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Content strategy: una disciplina

Abbiamo parlato più volte di strategia dei contenuti, e speriamo che vi siano piaciute le piccole fermate che abbiamo fatto in questo affascinante tema. 

Cogliamo ora l'occasione per affrontare la content strategy in modo più pratico, prendendo spunto da questo interessante articolo di Kristina Halvorson, l'autrice del libro che abbiamo citato qui

 

Un articolo un po' datato, è del 2008, che mette in chiaro almeno due approcci: il primo riguarda il coinvolgimento delle figure che si occupano della costruzione dei siti internet. La strategia dei contenuti non è un problema del cliente o degli utenti, ma di chi mette le mani negli strumenti online.

Siamo allora chiamati in causa nel considerare che il governo dei contenuti richiede una partecipazione attiva della nostra competenza quando progettiamo la presenza online di una fonte. 

 

Il secondo aspetto si declina in sei ambiti molto pragmatici che riassumono non solo i compiti di un content strategist, ma anche i pilastri della gestione dei contenuti. 

 

Strategia

 

“The web is content. Content is web”

Quando parliamo di strategia dei contenuti siamo “web centrici”, ce ne rendiamo conto. Non a caso questa centralità di governo dei contenuti nasce quando il web 2.0 diventa normalità nella nostra vita quotidiana. 

Non possiamo certo negare questo legame genetico, se possiamo definirlo così. 

 

Ma, allo stesso tempo, la comunicazione (che come pane quotidiano ha proprio i contenuti) non è solamente il web. Per questo la nostra perenne attenzione è quella di legare il mondo su schermo con quello al di là della nostra finestra digitale sul mondo. Una attenzione che mette al centro non solo il web, ma ogni nostra manifestazione nel mondo perché, sebbene siamo essere molto complessi e indefinibili, possiamo dire con una discreta certezza che non solo il web è contenuto, ma anche noi siamo contenuto. 

 

Governare il contenuto significa allora governare noi stessi nel mondo. 

 

Albero dei contenuti

 

Ripetiamo la definizione

Partiamo allora dalla definizione, semplice e chiara, di cosa sia la strategia dei contenuti: 

«Content strategy plans for the creation, publication, and governance of useful, usable content.»

 

Creazione, pubblicazione e, soprattutto aggiungiamo noi, governo dei contenuti usabili e accessibili, quindi. 

 

Le sei discipline

Questi i sei passaggi strutturali per concretizzare quanto appena visto. 

 

flusso di processo

 

Una strategia editoriale

La definizione delle linee guida attraverso le quali governare il contenuto: valori, voce, tono, necessità legali, contenuti generati dall'utente e il resto di quegli aspetti che indicano la strada della nostra presenza sul web

All'interno della strategia editoriale la perenne attenzione al processo, all'organizzazione, al tempo; quindi la redazione di un calendario editoriale. 

 

Il web writing

La strategia dei contenuti, come abbiamo visto, nasce perché il web è contenuto. Per questo la competenze di scrivere per il web raggiunge il secondo posto nelle priorità per trasformare le informazioni a nostra disposizione conoscenza usabile. 

Qui però non si  tratta solo di saper scrivere, ma proprio della capacità di entrare in una infrastruttura di informazioni e saperle trasformare anche nel loro "ciclo di vita" in conoscenza utile. 

 

La strategia dei metadata

O meglio la definizione dei processi di definizione dei dati che descrivono i contenuti stessi, i dati che parlano dei dati. Un'attenzione utile per potenziare soprattutto l'ottimizzazione. 

 

L'ottimizzazione per i motori di ricerca

Il processo di editing e di organizzazione dei contenuti perché possano essere un motore e non un ostacolo all'ottimizzazione dell'intero sito nei motori di ricerca.

 

La strategia del management dei contenuti

Questa competenza ha il compito di definire le tecnologie necessarie per gestire e preservare i contenuti dell'organizzazione. Di questo ambito fanno parte anche le infrastrutture di pubblicazione e la definizione del ciclo di vita dei contenuti stessi. 

 

La strategia della distribuzione del contenuti nei diversi canali

Definire dove e come i contenuti saranno più accessibili e utili per il nostro interlocutore.

 

Uno e trino?

Anche solo questa superficiale definizione dei diversi ambiti coinvolti nella content strategy sembra definire una professionalità da "super eroe": deve saper scrivere bene, gestire, governare, conoscere il seo, conoscere le infrastrutture tecnologiche. 

 

bambino in maschera

 

Una sfida che sembra molto difficile ma che nella sua ampiezza delinea in maniera sempre più precisa la professionalità del comunicatore e non solo di un, bravo, web editor. Del resto per diventare ingegnere dobbiamo dare decine di esami. Perché considerare più semplice essere un content strategist?

 

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Reti e social network

Sembra più semplice iniziare dalla seconda locuzione di questa categoria:

"social network".

Probabilmente solamente alcuni anni fa non avremmo creduto quanto la forma matura del web 2.0 avrebbe modificato la vita personale e professionale; quanto la stessa vocazione alle relazioni pubbliche della comunicazione debba essere ripensata con l’acuirsi dell’importanza della nostra identità social. Insomma, altro che virali. Oseremmo dire genetici.

Reti pluraliste

Accanto alla diffusione dei social network, come paradigma e non solo come mezzo o canale, la moltiplicazione delle manifestazioni della rete, essa stessa paradigma della comunicazione, ben prima dell’avvento dell’attuale panorama. Per questo abbiamo scelto “reti” e non semplicemente “rete”: un plurale che ci consente di allargare lo sguardo a molteplici mondi fino a qualche tempo fa considerati paralleli ma che oggi rendono superata da distinzione tra off e on line.

A mo' di Leopardi

Ce n’è, per OfficineEinstein, da dire, da scrivere, da approfondire, da studiare, senza paura di perdersi, perchè “il naufragar m'è dolce in questo mare”.