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Fomo, fear of missing out

Sensazione di “ansia mista ad inadeguatezza e leggera irritazione” che a volte sale in prossimità di feste o eventi, o peggio, mentre questi eventi uno se li sta perdendo, è qualcosa che tutti abbiamo provato almeno una volta, da tempi ben precedenti all'arrivo di Facebook.
Io per esempio a 17 anni in pieno agosto, al mare, mi sono frantumata un femore, per correre appollaiata sul "Ciao" in due, in piazzetta verso sera.
Non ho camminato per tre anni, quattro interventi di cui un trapianto osseo mi hanno fatto riflettere e arrivare alla conclusione che non ci si diverte un mondo nè si rischia di essere tagliati fuori.
Breve spiegazione per i più giovani: il "Ciao" era il più piccolo dei motorini della Piaggio, poco più di una bicicletta con il motore, per avviarlo si pedalava, si pedalava tanto, anche perchè la candela era sempre sporca o bagnata.

 

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L'acronimo è Fomo, Fear of missing out, ovvero la paura di perdersi qualcosa, di non partecipare a eventi o serate dove amici o conoscenti stanno (in teoria) divertendosi un mondo, mentre noi siamo a casa a guardare i loro update su WhatsApp, Facebook, Twitter o Instagram.

L'acronimo è stato coniato recentemente per descrivere questo disordine psicologico causato dall'uso troppo frequente della tecnologia, ma la Fomo è sempre esistita.
Certamente da quando i social network hanno preso il sopravvento sulla nostra vita, la paura di essere tagliati fuori è molto più sentita. Si potrebbe definire la malattia del nostro secolo appena iniziato, ma già ossessionato dalle comunicazioni.
Il pensiero costante che gli altri stanno facendo qualcosa di più interessante di quello che stiamo facendo noi e che ci stiamo perdendo qualcosa.
Lo scienziato sociale Andrew Przybylski dell'università di Oxford è stato il primo, insieme a ricercatori dell'Università della California, di Rochester e di Essex a dare una definizione completa della Fomo.

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Dati di fatto sulla Fomo
  1. Fomo è una forza trainante all'uso dei social media.
  2. I livelli di Fomo sono più alti nei giovani, in particolare nei giovani uomini.
  3. Insoddisfazione dei bisogni o una vita non adeguata, presentano livelli di Fomo più gravi.
  4. Fomo è associato ad emozioni ambivalenti nei confronti dei social media.
  5. Fomo è più grave in tutti coloro che guidano distrattamente.
  6. Fomo è più presente tra gli studenti che usano i social media durante le lezioni.

 

Potrebbe essere interessante per alcuni, fare l'auto test Fomo sul sito Rate my fomo

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Ma è nato prima l'uovo o la gallina?

Questo disagio sociale si esprime attraverso gli stessi social network, che lo creano.
Su Twitter molti sono i giovani che dicono di soffrire di tristezza o depressione se trascorrono una serata a casa. È soprattutto il sabato sera a terrorizzare di più chi soffre di Fomo. Mentre tutti sono fuori a divertirsi, rimanere a casa può non essere piacevole.

 

Come guarire dalla Fomo?
Se la "paura di essere tagliati fuori" nasce dall'uso eccessivo di tecnologia e social network per "guarire" serve ripristinare un rapporto equilibrato con questi.

 

La Fomo altro non è che una forma di insicurezza: lavorare su se stessi potrebbe aiutare a risolvere il problema.


Marta Beck dell'Huffington Post Usa, consiglia di non perdere le speranze e di spegnere qualsiasi device.
Suggerisce anche tre strategie, che si possono sintetizzare in:

  • Fomo si basa su menzogne,
  • si combatte ragionando e cercando il meglio in noi stessi e in quello che scegliamo di fare senza farci condizionare da immagini non complete.
  • Ma sopratutto non cercate di fare mille cose, fermatevi e godetevi il presente che state vivendo, condividendolo con chi vi è vicino, senza per forza sbatterlo in faccia a chi è altrove.

 

La Beck conclude con raccontando di Emily Dickinson, che sarebbe potuta certamente morire di Fomo, essendo un agorafobica che praticamente non ha mai lasciato la sua casa. Eppure milioni di persone leggono ancora di Dickinson splendide descrizioni di molte esperienze strabilianti.

«Vivere è così sorprendente che lascia poco tempo per qualsiasi altra cosa».


Quindi, imparare a non credere al falso battage mediatico. Ascoltate la voce più profonda e saggia interiore che dice di rilassarsi, di sciogliersi apertamente, di fermarsi.

 

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Reti e social network

Sembra più semplice iniziare dalla seconda locuzione di questa categoria:

"social network".

Probabilmente solamente alcuni anni fa non avremmo creduto quanto la forma matura del web 2.0 avrebbe modificato la vita personale e professionale; quanto la stessa vocazione alle relazioni pubbliche della comunicazione debba essere ripensata con l’acuirsi dell’importanza della nostra identità social. Insomma, altro che virali. Oseremmo dire genetici.

Reti pluraliste

Accanto alla diffusione dei social network, come paradigma e non solo come mezzo o canale, la moltiplicazione delle manifestazioni della rete, essa stessa paradigma della comunicazione, ben prima dell’avvento dell’attuale panorama. Per questo abbiamo scelto “reti” e non semplicemente “rete”: un plurale che ci consente di allargare lo sguardo a molteplici mondi fino a qualche tempo fa considerati paralleli ma che oggi rendono superata da distinzione tra off e on line.

A mo' di Leopardi

Ce n’è, per OfficineEinstein, da dire, da scrivere, da approfondire, da studiare, senza paura di perdersi, perchè “il naufragar m'è dolce in questo mare”.