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Un uso commerciale?

Instagram entra in affari con le nostre foto? 

Le notizie si sono rincorse. Dal 16 gennaio Instagram annuncia di voler riutilizzare e vendere le foto più belle che vi sono state depositate: con un dettaglio interessante, senza bisogno di informare, né, tanto meno, di remunerare l'autore. La nuova policy è uno degli effetti dell’acquisto di tre mesi fa di Instagram da parte di Facebook e, di certo, non ha fatto piacere a molti utilizzatori di istangram, che sono scesi sul sentiero di guerra. E pochi minuti dopo la pubblicazione di questa volontà su cnet  Istagram fa un passo indietro e si scusa con i suoi users dando la colpa del malinteso ad una cattiva traduzione.

E la notizia è realmente sensazionale perché apre una nuova fase nella fiducia tra i navigatori e i social media. E nonostante il passo indietro ha reso ormai chiaro e incontestabile un possibile scenario dell'evoluzione dei social network

La nuova policy è uno degli effetti dell’acquisto di tre mesi fa della social app da parte di Facebook, che il 18 dicembre ha, prima dichiarato e poi subito abiurato il proprio diritto di "girare" le foto pubbliche ad aziende e brand che lo avessero richiesto e che avrebbero potuto utilizzarle anche per le loro azioni di advertising. Trasformando, in tal modo, il sito web nella più grande agenzia fotografica del mondo.

 

Ma cosa avrebbe significato, in soldoni, questo shift? Citando cnet.com:

«[…] che un hotel nelle Hawaii, per esempio, potrebbe comprare da Facebook la licenza delle foto scattate nel resort e utilizzarle sul sito web, nei commercial, nelle brochure, etc., senza pagare un soldo all’utente Instagram che ha scattato la foto».

La reputazione di Facebook

Si annuncia, peraltro, una nuova era nel ciclo di vita dello stesso Facebook, più orientato verso la distribuzione e vendita online dei propri contenuti, per ora delle immagini di Instagram.

Con questa mossa, la già traballante reputazione di Facebook sicuramente ha subito un altro colpo, mentre la nuova opzione avrebbe aperto delle praterie ancora inesplorate per i marketer.

Come si è visto la risposta degli utenti è stata tutto fuorché entusiasta, e le ragioni pubblicate a sostegno del cambiamento non sono parse per nulla solide, né convincenti:

«Questo significa che possiamo combattere lo spam in modo più efficace, monitorare il sistema e i problemi di affidabilità più velocemente, e creare feature migliori per tutti comprendendo come Instagram viene utilizzato».

E non siete, siamo, al sicuro neanche se non abbiamo mai aperto uno spazio su Istagram: magari siamo stati fotografati da amici e la nostra immagine potrà sembrare particolarmente appetibile a qualche advertiser.

 

Insomma, per ora pericolo scampato, ma il re è nudo, e la direzione verso cui si andrà inizia a svelarsi.

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Ofe4.1-ottimizzarsi

Reti e social network

Sembra più semplice iniziare dalla seconda locuzione di questa categoria:

"social network".

Probabilmente solamente alcuni anni fa non avremmo creduto quanto la forma matura del web 2.0 avrebbe modificato la vita personale e professionale; quanto la stessa vocazione alle relazioni pubbliche della comunicazione debba essere ripensata con l’acuirsi dell’importanza della nostra identità social. Insomma, altro che virali. Oseremmo dire genetici.

Reti pluraliste

Accanto alla diffusione dei social network, come paradigma e non solo come mezzo o canale, la moltiplicazione delle manifestazioni della rete, essa stessa paradigma della comunicazione, ben prima dell’avvento dell’attuale panorama. Per questo abbiamo scelto “reti” e non semplicemente “rete”: un plurale che ci consente di allargare lo sguardo a molteplici mondi fino a qualche tempo fa considerati paralleli ma che oggi rendono superata da distinzione tra off e on line.

A mo' di Leopardi

Ce n’è, per OfficineEinstein, da dire, da scrivere, da approfondire, da studiare, senza paura di perdersi, perchè “il naufragar m'è dolce in questo mare”.