeting e momenti di relax, partecipare ad eventi che sollecitano le spinte creative.

Sono persone motivate e forti motivatori. Si lasciano coinvolgere dalla fiducia che hanno in sé stessi per creare, co-creare e migliorare la società attuale.

 


Sono i contaminatori di innovazione sociale che con le loro idee, visioni, forza e competenza stanno dando vita ad un nuovo agire, ad un ritrovato e curioso ricercare, a nuove codifiche.

Sono i “costruttori” dell’Hub. 
Attraverso eventi di co-creazione ne dettano i principi, l’imprinting imprenditoriale e ne disegnano lo spazio fisico.

 

La partecipazione da parte degli hubber è la vera forza di The Hub. E’ l’aria che respira.

Geoff Mulgan, autore del bellissimo “Social innovation: what it is, why it matters and how it can be accelerated”, associa i connettori di innovazione sociale alle api.
 Creature contaminatrici da un albero all’altro di idee, soluzioni, prodotti e processi innovativi che stanno cambiando, in meglio, il nostro quotidiano, le nostre relazioni, il nostro sentire un futuro coerente con i principi che manifestiamo.


The Hub è la riproposizione di una società all’interno di uno spazio vissuto dagli 
hubber.

 

5. “The Hub è il veicolo”
Possiamo cambiare non solo i nostri consumi, ma i processi produttivi attraverso imprese sociali innovative, le nostre: The Hub è il veicolo!

 


The Hub Roma

Anche la capitale ha il suo Hub, dove si vuole costruire una comunità di pratiche locali, che modelli azioni innervate da valori quali:


  • Innovazione, per accogliere e collaborare con chi vuole realizzare prodotti e servizi che innovino la società, introducendo cambiamenti positivi: tutti i produttori e gli artigiani di innovazione sociale. Per rispondere ai bisogni del territorio e contribuire a risolvere quelli globali tramite l’innovazione.
  • 
Apertura, per accogliere tutti coloro che condividono il Manifesto, senza alcuna distinzione rispetto alla loro forma giuridica.
  • 
Indipendenza, per creare sinergie con istituzioni e privati per ottenere risultati win-win; che siano coerenti e compatibili ai reciproci scopi, ma non indossare cappelli altrui o vedere limitate le possibilità di azione.
  • Inclusione, per dare risalto e forza alle iniziative che si pongono obiettivi quali: inclusione sociale e finanziaria, realizzando strumenti utili per equilibrare l’accesso alle fonti finanziarie, alle opportunità e allo sviluppo del territorio, alla crescita comune…
  • 
Condivisione, per essere uno spazio fisico e mentale dove condividere e sviluppare assieme strumenti e pratiche, sperimentando soluzioni che diventino patrimonio comune, le spalle del gigante Hub da cui partire per volare ognuno a realizzare i propri progetti di sviluppo e crescita.
  • Sostenibilità, perchè le pratiche e le soluzioni di cui siamo l’habitat naturale, siano sostenibili in termini di relazioni sociali, di impatto ambientale, di autofinanziamento prima e di redditività poi. La sostenibilità va letta anche in termini di orizzonte temporale: un’innovazione sociale produce cambiamento se è replicabile, è attraente, perdura nel tempo.
  • Creatività, per essere uno spazio fisico e mentale che sia l’humus evocativo e pratico di un agire creativo. Un agire che non riproduca pedissequamente modelli consolidati, ma che realizzi soluzioni efficaci: aggregando idee; raccogliendo competenze in aree specifiche; alimentando la passione e la motivazione, ingredienti indispensabili per una creatività che non sia solo una fugace fiammata che non lascia nulla di concreto.
  • Redditività, perchè gli Hubber realizzino prodotti e servizi che sappiano stare nel mercato, crescere e svilupparsi in orizzonti temporali determinati solo da loro stessi e tramite la forza della loro offerta e dalla propria capacità di rispondere alla domanda, ai desideri, alla voglia di cambiamento.

 

Il Manifesto di Hub Roma, dichiara che tutto ciò può essere possibile se i fattori produttivi (risorse umane, investimenti in capitale e tecnologia ad es.) sono remunerati così da dare continuità alla “macchina” d’innovazione sociale (sia essa cooperativa, coop.sociale, srl, associazione o spa).


Ritengono che le strade per dare concretezza ai loro valori non debbano limitarsi a quelle del consumo responsabile, delle campagne di sensibilizzazione, delle manifestazioni, del tam tam, del passaparola e delle iniziative di boicottaggio.

Queste sono azioni effettuate a valle del processo di produzione attualmente più diffuso.


The Hub vuole cambiare il processo a monte, agendo per realizzare soluzioni e imprese non solo attraenti, ma che siano durature, sostenibili e capaci di sostenersi finanziariamente.

Sollecitano a partire dal processo di produzione, dando un corretto imprinting e creando condivisione di idee, esperienze, strumenti.

Quindi, cambiare non solo i consumi, ma i processi produttivi attraverso imprese sociali innovative.

 

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fonti:

Impact Hub

Hub Roma

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Ofe4.1-ottimizzarsi

Reti e social network

Sembra più semplice iniziare dalla seconda locuzione di questa categoria:

"social network".

Probabilmente solamente alcuni anni fa non avremmo creduto quanto la forma matura del web 2.0 avrebbe modificato la vita personale e professionale; quanto la stessa vocazione alle relazioni pubbliche della comunicazione debba essere ripensata con l’acuirsi dell’importanza della nostra identità social. Insomma, altro che virali. Oseremmo dire genetici.

Reti pluraliste

Accanto alla diffusione dei social network, come paradigma e non solo come mezzo o canale, la moltiplicazione delle manifestazioni della rete, essa stessa paradigma della comunicazione, ben prima dell’avvento dell’attuale panorama. Per questo abbiamo scelto “reti” e non semplicemente “rete”: un plurale che ci consente di allargare lo sguardo a molteplici mondi fino a qualche tempo fa considerati paralleli ma che oggi rendono superata da distinzione tra off e on line.

A mo' di Leopardi

Ce n’è, per OfficineEinstein, da dire, da scrivere, da approfondire, da studiare, senza paura di perdersi, perchè “il naufragar m'è dolce in questo mare”.