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Contro i fondamentalismi tecnologici

La tecnologia è un fenomeno in continua e straordinaria evoluzione che ridefinisce i confini e genera implicitamente nuove criticità. Se da un lato i nuovi media favoriscono l’innovazione, rappresentano, al contempo, un rilevante fattore di rischio:

  • dal fenomeno dei cosiddetti Hikikomori, giovani che decidono di vivere reclusi nella propria camera a contatto solo con Internet,
  • al recente caso Datagate negli Stati Uniti;
  • dall’invasività (e talvolta scarsa attendibilità) dell’informazione online,
  • ai recenti gravi episodi di cyberbullismo,

sono davvero molti i casi in cui emergono i pericoli rappresentati dal web.

 

Questa è l'opinione di Andrea Granelli, esperto di media digitali che ha tenuto, il 19 marzo, al Centro congressi papa Luciani di Padova, una conferenza organizzata dalla Fondazione cassa di risparmio di Padova e Rovigo nell’ambito del ciclo di conferenze “Segnavie”.

 

L'ascesa del fondamentalismo tecnologico

Intervistato dal direttore di “Wired” Massimo Russo, Granelli ha proseguito sottolineando che le dimensioni problematiche vanno affrontate e gestite di petto per evitare che la disillusione si presenti in maniera improvvisa e inattesa e generi sia comportamenti che decisioni completamente irrazionali.

Di fronte all’ascesa del fondamentalismo tecnologico. I giovani vanno messi in condizione di gestire in modo consapevole e corretto i nuovi strumenti digitali: qui il concetto chiave è quello di “educazione digitale”, che implica la capacità di sviluppare maggiore senso critico rispetto all’uso di questi strumenti. Per le aziende, invece, la ricetta è quella di puntare sulla riscoperta della cultura umanistica, vero e proprio antidoto agli eccessi del tecnicismo.


Massimo Russo, dal canto suo, ha messo in evidenza gli aspetti positivi della rivoluzione digitale. Con una premessa:

«Internet è uno specchio che amplifica la nostra immagine quindi rompere lo specchio non è il modo per risolvere il problema».

 

Le nuove tecnologie portano certamente squilibri nel breve periodo, ma rappresentano nel lungo periodo la chiave del progresso. Soprattutto per le straordinarie opportunità lavorative offerte dal mercato del digitale.

In Inghilterra il digitale vale 10 punti percentuali di prodotto interno lordo. In Italia poco più di 3. D'altra parte le aziende italiane che si occupano di digitale, dal 2008 a oggi, periodo in cui  abbiamo perso 9 punti di Pil, sono cresciute anno su anno in doppia cifra.

Conclusione?

La possibilità di tornare a crescere sarà fortemente legata anche all'innovazione e al digitale.

Il lato oscuro del digitale è, quindi, come tutte le ombre frutto della luce che le crea. Se bisogna imparare a difendersi dai pericoli non bisogna per questo rinunciare alle straordinarie opportunità che porta con sé.

 

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Reti e social network

Sembra più semplice iniziare dalla seconda locuzione di questa categoria:

"social network".

Probabilmente solamente alcuni anni fa non avremmo creduto quanto la forma matura del web 2.0 avrebbe modificato la vita personale e professionale; quanto la stessa vocazione alle relazioni pubbliche della comunicazione debba essere ripensata con l’acuirsi dell’importanza della nostra identità social. Insomma, altro che virali. Oseremmo dire genetici.

Reti pluraliste

Accanto alla diffusione dei social network, come paradigma e non solo come mezzo o canale, la moltiplicazione delle manifestazioni della rete, essa stessa paradigma della comunicazione, ben prima dell’avvento dell’attuale panorama. Per questo abbiamo scelto “reti” e non semplicemente “rete”: un plurale che ci consente di allargare lo sguardo a molteplici mondi fino a qualche tempo fa considerati paralleli ma che oggi rendono superata da distinzione tra off e on line.

A mo' di Leopardi

Ce n’è, per OfficineEinstein, da dire, da scrivere, da approfondire, da studiare, senza paura di perdersi, perchè “il naufragar m'è dolce in questo mare”.