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Prestito tra pari

La crisi finanziaria mondiale ha fatto nascere e crescere il "social lending" o più semplicemente  “prestito sociale”.
Grazie a un sistema d’intermediazione molto più leggero di quello bancario, garantisce una trasparenza per cui chi presta sa come verrà usato il suo denaro, che oltretutto per ridurre il rischio di insolvenza viene frazionato tra più richiedenti, questo sistema favorisce le dimensioni medio-piccole del credito e garantisce tassi d’interesse vantaggiosi sia per chi presta che per chi riceve.

 

Come funziona?

P2P (Peer-to-Peer) lending, il social lending si basa sulla creazione di una community nella quale i richiedenti, ovvero coloro che richiedono un prestito, e i prestatori, coloro che investono il proprio denaro prestandolo ad altri, possono interagire direttamente tra loro, senza ricorrere ad intermediari, ottenendo così condizioni migliori per entrambi: tassi più bassi per chi ottiene il prestito e interessi più alti per chi presta denaro.

All’interno della community si crea in questo modo un mercato, nel quale i tassi correnti sono determinati solo e soltanto dall’incontro diretto tra domanda e offerta.

Il social lending è in termini di volumi la più rilevante forma di crowdfunding.
Zopa, Zone Of Possible Agreement, in Inghilterra è il più grande servizio di prestito tra pari (peer-to-peer lending). Fa incontrare persone che hanno soldi da prestare, con persone che desiderano avere prestiti. Invece di passare attraverso le tradizionali banche.

Nel 2008, era stato lanciato in Italia il sito Zopa.it, che però ha avuto vita breve, solo un anno, prima di essere chiuso dalla Banca d’Italia.
Successivamente sono state studiate e pubblicate le regole che oggi permettono al “social lending” di essere presente anche nel nostro paese, sempre vigilato da Bankitalia come un qualunque istituto che muove denaro.

 

Smartika

Dalle ceneri di Zopa, è così nato un nuovo sito che sta funzionando ed ha già erogato milioni di prestiti. Dati aggiornati in tempo reale si possono leggere sul sito http://www.smartika.it/Web/.

La trasparenza delle operazioni è una grande garanzia, non c’è asimmetria informativa: prestatori e richiedenti hanno in ogni momento tutte le informazioni necessarie per decidere a che tassi offrire o se accettare la proposta di prestito al tasso vigente in quel momento. Anche la remunerazione di Smartika.it per i suoi servizi è sempre chiaramente esplicitata.
Non ci sono asterischi, le FAQ disponibili online danno una visibilità completa del meccanismo e il blog è una finestra di dialogo tra Smartika.it e la propria community così come i social networks Facebook , Google+ e Twitter.

Smartika è stata inclusa da Forbes tra le prime 10 piattaforme di social lending in Europa. Per accedere alla comunità il primo passo da compiere è quello di iscriversi sul sito come prestatore o come richiedente, scegliendo un nickname e una password.

Per potersi iscrivere alla comunità occorre essere maggiorenni, essere residenti in Italia e disporre di un proprio conto bancario.


Per i richiedenti è indispensabile avere meno di 70 anni al termine del finanziamento e dimostrare di avere un reddito da lavoro dipendente (anche a tempo determinato o con un contratto di formazione), autonomo, atipico o da pensione.

Dalle statistiche emerge che il sistema dà grandi risultati e tra i vari dati, si sottolinea un'ottima regolarità nei pagamenti, che si attesta al 99,5%.

Carlo Vitali, marketing manager dell'azienda, sottolinea che il sistema permette grande trasparenza e va incontro in modo efficiente, a chi ha bisogno di un prestito, una piattaforma che può essere molto utile anche per realtà del Terzo Settore.

Inutile dire che il sistema regge se i prestiti vengono ripagati.

Risultano essere molto più flessibili e veloci delle banche, infatti i prestiti arrivano nel giro di una settimana e riuscono a finanziare anche persone con contratti precari, anche se il sistema tende ad essere molto selettivo.

Su 100 richieste, infatti, ne passano dalla preselezione solo un 25% di cui successivamente ne vanno a buon fine solo 6 o 7.

 

fonti:

Zopa

Smartika

 

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Ofe4.1-ottimizzarsi

Reti e social network

Sembra più semplice iniziare dalla seconda locuzione di questa categoria:

"social network".

Probabilmente solamente alcuni anni fa non avremmo creduto quanto la forma matura del web 2.0 avrebbe modificato la vita personale e professionale; quanto la stessa vocazione alle relazioni pubbliche della comunicazione debba essere ripensata con l’acuirsi dell’importanza della nostra identità social. Insomma, altro che virali. Oseremmo dire genetici.

Reti pluraliste

Accanto alla diffusione dei social network, come paradigma e non solo come mezzo o canale, la moltiplicazione delle manifestazioni della rete, essa stessa paradigma della comunicazione, ben prima dell’avvento dell’attuale panorama. Per questo abbiamo scelto “reti” e non semplicemente “rete”: un plurale che ci consente di allargare lo sguardo a molteplici mondi fino a qualche tempo fa considerati paralleli ma che oggi rendono superata da distinzione tra off e on line.

A mo' di Leopardi

Ce n’è, per OfficineEinstein, da dire, da scrivere, da approfondire, da studiare, senza paura di perdersi, perchè “il naufragar m'è dolce in questo mare”.