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Multitasking o una cosa sola?

Sono anni che Babbo Natale pensa di regalarmi uno smartphone, ma ogni anno si rimanda, poi, in questi ultimi anni, il portafoglio è diventato sempre più sottile, e così lo smartphone non era mai arrivato.
Finite le feste, quest'anno, attraverso uno strano giro di What'sapp o Facebook di mia figlia, il "befanino", quello stesso che da piccola arrivava il 7 gennaio a portar via il dono di Natale se eravamo stati cattivi durante le vacanze, mi ha fatto arrivare un Iphone5c (mio marito che me l'ha regalato si attribuisce, non capisco perché anche un po' di merito).
Sul sito della Apple si legge:

«Il colore va oltre quel che vedi. È un modo di essere, una presa di posizione, una scelta di campo. E rivela la tua personalità. Come l’iPhone 5c, con le sue cinque inconfondibili tonalità. Non è solo per chi ama i colori. È per chi vive a tutto colore

Suona proprio bene.

 

Ed è così che anche io sono entrata nel mondo degli smart, degli intrecci di sms, di mail, di what'sapp, tweet, promemoria, riunioni, che interrompono in ogni momento della mia giornata.
Quindi ora sono raggiungibile sempre e ovunque, non solo quando mi siedo davanti al mio fedele, enorme, caro, e unico laptop.
Non solo.

 

Lui, il mio quarto figlio, il mio computer portatile ha subito stretto un amicizia interdipendente e vincolata con il nuovo arrivato giallino, il 5c.

Sarà un caso che dopo appena venti giorni, il 28 gennaio 2014, Veronica Mazza scrive su D.Repubblica questo articolo che riporto abbastanza fedelmente, eliminando le testimonianze finali?
Leggiamo e riflettiamo.

 

Donne, ribellatevi al multitasking
Che le donne siano più brave nel multitasking è una certezza scientifica ormai assodata. L'ultima conferma arriva da uno studio inglese (dicembre 2013) condotto dagli psicologi Gijsbert Stoet dell'università di Glasgow e Keith Laws dell'università di Hertfordshire, che dopo aver confrontato le performance di 120 uomini e di 120 donne chiamati a passare da un compito all'altro in una simulazione al computer ha sentenziato: l'abilità nell'affrontare gli esercizi è pari, ma i maschi sono più lenti (77 per cento di ritardo nella risposta, contro un 69 per cento delle donne) e incappano frequentemente in errore quando si chiede loro di svolgere più compiti assieme.

 

Sul perché le donne siano più "brave" a fare tante cose contemporaneamente si potrebbe dire molto (e molto si è già detto), ma quel che conta è che l'approccio multitasking non è il migliore per ottenere ciò che si desidera.

 

La vera chiave per avere successo in ogni ambito della vita è infatti fare una sola cosa alla volta, assicurano Gary Keller e Jay Papasan, autori di “Una cosa sola”  che  negli Stati Uniti ha venduto più di 100mila copie in poche settimane.

Una guida pratica, non a caso gli autori sono trainer motivazionali molto gettonati negli Usa, per farsi strada tra mille impegni che aiuta a focalizzare ciò che devi fare senza disperdere tempo ed energie tra chiamate, sms, richieste di lavoro ed esigenze familiari.

 

Il manuale fa grandi promesse: imparare l'arte di ottimizzare i tempi, tenere sotto controllo lo stress, avere perfino il tempo "dedicarti a ciò che davvero è importante per te". Hanno scoperto la formula della felicità?

 


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Per scoprirlo, e capire come applicare il metodo descritto nella quotidianità, l'intervista ad uno degli autori, Jay Papasan:

Il primo passo vero l'ottimizzazione di tempo e forze nella vita, secondo il percorso suggerito dal manuale, è definire il principio di “una cosa sola”. Cosa vuol dire?

«L'idea centrale è identificare la vera priorità tra le tante, e convogliare su di essa tutte le energie disponibili. Il segreto è ridursi, ovvero fare solo quello che si deve fare realmente per essere produttivi, ignorando tutto il resto. Per farlo, si deve dare un ordine di importanza ai vari impegni. Di solito, chi sa individuare le proprie priorità, ordinarle e allinearle, ha una visione più ottimistica e pensa di poter raggiungere davvero l’obiettivo sperato».

 

Nel libro viene spiegato che, prima di applicare il principio di “una cosa sola”, bisogna smantellare uno a uno i falsi miti, le bugie più diffuse sul successo. Ripercorriamo assieme questi primi passi:

 

1. “Ogni cosa ha la sua importanza”

«È un falso mito perché quando le persone hanno troppo da fare, le loro "to do list" diventavo molto lunghe e si finisce per agire come se tutte avessero la stessa importanza, spiega Papasan. Invece bisogna capire cosa conta davvero, eliminando i 'potrei' e lasciando solo i "dovrei", solo così si riduce l’elenco. In questo modo resteranno le cose che devono essere fatte. Ma è necessario un ulteriore sforzo: individuare la cosa più importante, che finirà in cima all’elenco. Anche se pensate di non avere tempo per accorciare la lista degli impegni, soffermarsi a individuare la priorità assoluta permette di velocizzare le azioni e di raggiungere prima il traguardo”.

 

2. “Il multitasking è una bugia”

«Il multitasking è una delle prime soluzioni che la gente sceglie quando si rende conto di aver messo troppa carne al fuoco. Una recente ricerca afferma chiaramente che il multitasking abbassa invece l’efficacia dell'agire e fa perdere tempo, perché si rimbalza da un impegno all’altro, e tutte le volte si deve ritrovare la giusta concentrazione. Un altro studio svela che mediamente si perde il 28 per cento di una giornata di lavoro per colpa dell’inefficienza del multitasking.

Per invertire questa tendenza, bisogna tenere a bada le distrazioni, che comunque sono naturali, e concentrarsi su una sola cosa, quella che al momento occupa il proprio tempo. Se ci stiamo dedicando ad essa vuol dire che è importante, perché dovrebbe essere messa in secondo piano da un’altra attività?»

 

3. “Una vita disciplinata”

«Nel libro ridefiniamo la disciplina come "un’abitudine che si realizza attraverso l’allenamento". Molte persone credono che sia necessario essere disciplinati in ogni cosa, ma in realtà per ottenere successo serve concentrarsi e trasformare la disciplina in consuetudine.

Una recente ricerca ha dimostrato che si impiegano in media 66 giorni per creare un'abitudine. Passato questo periodo, la disciplina si trasforma naturalmente in routine e non sarà più necessario fare sforzi. Il nostro consiglio è lavorare per creare delle sane abitudini e, una volta consolidate, lasciare che queste lavorino per voi».

 

4. “La forza di volontà è sempre a disposizione”

«Non è vero che la nostra energia mentale è sempre disponibile, perché è come una batteria di un cellulare: man mano che si utilizza, si esaurisce e va ricaricata.

Certo è rinnovabile, ma ne abbiamo poca di scorta: ecco perché la forza di volontà va utilizzata in modo selettivo, scegliendo di convogliarla su una cosa sola, quella più importante. Per averla a disposizione al momento giusto, quando veramente ci serve, è necessario farne scorta.

E uno dei modi migliori è quello di mantenere una corretta alimentazione. Molte ricerche hanno dimostrato che il cervello ha letteralmente bisogno di essere nutrito per dare il massimo, ecco perché è fondamentale mangiare sano».

 

5. “Una vita equilibrata”

Sembrerebbe un buon consiglio, perché non lo è?

«Mantener tutto in equilibrio è un concetto più ideale che reale, perché per raggiungere degli obiettivi abbiamo bisogno di dedicare loro tempo e attenzione, togliendone ad altri, spiega l'esperto. Provate invece a controbilanciare, iniziando a separare la vita privata da quella lavorativa: entrambe hanno una lista di priorità di cui tener conto in modo diverso. Se nella prima sfera è necessario tirar fuori le proprie doti da equilibrista, perché più sfaccettata (moglie, madre, impegno nella gestione domestica...) e tutti gli aspetti hanno bisogno di un minimo di attenzione, nell’ambito del lavoro potete invece permettervi di concentrarvi su una sola cosa, quella al momento ritenuta più importante, mettendo da parte il resto».

 

6. “Grande è male”

«La maggior parte della gente pensa che tutto quello che è grande è anche complicato, duro e difficile da realizzare, un'idea che genera un senso di disagio e una paura irrazionale: quella di non poter riuscire a farcela.

Invece, quando si ragiona in piccolo, tutto sembra più a portata di mano e ogni azione viene considerata più prudente e sicura.

Ma questo modo di pensare ci impedisce di spingerci oltre i nostri limiti, ci impedisce di osare.

Pensare in grande invece è necessario, è un toccasana perché rende audaci, allena a credere nello straordinario. E soprattutto non fa temere il fallimento, che non è visto come un ostacolo ma un’opportunità per imparare a crescere. E così le sconfitte non fanno più paura».

 

Smontate una a una le false credenze: “una cosa sola”?

Primo passo

«Intanto ponendoci quella che nel manuale abbiamo definito la "domanda cruciale": qual è la sola e unica cosa che posso fare, quella che una volta portata a termine riesce a rendere tutto il resto più facile o superfluo?

Se fate diventare questa domanda una buona abitudine, ponendola a voi stessi ripetutamente, riuscire a vedere con sempre maggior chiarezza quali sono le vostre vere necessità.

Il secondo passo

Lo step successivo è mettere in pratica quel che si è appreso. Come?

Provate con il "time blocking", metodo che permette di usare il tempo a disposizione in modo proficuo: prendete un calendario e stabilite qual è il tempo a voi necessario per fare, ottenere la sola e unica cosa importante.

In una giornata consigliamo di considerare come tempo giusto circa 4 ore. Questo metodo funziona però solo se proteggete con la determinazione e l’impegno le ore a cui vi dedicate alla sola e unica priorità, non lasciandovi distrarre da nulla».

 

Fonti

Veronica Mazza, Donne, ribellatevi al multitasking, in D.Repubblica

Keller G. Papasan J. 2013Una cosa sola, editore Tre60, 2014

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Apprendimento in evoluzione

Parliamo di formazione. Di formazione continua. La scienza detta i tempi. Nell'era digitale le competenze delle persone devono seguire l'evoluzione dei prolungamenti tecnologici del corpo umano.

Il passaggio

dalla piuma d'oca alla penna biro; dalla tastiera della "lettera22" a quella del personal computer; da quella del cellulare o a quella dello smart phone non comporta solo nuove abilità manuali e inesplorate connessioni sinapsiche con dita diverse, ma anche originali visioni del mondo, un metodo diverso di abitarlo, la nascita di nuove abilità, la capacità di creare differenti livelli di apprendimento.

L'apprendimento continuo.

Inizia nella culla e si conclude alla fine della propria vita. Evolvono anche le metodologie didattiche, le tecniche pedagogiche. Scopo di questa sezione del sito di OfficineEinstein è di seguire questa evoluzione, di cogliere i primi indizi di cambiamenti contingenti o epocali, di informare delle nuove tecnologie e metodologie utilizzabili nei processi didattici e di apprendimento.