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La scuola “bella” di Trevize

 

Muovo appena i primi passi e ho da poco conquistato

La posizione eretta trasmessa dal passato

Un evoluzione sciocca dal quale ho ereditato

Due genitori schiavi del tempo e del lavoro.

 

Non voglio più passare i giorni belli dell’infanzia

A fare bastoncini nel chiuso di una stanza

Con la Natura fuori che mi chiama e che mi insegna

Di quanta perfezione nel Suo Mondo regna.

 

Mi impongono di stare fermo e immobile a sentire

Le storie fantasiose da cui dovrei capire

Che cosa è la morale e come comportarmi

In quel dannato mondo che chiamano dei GRANDI.

 

Ho mani piccole, ho piedi piccoli, un banco piccolo, un water piccolo

Ho occhi piccoli, poco distanti, però i miei sogni sono più grandi.

 

Un dì il maestro unico ha scritto sul mio foglio

Un “bravo” e intende dire non è specchio dell’orgoglio

Ma di un ritardo cronico che avevo sui programmi

Da allora un mostro unico mi insegue per 5 anni.

 

La cattedra rialzata, il dito che ti punta

Che ti fa male dentro come un dente quando spunta

Ti scontri contro un muro vorresti dire basta,

Ma vince quel cemento che ovunque ti sovrasta.

 

Quell’ansia è incominciata da una mano sempre alzata

Voti e valutazioni, il cuore che ti smania

Un interrogazione che è un interrogatorio

La frase prende corpo . . . . . . “Scuola ti odio”.

 

Mi sento piccolo, mi sento inutile, mi sento fragile, come un incudine

Ho ancora l’obbligo a continuare “questo è un inferno” continuo a dire.

 

Adesso sono in molti a dare insegnamenti

Ognuno una materia ma quanto son distanti

Dal mondo solitario che vivo tutti i giorni

Dalle domande semplici e tu adulto non rispondi.

 

Ad istruire allievi ci vuole disciplina

E bevi la paura come il latte la mattina

“Diritto alla fiducia” e invece devi conquistarla

Il mondo della scuola è questo che ti insegna.

 

Impegno sacrificio, lotta e competizione

Son queste le parole giuste per la premiazione

Il merito è qualcosa che si può misurare

Ma quanto di te stesso sei disposto a rinunciare?

 

Son sempre piccolo, e devo crescere, ho ancora molto da camminare

In quel percorso dell’istruzione e la mia stella “lentamente muore”.

 

Ho fatto la mia prima scelta libera obbligata

Tracciando il mio futuro su una linea immaginaria

La Scuola Superiore per non essere inferiore

Nel mondo del lavoro e della prevaricazione.

 

Veline e calciatori si godono la vita

Giullari che hanno scelto di mettersi in politica

Mi giungono da un fluido violaceo e incantatore

“Il tuo destino è un altro se studio Cicerone”.

 

Mi impegno tutto il giorno ma non è sufficiente

Alcune idee strane mi offuscano la mente

Mi attribuiranno un debito che è per abituarmi

Ad un concetto occulto che mi seguirà negli anni.

 

Ho un cuore grande, delle emozioni, una coscienza che non è sola,

Ho tutto questo, molto altro ancora ma non mi arriva certo dalla Scuola.

 

All’università ho avuto una visione

Un dinosauro in cattedra faceva la lezione

Modelli di successo, di business, di sviluppo

Su una Terra che è finita e che non può darci tutto.

 

Gli esami non finiscono, non finiranno mai

Del tuo futuro prossimo intravedi solo guai

I sogni si allontanano, li guardi in lontananza

Tra te e le tue speranze non si accorcia la distanza.

 

L’ipotesi è una tesi che chiude tutto il ciclo

Ti affacci dal portone ti senti più smarrito

Col tuo vestito nuovo cucito dalla sarta

E nella tasca interna quel bel pezzo di carta.

 

 

Ho avuto veramente un ottima istruzione

. . . . ci son voluti anni per farmela passare.

 

Claudio Testa

 

Del progetto Trevize abbiamo avuto già occasione di parlare. Nella comunità di ricerca si è, a lungo, discusso sulla definizione più appropriata e più completa del nuovo sistema di apprendimento (la scuola "bella"). Una definizione che riuscisse a riassumere le ambizioni e le speranze dei partecipanti.

 

Tra le varie descrizioni, per avvicinarci al mondo dei giovani, ne è uscita (per ispirazione e traspirazione di Caludio Testa) una in rima, una composizione moderna basata sul ritmo e le "terzine" del rap.

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Apprendimento in evoluzione

Parliamo di formazione. Di formazione continua. La scienza detta i tempi. Nell'era digitale le competenze delle persone devono seguire l'evoluzione dei prolungamenti tecnologici del corpo umano.

Il passaggio

dalla piuma d'oca alla penna biro; dalla tastiera della "lettera22" a quella del personal computer; da quella del cellulare o a quella dello smart phone non comporta solo nuove abilità manuali e inesplorate connessioni sinapsiche con dita diverse, ma anche originali visioni del mondo, un metodo diverso di abitarlo, la nascita di nuove abilità, la capacità di creare differenti livelli di apprendimento.

L'apprendimento continuo.

Inizia nella culla e si conclude alla fine della propria vita. Evolvono anche le metodologie didattiche, le tecniche pedagogiche. Scopo di questa sezione del sito di OfficineEinstein è di seguire questa evoluzione, di cogliere i primi indizi di cambiamenti contingenti o epocali, di informare delle nuove tecnologie e metodologie utilizzabili nei processi didattici e di apprendimento.