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La consapevolezza del presente

Immaginiamo di essere su un palcoscenico al buio. Per farci vedere, ma anche farci ascoltare meglio dal pubblico, per catturare la loro attenzione, serve un riflettore. Serve inoltre che questo riflettore, magari un “occhio di bue”, che concentra ben bene il fascio di luce, sia puntato su di noi.
La cosa migliore è gestire quel riflettore affinché ci illumini.
Per ispirare, per essere carismatici, per costruire rapporti con gli altri ed acquisire una buona credibilità, è fondamentale essere  consapevoli che sarà difficile vederci, se quel riflettore non punta su di noi.

 

Se pensiamo di ispirare le persone della nostra vita o essere carismatici agli occhi di un più ampio pubblico, è bene sapere che quelle persone e quel pubblico ci sono sempre, sono sempre presenti.
La consapevolezza è, dunque, quel riflettore che noi stessi possiamo e dobbiamo decidere di governare.

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Non solo. Cambiando punto di vista, e a seconda di come puntiamo il nostro riflettore, diamo luce al mondo che ci circonda, vediamo più opportunità, siamo più presenti.
Se abbassiamo i lumen del riflettore, siamo meno consapevoli e meno presenti.
La meditazione è uno dei modi in cui possiamo allenarci per essere più consapevoli, ma riflettendoci è anche possibile essere semplicemente più consapevoli.
Molti di noi vivono con la propria consapevolezza oscurata. A volte è come se ci svegliassimo, chiedendoci dove siamo stati gli ultimi minuti, o poche ore fa. Attenzione, questi momenti tendono a diventare più a lunghi man mano che gli anni passano. Ci abituiamo alla routine e ai rituali.

 

Perché è importante?

Pensiamo a cosa si potrebbe fare se fossimo un pochino più consapevoli ogni giorno.

Cosa potremmo ottenere?

Come potrebbe essere la nostra vita oppure la vita delle persone che attraversano il nostro percorso?
Sono state sviluppate numerose scale di valutazione della consapevolezza, tuttavia la Maas (Mindful Attention Awareness Scale), creata da Brown e Ryan nel 2003 è quella ritenuta più affidabile ed è la più usata.
Quindici descrizioni di situazioni, selezionate da un insieme iniziale di 184, man mano ridotte fino ad ottenerne tredici, che presentano una coerenza interna soddisfacente a cui sono state aggiunte altre due (la 5 e la 13) al fine di ampliare la scala.
La scala va da 1 (quasi sempre) a 6 (quasi mai).

Chi si sottopone al test, deve indicare la frequenza in cui si trova.
Questo strumento è volto a rilevare differenze individuali e misura la tendenza degli individui ad essere consapevoli e a prestare attenzione al momento presente, più che a misurare attributi di personalità, come accettazione e empatia.

 

L'esperienza diretta degli eventi

Attraverso diversi studi gli autori hanno trovato che la Maas è positivamente correlata con numerosi indicatori:

  • di benessere, sia mentale che fisico, fra cui ottimismo, soddisfazione, vitalità e autostima;
  • di malessere, sia mentale che fisico, fra cui ansia, depressione, impulsività e auto-controllo

 

Ulteriori correlazioni a:

  • percezione di maggior autonomia,
  • competenza,
  • capacità di relazionarsi con gli altri.


Tre componenti queste, della Self Determination Theory, la quale postula che la consapevolezza risulta molto utile nella scelta dei comportamenti più funzionali al raggiungimento dei propri obiettivi o bisogni.
Le correlazioni negative fanno riferimento alla preoccupazione per il modo in cui si viene visti dall’esterno, per come le altre persone valutano i comportamenti: l'ansia sociale.


Kabat-Zinn, nel 1994, da una definizione chiara e concisa:

«a Mindfulness è la consapevolezza che deriva dal fare attenzione in un particolare modo, cioè intenzionalmente, in maniera non giudicante e nel momento presente.«

Ciò significa essere capaci di osservare gli eventi così come sono, senza filtrarli attraverso la propria mente e quindi considerarli “giusti” o “sbagliati”, “positivi” o “negativi”.


Significa fare esperienza diretta degli eventi attraverso un’attenzione costante e intenzionalmente rivolta ad ogni singolo istante, ad ogni azione svolta, anche le più semplici come il mangiare o il respirare.

 

Nel 2004 Bishop e colleghi hanno proposto una nuova definizione operativa di questo costrutto, basata su due componenti:

  • l’auto-regolazione dell’attenzione
  • e l’orientamento alle esperienze.

La prima consiste nel mantenere il focus attentivo costantemente rivolto all’esperienza presente e richiede la capacità di spostare intenzionalmente l’attenzione da un aspetto ad un altro di tale esperienza.

La seconda fa riferimento al modo con cui si deve rapportare alle esperienze, che deve essere caratterizzato da curiosità, apertura e accettazione a prescindere dalla desiderabilità di tali eventi.

 

Il costrutto della Mindfulness può essere analizzato più nel dettaglio definendo i cinque aspetti che lo costituiscono:

  1. osservare (guardare gli eventi, sia esterni che interni, senza filtri, limitandosi ad accorgersene);
  2. descrivere (dare un nome agli eventi osservati, utilizzare un’etichetta verbale);
  3. agire con consapevolezza (compiere ogni azione facendo attenzione al momento presente);
  4. non giudicare i vissuti interni (adottare un atteggiamento privo di valutazioni nei confronti dei propri pensieri e sensazioni, limitandosi a notare i fatti dell’esperienza);
  5. non reagire ai vissuti interni (controllare consapevolmente i propri pensieri e le proprie reazioni, impedendo che si esprimano involontariamente).

 

Il comportamento consapevole

In ambito lavorativo un comportamento consapevole è in grado di aumentare la creatività e la produttività. Può ridurre il burn out, sindrome caratterizzata da esaurimento emozionale, depersonalizzazione e ridotta efficacia professionale, che può presentarsi in soggetti che, nella vita professionale, lavorano a contatto con le persone.
Al contrario, agire in modo mindless, senza consapevolezza, è una delle principali cause di incidenti sia sul luogo di lavoro sia nella vita di tutti i giorni.

 

In ambito educativo i comportamenti mindless sono piuttosto frequenti. Si tende ad apprendere gli elementi basilari di un compito e a renderli schemi fissi attraverso cui agire. Questo non deve impedire di apprendere nuovi elementi e di usare la creatività per agire.
Nello studio, quando si approccia con maggiore consapevolezza, si ottengono miglior capacità di attenzione e di memorizzazione, ed i contenuti vengono giudicati molto più interessanti.


Nella vita di tutti i giorni gli effetti negativi di un comportamento mindless si possono osservare quando si giudica e categorizza un certo gruppo di individui senza esserne consapevoli, accade che si fanno distinzioni arbitrarie e prive di fondamento oggettivo. Così facendo avremo un aumento degli stereotipi e dei pregiudizi che irrigidiscono e distruggono i rapporti sociali.

 

A proposito di questo test ...

140810 testAiuta a capire come siete nella vostra vita quotidiana. Come concetto psicologico, focalizzazione e consapevolezza dell'attenzione. 

Quanto siete ricettivi e aperti sul ciò che sta accadendo nel presente.
E' stato sviluppato e testato da Kirk Warren Brown e R.M.Ryan nel 2003 per un dottorato di ricerca alla Virginia Commonwealth University.

Utilizzando una scala da 1 a 6, indica come ci si pone di fronte ad ogni esperienza, descritta in ogni riga.
Sarà importante rispondere in base alla propria esperienza reale. Non come si pensa o si spera dovrebbe essere.


La scala da 1 a 6:

1 = quasi sempre

2 = molto frequentemente
3 = abbastanza di frequente
4 = abbastanza di rado
5 = molto di rado
6 = quasi mai

 

  1. Mi capita di vivere esperienze e emozioni e non esserne consapevole, se non successivamente.
  2. Rompo o rovescio qualcosa per sbadataggine, perchè non presto attenzione o perchè penso a qualcos'altro.
  3. Trovo difficile rimanere focalizzato su quello che sta accadendo ora, qui, ovvero nel presente.
  4. Ho la tendenza a camminare velocemente per arrivare a destinazione, senza prestare attenzione a ciò che provo lungo la strada.
  5. Tendo a non notare tensione fisica o disagio fin quando questi catturano la tua attenzione.
  6. Dimentico il nome di una persona appena mi è stata presentata per la prima volta.
  7. Mi sembra di " funzionare in automatico ", senza piena consapevolezza di quello che sto facendo.
  8. Mi precipito sul fare, sull'agire, senza prima aver prestato la giusta attenzione.
  9. Arrivo concentrato alla meta che voglio raggiungere, senza capire esattamente il percorso che sto facendo per arrivarci.
  10. Faccio lavori o attività automaticamente, senza essere consapevole di quello che sto facendo.
  11. Mi trovo ad ascoltare qualcuno con un orecchio, mentre faccio qualcos'altro.
  12. Mi trovo a guidare senza pensare alla strada e quando arrivo mi chiedo perché sono arrivata là.
  13. Mi ritrovo a pensare al futuro o al passato, preoccupata.
  14. Mi ritrovo a fare le cose senza prestare attenzione.
  15. Mi ritrovo a fare spuntini senza rendermi conto di ciò che sto mangiando.

 

Per una corretta valutazione, bisogna calcolare la media delle quindici domande. Più il punteggio sarà alto, più elevato è il livello di consapevolezza disposizionale, ovvero di capacità di attenzione.

 

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Apprendimento in evoluzione

Parliamo di formazione. Di formazione continua. La scienza detta i tempi. Nell'era digitale le competenze delle persone devono seguire l'evoluzione dei prolungamenti tecnologici del corpo umano.

Il passaggio

dalla piuma d'oca alla penna biro; dalla tastiera della "lettera22" a quella del personal computer; da quella del cellulare o a quella dello smart phone non comporta solo nuove abilità manuali e inesplorate connessioni sinapsiche con dita diverse, ma anche originali visioni del mondo, un metodo diverso di abitarlo, la nascita di nuove abilità, la capacità di creare differenti livelli di apprendimento.

L'apprendimento continuo.

Inizia nella culla e si conclude alla fine della propria vita. Evolvono anche le metodologie didattiche, le tecniche pedagogiche. Scopo di questa sezione del sito di OfficineEinstein è di seguire questa evoluzione, di cogliere i primi indizi di cambiamenti contingenti o epocali, di informare delle nuove tecnologie e metodologie utilizzabili nei processi didattici e di apprendimento.