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A proposito di calzolaio...

Vi ricordate di Apelle? E' uno dei più celebri pittori dell'antica Grecia, probabilmente nativo dell'isoletta di Coo nel mare Egeo. Era all'apice della sua fama all'epoca della centododicesima Olimpiade, quindi intorno al 332 a.C. Di lui si conosce quello che ci ha raccontato Plinio. In particolare è famoso un anedotto che dette origine al trito detto popolare

«il calzolaio non deve andare oltre alla sua forma».

 

Il racconto di Plinio, più o meno, è questo. Apelle espone una sua opera al pubblico e si nasconde dietro al dipinto per origliare le critiche dei passeggianti. Un calzolaio osserva un difetto in una scarpa e il pittore immediatamente la corregge. Il ciabattino, il giorno appresso, torna davanti al dipinto e, inorgoglito dal successo della sua prima osservazione, incomincia ad estendere la sua censura alla gamba e, via via salendo, al corpo. A questo punto Apelle, svelandosi da dietro il quadro, gridò al ciabattino di attenersi al suo mestiere.

 

Sarebbe bello che il Ministero dell'istruzione (e della ricerca) riuscisse ad attenersi al suo mestiere e fosse in grado, almeno, visto che sui programmi e il modello didattico non parliamo di carenze ma di catastrofi, a scrivere circolari comprensibili, grammaticalmente corrette e magari anche con contenuti sensati.

 

Ne riprendiamo una inevitabilmente canzonata, sul suo blog "Nuovo e utile: teorie e pratiche della creatività." da Annamaria Testa che, come sapete, di scrittura se ne intende. 

 

Il Miur e la problematica del problema

Il post s'intitola: Il MIUR, l'orario scolastico e la problematica del problema.

Il 3 giugno 2013 un trio di prestigiose istituzioni scolastiche (a doppia firma, dell'assessore all'istruzione della provincia di Milano, e del direttore generale dell'Ufficio scolastico regionale della Lombardia, dall'impegnativo nome di Francesco de Sanctis) «unite in un titanico sforzo persuasivo e organizzativo partorisce la seguente nota (qui l’originale). E bravi: sono solo 19 righe e ci vuole un certo talento per metterle insieme (logiche, contenuti, modi, linguaggio) in questa maniera.

 

Oggetto: articolazione dell’orario scolastico su cinque giorni settimanali.

Come noto, i continui tagli di bilancio che vengono imposti alle Amministrazioni Pubbliche e in particolare alla Provincia di Milano stanno mettendo in seria difficoltà l’erogazione dei servizi essenziali per il buon funzionamento delle Istituzioni Scolastiche.

… ma come, “stanno mettendo in seria difficoltà”? Signor Miur, signor Assessorato, succede da anni che a scuola bisogna portarsi perfino la carta igienica. E i (sic) “contributi volontari” richiesti alle famiglie, vogliamo parlarne? A proposito di tagli: non è che bisognava tagliare le Province, che sono ancora lì belle come il sole, invece dei “servizi essenziali per il buon funzionamento eccetera”?


Tale problematica investe pesantemente il problema

La problematica che investe il problema? Dai, Miur-Assessorato, ma che cosa dici? Sta’ almeno attento all’italiano, santa polenta, che usarlo decentemente è gratis, e c’entra anche col mestiere che fai.


del riscaldamento per cui sono previste per il prossimo anno scolastico ulteriori forti diminuzioni di spesa.

Ah, eccola, la magnifica forma impersonale burocratica. Previste da chi? Dalla problematica del problema?


Per questo motivo, in pieno accordo con l’Assessorato all’Istruzione della Regione Lombardia e con la Direzione Scolastica Regionale che firma congiuntamente questa nota, siamo a proporvi

Dunque, tutti d’accordo, Provincia, Regione e Miur: chissà perché, sembra una di quelle premesse a cui fa seguito una fregatura. E infatti…


di voler definire l’articolazione dell’orario scolastico per il 2013-14 su 5 giornate settimanali.

Cioè, non si va più a scuola di sabato per risparmiare sul gasolio. E questo, diciamolo, non è esattamente un motivo di alto valore culturale e pedagogico.

 

Tale possibilità sarebbe opportunamente consentita dalla riorganizzazione degli orari effettuata dalla recente riforma degli ordinamenti delle Superiori che portano ad un impegno massimo settimanale di 32 ore limitato a pochi corsi di studio e nella generalità dei casi in un arco di 27-30 ore.

Lasciamo perdere l’”opportunamente” e facciamo i conti: 30 ore settimanali vuol dire ogni giorno 6 ore di lezione, sveglia alle 7, ingresso alle 8 e uscita alle 14. Se le ore sono 32, per due giorni su 5 alla settimana uscita alle 15. Alla settima ora gli studenti saranno vispi e scintilleranno d’interesse e attenzione, possiamo starne certi: lo garantiscono la Provincia, La Regione e il Miur.


D’altra parte, specialmente nella città di Milano, la scansione dell’orario settimanale in 5 giorni nelle scuole primarie e secondarie di primo grado è da tempo diventata una consuetudine apprezzata dalle famiglie e che ci mette in linea con i principali stati europei.

Ehi… furbacchioni: nelle scuole inferiori c’è la mensa e si fa una pausa. Alle superiori non c’è. Dai, dai, non potete non saperlo.


Tale decisione consentirebbe, oltre a una miglior gestione dei tempi di riposo o delle attività sportive dei giovani, anche una più ottimale organizzazione del lavoro del personale Ata.

Ahah, questa è carina: un’ora di scuola in più al giorno favorisce le attività sportive? Al massimo, il calcetto del sabato. E poi, santa polenta, signor Assessorato-Miur, perché mai scrivi “più ottimale”, il superlativo del superlativo? E ci sarebbe un ulteriore piccolo dettaglio di contenuto: gli orari scolastici sono finalizzati a ottimizzare la performance degli studenti o il lavoro del personale Ata?

 

Al fine di organizzare al meglio i servizi di trasporto e di riscaldamento vi preghiamo di far pervenire entro il 30 giugno 2013 agli uffici dell‘Assessorato ( Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. ) e della Direzione Regionale Scolastica ( Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. ) le delibere sulla scansione settimanale che verranno assunte dal vostro istituto.

Ma come? Questo mentre tutti sono già fibrillati e oberati dalla chiusura dell’anno, le ultime interrogazioni, le pagelle, i debiti, i consigli di classe, gli esami di maturità prossimi venturi, insomma, tutto l’ambaradàn scolastico-burocratico, e non ci sarà neanche il tempo di sentire gli studenti, magari di consultare (vedi mai, sarebbe cortese, no?) le famiglie, insomma, di far mente locale? Ma pensarci un zinzino prima, magari?

 

Non sarà così, ma leggendo queste righe a me viene in mente un tizio in ciabatte  che si sveglia e dice urca, non abbiamo i danée per il gasolio nelle scuole, e un altro tizio in ciabatte che gli risponde e vabbe’, inventati qualcosa e scrivi una circolare. Intanto, le reazioni delle scuole, e specie dei licei classici (quelli che devono vedersela con settimane di trenta ore e più) non sono esattamente entusiaste. Potete trovarle qui e qui».

 

Fonti

"Enciclopedia italiane e dizionario della conversazione", stampata a Venezia nel 1832,  riprodotta in rete da Google book

"Nuovo e utile: teorie e pratiche della creatività." di AnnaMaria Testa

Accademia della Crusca

Corriere dela sera Scioglilingua

La repubblica

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Apprendimento in evoluzione

Parliamo di formazione. Di formazione continua. La scienza detta i tempi. Nell'era digitale le competenze delle persone devono seguire l'evoluzione dei prolungamenti tecnologici del corpo umano.

Il passaggio

dalla piuma d'oca alla penna biro; dalla tastiera della "lettera22" a quella del personal computer; da quella del cellulare o a quella dello smart phone non comporta solo nuove abilità manuali e inesplorate connessioni sinapsiche con dita diverse, ma anche originali visioni del mondo, un metodo diverso di abitarlo, la nascita di nuove abilità, la capacità di creare differenti livelli di apprendimento.

L'apprendimento continuo.

Inizia nella culla e si conclude alla fine della propria vita. Evolvono anche le metodologie didattiche, le tecniche pedagogiche. Scopo di questa sezione del sito di OfficineEinstein è di seguire questa evoluzione, di cogliere i primi indizi di cambiamenti contingenti o epocali, di informare delle nuove tecnologie e metodologie utilizzabili nei processi didattici e di apprendimento.