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Vendite e acquisti di chi indirizza i trend globali

Una settimana fa Google ha, per così dire, assunto l’ex dipendente di Apple che contribuì allo sviluppo del primo iPod, il tutto per la modica cifra di... 3.2 miliardi di dollari, più o meno 2,4 miliardi di euro! Wao!.

Beh diciamo che la notizia vera è che BigG ha acquisito oltre che Tony Fardell, di cui sopra, anche l’azienda da lui fondata: la Nest.

 

La Nest è molto nota negli Stati Uniti (in verità non tanto quaggiù alla periferia dell’impero) per i suoi termostati intelligenti. Si, avete-capito-bene, la Nest fa termostati! Molto intelligenti e anche molto bellini da vedere ma pur sempre di termostati si tratta! Fin qui tutto bene ma, ci si chiede, con quella montagna di soldi si porta a casa... chessò un social network con qualche centinaia di milioni di iscritti oppure una roba tipo Spotify! Dunque perché proprio la Nest?


Beh, solo in Google sanno perché l’hanno fatto però qualche ipotesi è possibile farla.

 

Certamente Tony è un bravo ragazzo che sa il fatto suo, il suo passato lo dimostra, ma ciò che forse più interessa Google sono i dati che la Nest possiede. Il più importante prodotto di Nest è un termostato che, tra le altre cose, colleziona dati sulle abitudini di consumo energetico di chi lo possiede e Google ha intenzione di rivoluzionare tutto anche nel campo dell’energia e di come ciascuno di noi interagisce con essa.

 

Inoltre, i piani futuri della Google-Nest sicuramente comprendono dispositivi per una casa intelligente e connessa (mega trend dei prossimi anni: internet of things, home automation and connected home). Ci sono un sacco di soldi che girano da quelle parti e Google evidentemente non vuole concorrenza scomoda o vogliono a loro volta acquisire conoscenza dai potenziali concorrenti. Stay tuned.

 

Google vende Motorola a Lenovo

Non sono passati neanche due anni da quando Google fece la sua più grande acquisizione, Motorola, per la spaventosa cifra di 12.5 miliardi di dollari e questa settimana Google ha annunciato la vendita di quel business alla cinese Lenovo per 2.91 miliardi di dollari!

 

A prima vista quell’affare sembrerebbe un bel buco nell’acqua con una perdita secca di circa 9.59 miliardi ma, come sempre, le cose non sono del tutto come sembrano!

 

Prima di tutto, perché hanno venduto? Ebbene, secondo Larry Page, l'acquisizione di Motorola trasformò Google in un concorrente degli altri produttori di dispositivi che stavano usando la piattaforma Android.

Con la vendita di Motorola mobile, Google può tornare ad essere un "sostenitore imparziale" in grado di dedicare tutte le energie per promuovere l'innovazione di Android attraverso l'ecosistema Android per il beneficio di tutti gli utenti possessori di smartphone in tutto il mondo! Quanta grazia!


Ma Google non è tutto rose e fiori!

Motorola al tempo dell’acquisizione aveva 3 miliardi di dollari in contanti in cassa e 1 miliardo in crediti d'imposta, riducendo così il prezzo di acquisto effettivo a 8.5 miliardi di dollari. Google ha poi ceduto meno di un anno dopo il business dei set-top-box di Motorola alla Arris per quasi 2.4 miliardi di dollari, riducendo così la spesa totale a 6.1 miliardi di dollari. In accordo con Lenovo, Google terrà per se la grande maggioranza dei brevetti di Motorola, che

«continueranno ad usare per difendere l'intero ecosistema Android»,

e questi sono stati valutati circa 5.5 miliardi di dollari.

 

Così, all-in-one, con la vendita di Motorola e il valore mantenuto dei brevetti che usa come risorsa strategica per proteggere Android, Google si è cavata fuori dannatamente bene dall'avventura in Motorola mobile!

 

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Ofe4.1-ottimizzarsi

Reti e social network

Sembra più semplice iniziare dalla seconda locuzione di questa categoria:

"social network".

Probabilmente solamente alcuni anni fa non avremmo creduto quanto la forma matura del web 2.0 avrebbe modificato la vita personale e professionale; quanto la stessa vocazione alle relazioni pubbliche della comunicazione debba essere ripensata con l’acuirsi dell’importanza della nostra identità social. Insomma, altro che virali. Oseremmo dire genetici.

Reti pluraliste

Accanto alla diffusione dei social network, come paradigma e non solo come mezzo o canale, la moltiplicazione delle manifestazioni della rete, essa stessa paradigma della comunicazione, ben prima dell’avvento dell’attuale panorama. Per questo abbiamo scelto “reti” e non semplicemente “rete”: un plurale che ci consente di allargare lo sguardo a molteplici mondi fino a qualche tempo fa considerati paralleli ma che oggi rendono superata da distinzione tra off e on line.

A mo' di Leopardi

Ce n’è, per OfficineEinstein, da dire, da scrivere, da approfondire, da studiare, senza paura di perdersi, perchè “il naufragar m'è dolce in questo mare”.