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Apprendere da una macchina


Ho scritto un libro: Apprendere da una macchina. Ovvero, come diventare costruttori di mondi invece di perdere tempo a scimmiottare i libri

È un libro sui learning object. O, meglio, un libro sui format dei learning object: sequenze di pagine, ipertesti e simulazioni.
Per ciascuno di questi format, cerca di individuare la struttura, valutare l’efficacia e descrivere la cultura progettuale e i modelli di apprendimento sottostanti (alcuni decisamente incompatibili con qualunque idea sensata del funzionamento della mente umana).

 

Ma, soprattutto, cerca di combattere alcuni miti, quelli che rendono difficile la vita di chi fa il mestiere di formatore usando le tecnologie.

 

Mito numero uno

Con i learning object si può fare formazione senza i formatori

È vero: l’e-learning può ridurre notevolmente i costi, ma la tentazione di soddisfare le necessità formative piazzando qualche corso on-line è la negazione dell’idea stessa di formazione.
Cosa penseremmo se, per via della spending review nella scuola, si decidesse distribuire i libri di testo a settembre per poi esaminare gli allievi a giugno, abolendo qualunque altra attività?
È talmente assurdo che nessuno osa proporlo (e, forse, nemmeno pensarlo).

 

Eppure ciò che è assurdo in altri contesti diventa lecito quando si parla di e-learning.
A questa malsana tentazione contrapponiamo l’idea che

«i corsi autodidattici giustificano la propria esistenza solo se consentono di realizzare attività qualitativamente diverse, sotto alcuni aspetti anche superiori, rispetto a quanto si può ottenere nelle tradizionali aule di formazione

 

Mito numero due

Un learning object è una specie un libro multimediale

Altro che digitali: siamo un po’ tutti “nativi editoriali”, compresi i bambini delle scuole primarie. E lo sono ancora di più quelli che oggi prendono decisioni in materia di e-learning: progettisti, utenti, committenti.


Pochi anni di tecnologie digitali sono sovrastati da decenni di televisione e secoli di diffusione del libro (nella sua forma attuale).


Ed è per questo che anche i learning object sono considerati poco più che libri da sfogliare, pagina dopo pagina. Pagine multimediali, naturalmente, ma sempre all’interno di una struttura sequenziale talmente rigida che anche l’onnipresente standard Scorm, per valutare la percentuale di fruizione di un corso, non trova niente di meglio che usare un “bookmark”. Alla lettera: “segnalibro”.
Ma questo mito ne nasconde un altro.
Molto più pericoloso.

 

Mito numero tre

Un learning object serve a trasmettere informazioni

Dire e-learning e pensare e-teaching: ecco il primo di tutti gli equivoci, il più dannoso, che si manifesta con l’idea che un learning object serva essenzialmente a trasmettere informazioni.

 

Fosse solo per questo, molto meglio una dispensa o, perché no, un libro. Meno costoso da produrre e distribuire (in pdf), più gradevole da leggere.

 

Noi, invece, ci poniamo un obiettivo molto più interessante: stimolare esperienze di apprendimento coinvolgenti ed efficaci. Per questo, il learning object deve essere pensato non come un contenitore, ma come una “macchina cognitiva”, che deve interagire in modo appropriato con la mente del fruitore.

 

Mito numero quattro

La motivazione

I committenti non fanno altro che chiederci prodotti “accattivanti”. Grafica rutilante, pupazzi ipercinetici, video sfolgoranti: questi dovrebbero essere gli ingredienti per “stimolare la motivazione”, cioè la grande assente nel mondo dell’e-teaching.


Motivare con gli effetti speciali: come se fosse possibile competere su questo terreno con il cinema o con i videogiochi. È una partita persa in partenza.

 

Cosa possiamo fare?

Per capire che fare, partiamo da due punti chiave di cui siamo ragionevolmente certi:

  1. per apprendere la disponibilità di informazioni (libri, lezioni o altro) non è sufficiente;
  2. invece si apprende facilmente dall’esperienza, cioè interagendo con la realtà, ma con molta lentezza. E non siamo affatto certi della bontà di ciò che si impara a dar retta all’esperienza quotidiana: è indubbio che il Sole gira attorno alla Terra.

Se questi sono i problemi, quali sono le nostre risposte?
Una sola, a mio avviso: se dalla realtà “vera” non si apprende adeguatamente, costruiamone una ad hoc.


Possiamo semplificare le cose, eliminando tutte le variabili di disturbo che ci impediscono di mettere a fuoco quello che conta. Possiamo simulare aziende che se falliscono non creano problemi sociali o aerei che si fracassano con allegria nelle piste di atterraggio di mezzo mondo. Possiamo comprimere i tempi, per far emergere gli effetti a lungo termine di politiche dissennate, o amplificarli a piacere, per dare tempo di riflettere anche quando servono decisioni rapidissime.

 

Per farla breve: il nostro è un mestiere che acquista senso solo se smettiamo di proporre girapagine elettronici e diventiamo costruttori di mondi.


Mondi virtuali ma vivi, che bilancino dinamicamente esperienza e informazione per guidare le persone verso l’acquisizione di nuove competenze.

È un discorso che vale la pena di approfondire. Anche perché, diciamo la verità, non tutti gli attori del mondo e-learning la pensano così.

 

Il volume (su carta o in e-book) si può richiedere direttamente al sito delle Edizioni Palinsesto.

 

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Apprendimento in evoluzione

Parliamo di formazione. Di formazione continua. La scienza detta i tempi. Nell'era digitale le competenze delle persone devono seguire l'evoluzione dei prolungamenti tecnologici del corpo umano.

Il passaggio

dalla piuma d'oca alla penna biro; dalla tastiera della "lettera22" a quella del personal computer; da quella del cellulare o a quella dello smart phone non comporta solo nuove abilità manuali e inesplorate connessioni sinapsiche con dita diverse, ma anche originali visioni del mondo, un metodo diverso di abitarlo, la nascita di nuove abilità, la capacità di creare differenti livelli di apprendimento.

L'apprendimento continuo.

Inizia nella culla e si conclude alla fine della propria vita. Evolvono anche le metodologie didattiche, le tecniche pedagogiche. Scopo di questa sezione del sito di OfficineEinstein è di seguire questa evoluzione, di cogliere i primi indizi di cambiamenti contingenti o epocali, di informare delle nuove tecnologie e metodologie utilizzabili nei processi didattici e di apprendimento.