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Il gioco formativo

Play to learn: giocare per apprendere... ad apprendere. E fino a qui non ci siamo inventati niente. Che il gioco serva al bambino per crescere ed imparare (apprendere) è conoscenza consolidata anche dalla letteratura nazional popolare.

 

Partiamo allora da un paio di aforismi di cui non ricordo l'autore:

aforisma numero uno

«L'uomo è molto più vicino a se stesso quando raggiunge la serietà di un bambino che gioca»;

aforisma numero due

«Non smettiamo di giocare perché diventiamo vecchi, diventiamo vecchi perché smettiamo di giocare».

 

Questi due aforismi ben ci introducono al contenuto di quest'articolo che si vuole occupare della capacità dell'uomo, in una società con elevata velocità di cambiamento, qual è quella degli ultimi venti anni, di rimanere al passo con la società nella quale vive e lavora; parliamo, cioé, di long life learning e dei cambiamenti che investono anche le modalità di "erogazione", usando un termine che, di questi giorni, ma non quindici anni fa, farebbe rizzare i capelli a qualunque formatore, della formazione.

In questi scenari di cambiamento e di ricerca nell'ambito dell'apprendimento degli adulti, negli ultimi anni il mondo della formazione ha sempre più integrato la formazione tradizionale (tradizione ecclesiastica degli scholari, cioè la lezione frontale, in aula, che domina le nostre scuole pubbliche), con la formazione innovativa, che si caratterizza per una grande presenza di attività esperienziali che rappresentano uno degli strumenti di facilitazione dell'apprendimento e di cambiamento dei comportamenti organizzativi.

 

Visto che  ogni adulto conserva il suo bambino dentro di sé, ecco che la formazione esperenziale ripropone il gioco come momento formativo per gli adulti. Infatti all’interno delle metodologie di formazione esperienziali è stato creata quella che viene chiamata “gioco formativo”. La definizione che permette di comprendere meglio il significato di “gioco formativo”, tra le tante definizioni di gioco che esistono, è tratta da uno scritto di Spartaco Albertarelli e proposta dal sito action learning network:

 

«Il gioco è un'attività libera, fine a se stessa e praticabile da chiunque, nella quale ciascuno cerca di raggiungere un obiettivo, accettando precisi limiti imposti da regole che chiedono di essere rispettate».

 

Le caratteristiche più evidenti del gioco sono quindi quelle legate all'inclusione e alla partecipazione attiva e personale di ciascuno e alla disponibilità di sottostare, in maniera consapevole, alle regole.

 

Per i bambini giocare significa allenarsi alla vita cioè provare in situazione protetta le difficoltà della vita.

Se giocare significa allenarsi alla vita, il gioco formativo per gli adulti è un allenarsi a fare delle cose nell'organizzazione:

  • giocare per sperimentare delle situazioni,
  • mettere in atto determinati comportamenti,
  • produrre dei risultati e verificarne l'efficacia,

anche in questo caso in una situazione protetta.

 

L’efficacia del “gioco formativo”

L’efficacia del “gioco formativo” è data infatti dalla possibilità del partecipante di vivere una esperienza formativa destrutturata, al di fuori del proprio contesto organizzativo, vivendo però una metafora che ne contiene tutte le variabili e tutte le criticità. Questo consente al formatore di poter attivare profonde riflessioni sui comportamenti non funzionali che, in altri contesti, potrebbero creare “resistenze” nell’essere discussi ed affrontati.

 

Sebbene un adulto apprenda con modalità differenti rispetto ad un bambino, si è visto che il gioco formativo è uno strumento molto efficace.

I giochi formativi tengono infatti conto dei concetti chiave dell'apprendimento degli adulti che sono:

  • gli adulti sono motivati ad apprendere se avvertono dei bisogni e degli interessi da colmare,
  • gli adulti sono orientati verso un apprendimento basato sulla vita reale,
  • gli adulti hanno l'esigenza di gestirsi autonomamente.

 

Dal punto di vista metodologico il gioco formativo è quindi quella serie di attività e modelli (action learning, learning by doing, cooperative & collaborative learning, peer learning) che vengono progettate ed inserite in un programma di formazione andragogica, tali da consentire lo sviluppo delle persone, dei gruppi e delle organizzazioni.

 

Non esiste apprendimento senza azione

Il presupposto su cui si basa questo approccio è che non esiste apprendimento senza azione reale, né azione senza apprendimento.

 

Il gioco formativo è particolarmente funzionale nei processi di di apprendimento evidenziati da David Kolb, che negli anni 80, integrando le teorie di John Dewey, Kurt Lewin e Jean Piaget, ha sviluppato un modello teorico che individua:

  • due metodologie di acquisizione dell'esperienza
    • attraverso l'esperienza concreta
    • o la concettualizzazione astratta;
  • e due metodologie di elaborazione delle esperienza
    • osservazione riflessiva
    • o sperimentazione attiva.

 

Crescere, per le persone, significa quindi apprendere ed agire efficacemente solo sperimentandosi concretamente. Nei giochi formativi vengono quindi attivati dei gruppi di lavoro reali che, supportati da un facilitatore, progettano, realizzano e verificano un compito affidato loro, utilizzando ed implementando sia l'intelligenza connettiva che collettiva.

 

Se ben progettato ed integrato con la realtà organizzativa che si deve formare, il gioco formativo dunque consente di stimolare ed integrare i tre diversi classici livelli di apprendimento:

  • Sapere (conoscenze): acquisizione di conoscenze ed informazioni (organizzative, specialistiche, socio-culturali, scientifiche, tecnologiche, ecc.);
  • Saper fare (competenze): il sapere operativo relativo al ruolo professionale;

    saper far fare: il saper gestire e motivare gli altri nella maniera più opportuna;

  • Saper essere (atteggiamenti): l'apprendimento e la messa in atto dei comportamenti organizzativi efficaci. 

 

Per passare dalla teoria all'azione

Ne volete vedere un esempio pratico. L'Aif Lazio, per 60€ se non si è iscritti all'Aif, propone la mattina del 16 maggio 2013, dalle 9.30 alle 13.00 nella storica villa Ada (entrata da via di villa Ada incrocio con via Salaria) un assaggio di gioco formativo, intervento coordinato da Maria Buccolo e Stefano Cera, con Alessandro Ammonti e Massimiliano Cori come relatori.

 

Fonti

Action training network

FormaMediazione

Kaiser Anna,  "Genius ludi. Il gioco nella formazione umana",  Armando Editore, 2001;

Huizinga Johan, "Homo ludens", Einaudi, 2002;

Marco Rotondi, "Facilitare l'apprendere. Modi e percorsi per una formazione di qualità", Franco Angeli, 2004;

Renata Borgato, "Giochiamo? Riflessioni sull'uso del gioco nei percorsi formativi diretti agli adulti", Franco Angeli, 2008;

Aa.Vv "I luoghi dell'apprendimento. Metodi, strumenti e casi di eccellenza delle nuove formazioni", Ulderico Cappucci, Federica Garbolino, Lilia Infelise, Massimo Reggiani, Marco Rotondi, Dieter Schurch, Marco Vergeat, Pier Luigi Amietta, Franco Angeli, 2002;

Fabio Ciuffoli, "Giochi, esercizi e test di creatività. Strategie e applicazioni di creative problemsolving ", Franco Angeli, 2004;

Michele Liuzzi, "La formazione fuori dall'aula. Concetti, metodi e strumenti per un nuovo modello formativo multidimensionale", Franco Angeli, 2006.

 

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Apprendimento in evoluzione

Parliamo di formazione. Di formazione continua. La scienza detta i tempi. Nell'era digitale le competenze delle persone devono seguire l'evoluzione dei prolungamenti tecnologici del corpo umano.

Il passaggio

dalla piuma d'oca alla penna biro; dalla tastiera della "lettera22" a quella del personal computer; da quella del cellulare o a quella dello smart phone non comporta solo nuove abilità manuali e inesplorate connessioni sinapsiche con dita diverse, ma anche originali visioni del mondo, un metodo diverso di abitarlo, la nascita di nuove abilità, la capacità di creare differenti livelli di apprendimento.

L'apprendimento continuo.

Inizia nella culla e si conclude alla fine della propria vita. Evolvono anche le metodologie didattiche, le tecniche pedagogiche. Scopo di questa sezione del sito di OfficineEinstein è di seguire questa evoluzione, di cogliere i primi indizi di cambiamenti contingenti o epocali, di informare delle nuove tecnologie e metodologie utilizzabili nei processi didattici e di apprendimento.