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Il focusing e la teoria ponte

Come sintetizzare? Dare ascolto al proprio corpo, fidarsi dell'istinto, credere nelle intuizioni.

Il processo del focusing, di esportazione nord americana, permette di valutare gli accadimenti in cui ci imbattiamo combinando il pensiero con le sensazioni.

Da questa contaminazione scaturisce una nuova idea, una nuova opportunità che permette di esprimere più forza e convinzione nel proseguire lungo il sentiero della nostra vita. E', in un certo senso, l'ennesimo inno al meticciaggio, alla multiculturalità: in questo caso della logico razionale con quella psicologica intuitiva.

Per dirla alla De André:

«dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fiori»

 

A questo punto dovrei provare ad andare con ordine, altrimenti se lasciamo libera solo la chiave intuitiva interpretativa, la sfera logico conseguenziale va in tilt.

 

Incontrare Patrizia

L'occasione è dare volto e fisicità ad una nuova "amicizia"; trasformare un incontro virtuale in un incontro fisico. Non sto riferendomi ad esperienze maturate in siti di incontro con fini matrimoniali o più allettanti, ma all'evolversi delle relazioni nell'epoca digitale. Collegare il vissuto percepito con il vissuto reale; collegare l'esperienza con la fantasia. 

 

Con Patrizia Bonaca il primo contatto avvenne su Linkedin, probabilmente facevo parte di una sua campagna di ampliamento dei riferimenti, non so cosa la colpì del mio profilo, ma ricevetti una sua richiesta di contatto. Lessi il suo profilo e, incuriosito da alcune iniziative che aveva intrapreso, accettai. Venni invitato ad alcuni eventi che organizzò, ai quali non potei andare.

I fili si rinsaldarono quando avviò (su Linkedin e su Facebook) una piccola comunità di ottimisti "SoloNotiziePositive".

Le proponemmo una liason con OfficineEinstein che del vivere in un mondo diverso fa la sua bandiera. Mettere in evidenza le tante cose positive che succedono nel mondo e non solo quelle di interesse economico e politico, come tende a fare la nostra principale fonte di informazione, il sistema mediatico economico, il Club Bilderberg, ci sembrò un brillante modo per avviarci verso un mondo diverso.

 

Da quel momento ci sentiamo più o meno una volta alla settimana, un paio di volte per telefono, normalmente per mail. La cultura del positivo conta già una quindicina di interventi (su Officine, centinaia su Facebook e su Linkedin) e tutto procede per il meglio.

 

Si, ma del libro? Partiamo dalla presentazione

Arriviamo così al focusing e alla teoria ponte, temi d'interesse di Patrizia che decide di dedicarci un libro che, giustappunto, si intitola come questo articolo (che sta assumendo un taglio quasi sentimentale). Ne parliamo un pò per mail, pubblichiamo un suo intervento di presentazione. 

 

L'appuntamento è per martedì 13 maggio, un martedì pomeriggio intasato di appuntamenti, a Roma, alla libreria Arion Esposizioni, appunto al palazzo delle Esposizioni di via nazionale. L'intreccio implacabile di tre incontri nel pomeriggio e due spostamenti nel centro storico è incompatibile con il traffico e l'organizzazione della capitale e all'ultimo incontro, la presentazione del libro sul focusing, arrivo con quasi un'oretta di blocco stradale sulle spalle e... di ritardo alla presentazione. Giusto per ascoltare le conclusioni e per ammirare la libreria (che merita! Consigliato andarci senza carta di credito).

Fallito l'obiettivo A dell'incontro (ascoltare presentazioni e commenti addomesticati sul libro) rimane l'obiettivo B (presentarmi e salutare l'autrice), in realtà più importante dell'obiettivo ufficiale.

 

Arrivo con una mia amica, e collega, alla quale avevo accennato gli antefatti, che non commenta la mia decisione di rinunciare anche al secondo obiettivo. Un tacco 12 e un vestito verde smeraldo mi restituivano una Patrizia Bonaca che non mi tornava. Con mio stupore avevo rinunciato all'obiettivo logico per ascoltare una sensibilità interiore che non percepiva quel momento, quello giusto per collegare due emisferi della vita. In effetti non era la prima volta che accadeva. Invece che all'aspetto esperenziale (lei è Patrizia) avevo deciso di dar ascolto a quello istintivo (non è nei suoi panni). 

 

E, ora, finalmente anche del libro

Questa lunga, lunghissima premessa, molto personale, mi è sembrata un gioco del destino quando ho aperto il libro che mi ero comprato. Il mio emisfero razionale, spesso dominante, aveva ascoltato e si era sottomesso all'imperativo dell'istinto. Avevo inconsciamente avviato un processo di focusing autodidattico. 

Ovviamente il processo del focusing è cosa assai più seria. Permette di valutare gli elementi della nostra vita combinando il pensiero con il sentire.

«Significa avere un atteggiamento amichevole verso la nostra esperienza interna e prenderla come spunto per diventare più  assertivi, migliorare il nostro modo di comunicare e, anche, il nostro modo di lavorare riducendo lo stress» ci spiega Patrizia nel suo libro.

 

Un libro strano, contraddittorio. Una copertina intutiva e indovinata, una cura tipografica scarsa, quasi scadente, o, meglio, antica, da parrocchia; un'attenzione redazionale insufficiente. Insomma un libro un po' troppo artigianale, in termini di comunicazione, che ospita un contenuto approfondito metodologicamente e appassionato, dettagliato nello storytelling di questa scoperta, esplicito nello spiegare il metodo.

 

Avendo parlato molto dell'occasione, dell'incontro non avvenuto, ho penalizzato l'aspetto descrittivo del libro. Un libro agile, veloce da leggere. Vorrei riportarne i contenuti solo con pochi indizi, giusto per farvi venire l'acquolina.

 

«Occhi chiusi, lentezza, introspezione, silenzio, tempo, allenamento, fiducia... ecco gli ingredienti necessari anche se, a prima vista, insoliti. Significa acquisire una nuova forma mentis, togliendo deliberatamente a un procedimento la sua intenzionalità, lasciandolo sbocciare nel suo lento divenire. Più daremo fiducia a questo processo, più le nostre idee aumenteranno e una nuova consapevolezza si farà spazio in noi. (...) Come dicono i buddisti il nostro sé è un essere di mezzo (come un ponte) collegato a tutto ciò che esiste»

 

«E' il cosidetto “ascolto empatico”. Per ascolto empatico si intende l'intento di comprendere l'altro, significa sforzarsi di guardare il mondo nel modo in cui l'altro osserva, capire cosa prova. Ascolto empatico non significa essere d'accordo con qualcuno, ma capirlo sia da un punto di vista emotivo che intellettuale»

Leggi anche

Patrizia Bonaca, Il Focusing, una bussola per le start up, OfficineEinstein

Patrizia Bonaca, La cultura del positivo, OfficineEinstein

 

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Apprendimento in evoluzione

Parliamo di formazione. Di formazione continua. La scienza detta i tempi. Nell'era digitale le competenze delle persone devono seguire l'evoluzione dei prolungamenti tecnologici del corpo umano.

Il passaggio

dalla piuma d'oca alla penna biro; dalla tastiera della "lettera22" a quella del personal computer; da quella del cellulare o a quella dello smart phone non comporta solo nuove abilità manuali e inesplorate connessioni sinapsiche con dita diverse, ma anche originali visioni del mondo, un metodo diverso di abitarlo, la nascita di nuove abilità, la capacità di creare differenti livelli di apprendimento.

L'apprendimento continuo.

Inizia nella culla e si conclude alla fine della propria vita. Evolvono anche le metodologie didattiche, le tecniche pedagogiche. Scopo di questa sezione del sito di OfficineEinstein è di seguire questa evoluzione, di cogliere i primi indizi di cambiamenti contingenti o epocali, di informare delle nuove tecnologie e metodologie utilizzabili nei processi didattici e di apprendimento.