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Spunti di riflessione per una scuola nuova

Si è costituita a Roma, nell'ambito dell'Aif (l'associazione dei formatori italiani), una comunità di pratica con la missione di riflettere e proporre una nuova didattica per la scuola del terzo millennio, per essere puntigliosamente precisi, per impostare “un nuovo modello educativo per le competenze del terzo millennio”.un po' atipica, giacché invece di riunirsi intorno ad una pratica, cioè una competenza, un saper fare, ha riunito diverse competenze per immaginare una nuova pratica.

 

La Comunità di pratica, alla quale hanno già aderito una decina di soci dell'Aif, quindi formatori di professione, parte da un documento predisposto da Paolo Vittozzi (1), pilota d'aereo, formatore dal 1981, direttore esecutivo del Club di Budapest Italia dal 2011 e, sopratutto, coordinatore ed accentratore della comunità di pratica.
Ve lo proponiamo nella sua versione originale, quella che verrà discussa giovedì 9 febbraio dai partecipanti alla comunità stessa.

 

«La scuola è aperta a tutti. L'istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita. I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi. La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze, che devono essere attribuite per concorso» (Costituzione Italiana, art. 34)

 

1. Premessa

Sono tornato a scuola seguendo mia figlia nei suoi 13 anni di studi (lei è del 1988), spesso assieme ai compagni, e ho verificato che imparavano tante nozioni, tante materie diverse, ma nulla che fosse veramente utile per la loro vita futura. Nulla di diverso da ciò che imparai io.
In 31 anni da formatore (dal 1981) ho spesso incontrato adulti che desideravano imparare a comunicare bene, che potevano migliorare la gestione del proprio vissuto emotivo; adulti le cui capacità “sociali” potevano essere aumentate, migliorate, mirate, perfezionate; adulti che ancora non avevano ben compreso quali fossero i loro talenti e perché avessero scelto proprio quella vita, in sintesi adulti in dubbio sulla propria vita. Nessuno mi ha mai detto che aveva imparato a scuola qualcosa che li avesse aiutati a rispondere a queste domande.


Addestrando gli equipaggi di volo di Alitalia al miglioramento delle prestazioni umane, mi accorsi che era necessario integrare la formazione standard prevista dall’autorità aeronautica con un più complesso e completo processo che integrasse le Life Skills. (Non Technical Skills in campo aeronautico, in altri ambiti Soft Skills. Io preferisco Life, perché sono abilità vitali nell’attuale mondo). Anche in questo caso la scuola non aveva fatto nulla per preparare le persone alla vita.

Inoltre a scuola, a qualsiasi età, si riscontrano episodi di bullismo (questo già ai miei tempi), fra i ragazzi più grandi si verificano episodi di razzismo, di violenza, di stalking, tutti fenomeni che denotano una incapacità di gestione del proprio vissuto emotivo e l’inesistenza di una solida etica sociale.
La società si è modificata molto velocemente e significativamente, così mentre si affaccia la terza rivoluzione industriale, mentre si progettano le smart cities, mentre si fanno i festival dell’innovazione, la formazione scolastica è di massima ancorata all’ultima riforma scolastica che risale al 1948.

Si dice che abbiamo bisogno di dirigerci definitivamente verso un mondo etico, pacifico e sostenibile. Ma come? Con quale cultura? Imparando dove?


Recentemente ho letto:
 l’economia è cambiata, probabilmente per sempre. La scuola non lo è.

La scuola fu inventata per creare un costante flusso di condiscendenti lavoratori di fabbrica per il ciclo economico del XX secolo. Continua a svolgere un lavoro eccellente nel perseguire questo goal, ma non è una meta che abbiamo bisogno di realizzare ancora.
E’ vero, viene richiesta una diversa modalità di lavoro, tutto è diverso e tutti noi lo sappiamo.
Però rimaniamo abbarbicati a quello che conosciamo, a quello che abbiamo studiato, quello giusto per un’altra era, passata.


Cercavo da tempo una soluzione, poi, piano piano i pezzi si sono aggregati, come un puzzle si è formata l’immagine del sogno: cambiare la società cambiando la scuola.

Riprendendo le parole di W. Edwards Deming:

«Non riusciremo mai a cambiare il sistema di gestione dominante senza cambiare il nostro sistema di istruzione dominante. Si tratta, infatti, degli stessi sistemi»


Il mio sogno è disegnare un percorso scolastico innovativo, reale, pratico, utile, che raccolga le riflessioni che la maggior parte degli opinion makers già condivide, ad esempio due stranieri:

Seth Godin: promuovere la passione per la soluzione dei problemi, allargare le prospettive individuali, in modo che ognuno possa individuare la propria nicchia nel mondo, 

Peter Senge: lo scopo dell’educazione per me è diventare me stesso!!!

Questo appunto si propone di comunicare la volontà di creare una comunità che possa:

  • individuare la vision per la nuova scuola,
  • trovare la strada per realizzarla,
  • stabilire le priorità,
  • trovare soluzioni diverse ed innovative,
  • proporre reali percorsi di formazione per ogni periodo scolastico e per gli insegnanti,
  • fornire un progetto realizzabile e perseguibile: la riforma della scuola pubblica per la società 
del futuro.

 

2. Riflessioni


Mi sono chiesto tante volte quale tipo di scuola potesse dare ai nostri figli la necessaria competenza per affrontare la loro vita, per creare il loro futuro.


Ho portato le mie riflessioni in un seminario in Austria, mi è stato fatto notare che Montessori è italiana e che lei ha già scritto molto su questo argomento; ho portato queste riflessioni fra amici in un circolo culturale romano, mi hanno parlato di Steiner come toccasana al problema.

Ma sono risposte giuste? Montessori appartiene al 1890, le sorelle Agazzi anche, Steiner ha scritto agli inizi del XX secolo (è deceduto nel 1925).

Argomenti vecchi? Si e no.
10.000 anni fa (diecimila anni, ben prima dei sumeri) la civiltà non c’era ancora e noi siamo, come specie, come eravamo allora. L’essere umano è lo stesso della rivoluzione agricola e aderisce agli stessi processi psicofisiologici di 10.000 anni fa, il sistema neurale è lo stesso e lo stiamo comprendendo solo ora. La rivoluzione agricola ha 8.000 anni, quella industriale 200, quella informatica poco più di 30. 
La trasformazione che questi ultimi eventi hanno prodotto sulla società è straordinaria, siamo in un mondo diverso, soprattutto in Occidente, ma la scuola non è stata adeguata, tranne che in qualche programma. 

Abbiamo creato un mondo complesso, e ci siamo dimenticati cosa sia la complessità.

Viviamo in un mondo per il quale siamo impreparati, a partire dalle nostre caratteristiche umane che sono sempre le stesse, ma che possono essere formate, sviluppate, mirate, finalizzate.
 Abbiamo scoperto l’intelligenza emotiva nel 1995 ed abbiamo capito che l’alfabetizzazione emotiva è la chiave principale per la vita sociale. Sappiamo di vivere di e per le emozioni, eppure il loro impiego più esteso è nella pubblicità; per vendere!

Nessuno ci educa in questo campo, a meno di corsi a pagamento da adulti. 
Recentemente in un seminario il Dr Salovay (Yale University), che ha sviluppato, con la sua equipé, un metodo di alfabetizzazione emotiva impiegabile nelle scuole, ha raccontato che un bambino di 4 anni impara ed applica i contenuti in due mesi, un quarantenne in 2 anni, (io aggiungerei, con difficoltà). Quindi il target facile sono i bambini, non gli adulti!
Abbiamo capito con chiarezza che la creatività è un elemento indispensabile per rinnovarci e migliorare, ma questa viene trascurata, anzi viene penalizzata a favore del nozionismo, più facile da insegnare, imparare, verificare, ma inutile per affrontare la vita.

 

3. I contenuti

Immagino una scuola in cui:

  • si sappia rispondere alla domanda “chi sono io”;
  • che favorisca la creatività, l’arte, il saper fare;
  • dove si “impari ad apprendere”;
  • che abbia come visione a lungo termine l’innovazione, la sostenibilità, l’applicazione della conoscenza;
  • che alla teoria affianchi la pratica della vita quotidiana;
  • che favorisca la relazione, l’interdipendenza, il lavoro di gruppo, l’instaurarsi di rapporti di reciproca stima, rispetto, tolleranza ed amicizia.


Una scuola che abbia lo scopo di formare cittadini responsabili, etici, rispettosi, innovatori, insomma una scuola che consenta alla nostra società di prepararci per il “futuro che vogliamo” (per riprendere il leit motiv di Rio+20), con la piena consapevolezza della nostra umanità.


Non sto quindi pensando di modificare il percorso scolastico come esercizio accademico fine a se stesso, ma come modalità per attuare il motto: Γνῶθι σεαυτόν (conosci te stesso), chiave di base per comprendere e realizzare la conoscenza necessaria a vivere.
I filosofi dicono che sia in atto una crisi di umanità, concordo pienamente con questo concetto, ancora una volta la scuola può essere il migliore antidoto a questa crisi.


Una nuova scuola che prenda il meglio da quello che già esiste (incluse le cose “giuste” dei metodi citati poc’anzi), che aggiunga quel che serve per “imparare dal futuro” e per consentire ai suoi frequentatori di raggiungere il pieno potere personale (empowerment), e che questo possa avvenire già dai 5 anni. Una scuola che torni alla interazione della maieutica piuttosto che l’aridità delle lezioni frontali.


Per altro sono convinto che nella scuola odierna ci sia già tanto di buono, a partire dagli insegnanti, persone che hanno dedicato la loro vita all’educazione, ma per le quali valgono le stesse regole e limiti imposti agli studenti.
Gli insegnanti secondo me, in una società sono fondamentali. Sono un caposaldo, una pietra miliare, ed in Italia dovrebbero proprio riprendere il posto che avevano i filosofi nell’antica Grecia. Status, riconoscimento, delega e fiducia sono i termini che mi vengono alla mente quando penso ad un insegnante, e devono assolutamente far parte del progetto: senza di loro è impossibile realizzarlo!

Nel progetto c’è la necessità di creare un nuovo corpo di insegnanti con persone motivate ed innamorate del loro lavoro che viene riconosciuto dalla società. Un maestro di scuola deve avere lo stesso rispetto di un professore universitario, la missione che svolge per la società è altrettanto importante, dal punto di vista psicologico e di formazione del carattere, sicuramente più importante. Un maestro che sia magister e mentore, tanto quanto tutta la classe degli insegnanti.


Mi soffermo brevemente sulle famiglie: i genitori devono entrare nel progetto, come gli insegnanti devono farne parte.


Quali materie? Da capirlo assieme, sicuramente è necessario riprendere in mano la nostra appartenenza al mondo Naturale: “l’educazione, se significa qualcosa, non dovrebbe allontanare gli esseri umani dalla Terra, ma instillare in loro un rispetto anche maggiore per essa, perché le persone istruite sono nella posizione di capire cosa stiamo perdendo” (Wangari Maathi).
Poi a seconda dell’età le materie di base e le altre che verranno man mano individuate: tutto legato in un armonico processo di integrazione: un processo olistico.


Per altro nel Museo della Tecnologia a Boston ho trovato “giochi” per insegnare la fisica ai bimbi di 4 e 5 anni. Quante cose possono essere ripensate?

 

4. Conclusioni

Che fare? Io non ho tutte le risposte, tante idee ma poche risposte, soprattutto esatte!


Ho però imparato che la saggezza della massa è maggiore di quella del singolo (Wisdom of the Crowd) e che, quindi, da una sinergia di gruppo si possono ottenere risultati straordinari.


Ho lavorato tanto con i gruppi e per anni sono stato membro di equipaggio come pilota e comandante. Conosco la forza del lavoro di squadra e mi piacerebbe creare una comunità di pratica sinergica in Aif: ci sono competenze incredibili fra i soci; e so che quello che dico è compreso e condiviso.


Allora io chiedo aiuto!


Aiutatemi a realizzare questo sogno... realizziamolo assieme..


Io mi considero un seminatore, so che saranno altri a raccogliere: sono felice di fare la mia piccola parte!


Fra poco più di un anno ne avrò 60 ... voglio mettere a disposizione la mia esperienza, la mia voglia di fare, i miei talenti, la mia capacità di ottenere e raccogliere risultati.
Iniziando con i bambini, alla fine del primo nuovo ciclo scolastico, si sarà formata la prima nuova classe sociale, composta di cittadini invece che di consumatori. Se, ad esempio, riuscissimo ad iniziare a ottobre 2016 (2014-2016 per preparare i primi insegnanti), nel 2029 usciranno i primi giovani formati interamente con una nuova coscienza ed una cultura adatta!


Ho immaginato un possibile percorso, che inizi a 5 anni e finisca con scienze della formazione, perché i primi a dover essere formati sono proprio gli insegnanti, in maniera che, motivati e capaci, siano la prima pietra su cui poggiare questa educazione adatta e necessaria, con cui forgiare le nuove generazioni.


Se, per la costituzione di questa comunità, risponderemo in tanti a questo appello, avremo tante capacità, tanti talenti e tanto tempo, se fossimo 40, anche solo un’ora a settimana, sarebbero 40 ore a settimana come avere un dipendente dedicato, con la differenza che sarebbe un dipendente con 40 anime diverse: straordinario!


Ovviamente nel gruppo ogni cosa può essere discussa, rivista, riproposta... l’importante è arrivare a presentare un progetto nazionale per una nuova scuola... in tempi umani, non biologici!

So che il progetto è titanico, però questa “riforma” è necessaria; e non siamo solo noi che pensiamo questa cosa. Ho da poco scoperto che il Club di Budapest Francia sta perseguendo un analogo progetto, ed io attiverò il Cob Italia. Interesse per questa idea mi ha già apertamente dimostrato l’Ungheria (il rappresentante era presente al convegno in Austria).
In sintesi... è ora di farlo anche in Italia, magari come capofila per un progetto europeo.


Lo vogliamo fare assieme?


Io è tanto che ne parlo, ci sono altre persone al di fuori di Aif che sono pronte a dare il loro contributo, anche gli studenti, anzi forse sono quelli più motivati e più da ascoltare.
Ho tenuto un intervento in un liceo, ho esposto loro l’idea per avere un parere da chi fosse interessato, la risposta è stata entusiastica.

Manca solo una parola: fondi.


Sono sicuro che dopo che avremo abbozzato un progetto concreto sarà relativamente facile trovare uno sponsor.
Ne ho certezza, perché so che l’idea è valida e necessaria... e ci sarà qualche visionario che vuole partecipare a questo sogno con le sue risorse, questo oltre ai possibili bandi indetti dall'Unione europea.

Iniziamo da volontari, e poi dipenderà da noi. Facciamolo assieme, è importante.
Immaginiamo una scuola che prepari per se stessi, per la famiglia, per il lavoro, per una vita degna di essere vissuta.

 

Paolo Vittozzi 

 

La scuola che vorrei

Concludo riprendendo, per sottolineare ancora la sensibilità sociale sull’argomento, le parole che sono presenti in uno spot su youtube. Le ho trascritte io, il titolo è:

la scuola che vorrei.


Lo spot inizia con le parole dell’articolo 34 della Costituzione, e prosegue
Questa è la scuola che vorrei 
un scuola che ci insegni a credere nei nostri sogni e consideri la giustizia come blocco di partenza;

  • 
vorrei una scuola che non spenga la curiosità e la nostra sete di conoscenza, in cui la teoria si sposi con la conoscenza, perché la scuola che vorrei non è un'utopia;
  • 
vorrei che la scuola in questo periodo di crisi ci aiutasse a voltare pagina: 
la valorizzazione dei talenti non deve essere un'eccezione, ma una regola;
  • vorrei una scuola dignitosa che non caschi a pezzi perché proprio lei deve insegnarmi ad essere forte ed a rialzarmi dopo ogni errore, perché ogni fallimento può essere uno stimolo per fare meglio;
  • vorrei una scuola che non finisse dopo il suono della campanella, dove studenti e professori si trattino con affetto, una scuola che i miei sogni li concretizzi e non li metta nel cassetto;
  • vorrei una scuola nella quale non ci fosse bisogno di protestare perché ogni alunno ha il diritto di parlare;
  • vorrei questa scuola, ma soprattutto
  • vorrei UNA (marcato nella pronuncia a sottolineare l’unicità di essa) scuola, 
non dimenticatevi della parola data: la scuola è di tutti noi, non toglietecela mai!!!

 

allegato 1

Ed ecco l'allegato al documento dove il coordinatore della Comunità di pratica propone alcuni nomi da discutere per rappresentare e dare identità al progetto 

  • Hermione (la più brava studente-strega tutta umana della classe, in un mondo di figli di maghi),
  • Lucignolo (il non-studente per eccellenza);
  • Trevize (colui che decide la direzione in cui andrà la Galassia; Azimov la pentalogia della Fondazione);
  • Prometeo (portò il fuoco, la conoscenza, agli uomini);
  • 
Delfi (il tempio del conosci te stesso);
  • Diogene (colui che cercava l’uomo);
  • Neo, interprete di Matrix, Neo nuovo figlio dell’uomo Anderson;
  • Sam Gamgee, la vera forza del portatore dell’anello: forza, perseveranza, improvvisazione, creatività, fedeltà.

 

C’è una figura femminile? Un’eroina, oppure un personaggio fantastico e conosciuto? Oppure un luogo? Narnia?

  • Pandora,
  • Eudora,
  • Persefone,
  • BoraBora,
  • Tramontana,
  • Alba,
  • Aurora,
  • Ghibli.

 

Note sull'autore

(1)

Già Colonnello in aeronautica militare, poi comandante in Alitalia, formatore dal 1981, facilitatore d’aula per le Non Technical Skills dal 1999, ho sommato - nel tempo - alla laurea tecnica (scienze aeronautiche - Napoli) e a quella sociale (scienze politiche - Trieste), un master universitario in formazione e counseling relazionale (Siena). Continuo ad esercitare come istruttore di volo.
Direttore esecutivo del Club di Budapest Italia dal 2011, mi occupo di educazione, di crescita personale e di gruppo (Life Skills), di pensiero sistemico e di innovazione sociale, con lo scopo di contribuire all’instaurarsi di un mondo etico, pacifico e sostenibile.

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Apprendimento in evoluzione

Parliamo di formazione. Di formazione continua. La scienza detta i tempi. Nell'era digitale le competenze delle persone devono seguire l'evoluzione dei prolungamenti tecnologici del corpo umano.

Il passaggio

dalla piuma d'oca alla penna biro; dalla tastiera della "lettera22" a quella del personal computer; da quella del cellulare o a quella dello smart phone non comporta solo nuove abilità manuali e inesplorate connessioni sinapsiche con dita diverse, ma anche originali visioni del mondo, un metodo diverso di abitarlo, la nascita di nuove abilità, la capacità di creare differenti livelli di apprendimento.

L'apprendimento continuo.

Inizia nella culla e si conclude alla fine della propria vita. Evolvono anche le metodologie didattiche, le tecniche pedagogiche. Scopo di questa sezione del sito di OfficineEinstein è di seguire questa evoluzione, di cogliere i primi indizi di cambiamenti contingenti o epocali, di informare delle nuove tecnologie e metodologie utilizzabili nei processi didattici e di apprendimento.