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Progetto Trevize, dal mio punto di vista


Il nome Trevize viene assegnato al progetto durante la prima riunione della comunità di pratica dell'Aif (Associazione italiana formatori), di cui sono membro.


Un nome che viene da una decisione condivisa, prima nella solo nella mia testa.



La prima volta che pensai a questa idea progetto?

Accadde nel 2010 quando mi imbattei nel testo di E. Deming:

«per cambiare il sistema di gestione dominante è necessario cambiare il sistema di istruzione dominante, si tratta infatti dello stesso sistema».

 

La nascita del progetto ed il punto di vista personale



Mi dissi: niente di più vero.

 Oggi una nuova cultura, quella di cui molti parlano, e che fatica ad emergere, mette al centro l’essere umano, quello profondo, poco compreso e poco approfondito se non fisiologicamente.



I "guru" della nuova leadership, hanno compreso che la relazione, la capacità di esplorare la propria interiorità, la capacità di stare, la conoscenza di sé, sono le chiavi dell’uomo nuovo, dell’uomo che sa confrontarsi con il futuro che emerge, proprio perché non vive nel passato di ciò che ha fatto o che è sempre stato, ma vive nel presente, si alimenta nel Qui ed Ora, sapendo che il passato non c’è più ed il futuro sta venendo fuori e che è indispensabile prefigurarlo e poi affrontarlo, stando a cassetta della propria vita.

 


E da qui gli innumerevoli corsi sulla meditazione e la spiritualità, o la mindfulness e l’individualità o la trans-personalità, tanto per prenderci in giro e non usare i nomi propri per ciò che indichiamo.



Quindi la proposta di Trevize è proprio questa: restituire all’essere umano se stesso, la sua competenza emozionale, la comprensione di sé e di quali siano i suoi talenti, del suo rapporto con la Natura e con il mondo che lo circonda, capace di affrontare e gestire le relazioni sapendo che qualsiasi pensiero influenza le proprie emozioni e quindi i propri circuiti neurochimici, e tutto questo senza scomodare Einstein e, o, Capra e le citazioni in fisica quantistica.



 

Trevize è facile… per realizzarlo è sufficiente che ogni persona che si interfaccia con altre persone nel ruolo di formatore, educatore, facilitatore, abbia affrontato le sue paure interiori, proprio come dice Joda al giovane Skywalker,

«lì dentro le armi non ti serviranno, dovrai solo affrontare le tue paure».

 



Riprendiamo il concetto: cambiare la scuola significa cambiare il sistema di gestione dominante!

E se effettivamente volessimo cambiare la scuola in Italia cosa dovremmo fare?

 


Intanto avere una consapevolezza: il cambiamento di una singola persona può portare al cambiamento dell’umanità intera.


Quindi partire dalla singola persona.
 Già riuscire ad incontrare una sola persona e farle fare l’esperienza e avvicinarla al cuore: lì s’innesca il cambiamento.



Esiste un meccanismo immenso di gestione del potere, esiste un immenso meccanismo di regole di abitudini, di convincimenti… di ciò che è necessario per fare cultura.


Tutto questo va destrutturato, proprio come in un singolo individuo. 

Andrebbe compresa l’intelligenza emotiva della scuola e le sue credenze.
 Queste ultime andrebbero sostituite con nuove credenze facilitanti e potenzianti.

 I primi ad essere interessati da questo processo dovrebbero essere gli inseganti e prima di loro i dirigenti scolastici, per evitare il classico errore del dipendente che evolve e del capo che non lo fa!



 

Questo porterà a dei risultati immediati: il corpo docenti comprenderà se stesso, ogni singolo componente saprà rispondere alla domanda chi sono io, saprà agire da uno spazio interiore, loro saranno il primo cambiamento nella società.


Ed immaginiamo quando in ogni singola scuola tutto il personale sarà formato e parlerà un’unica lingua, quella della libertà interiore, quella dell’inclusione invece della diversità, quella della collaborazione invece della competizione, della solidarietà invece dell’egoismo, e parlerà di sostenibilità come modalità di vita, di compassione come modalità di comprensione empatica dell’altro, che sia collega, capo, amico, figlio, alunno!


 

Parlare di insegnanti è parlare di 800.000 persone. 

Ed ancora: quanti insegnanti sono anche genitori? 
Bene, allora questa nuova conoscenza si estenderà agli amici, ad altri genitori che non saranno più un nucleo disarmonico ed in opposizione, ma parte della stessa comunità con un interesse comune: formare le generazioni del futuro, in cui ognuno svolge la sua parte.



 

Siamo arrivati a 30 milioni di persone. E infine gli studenti, i figli, altri 9 milioni di persone… siamo quasi al 60 per cento della popolazione, la massa critica (1per cento) è ben dietro di noi, il cambiamento è fatto.



 

Ecco questo è il progetto Trevize, portare l’evoluzione individuale nella società del futuro che si è discostata dalla propria essenza.



 

Trevize ed il mio stato interiore.. (solo per i curiosi)



2011: ero in un punto di transizione del mio cammino personale iniziato nel 2005, quando avevo decise di guardare dentro la mia anima, quando decisi che era ora di iniziare un percorso che mi destrutturasse per consentirmi di essere quello che ero, con un punto di arrivo senza maschere, senza ego, semplicemente essere.

 



Da questo nasce Trevize: dalla personale constatazione che cultura ed intelligenza ed anche alcune esperienze vissute non bastano a fare un essere umano.

Bastano magari per "fare" un uomo di potere, di successo, di imposizione, di Ego, ma non bastano a dare la felicità che è uno stato interiore che non dipende dal potere, dai soldi al successo e, o,  dall’ego, né da quanti libri hai scritto.

 



Questo passaggio l’ho verificato con tutti coloro che si sono impegnati in un percorso di crescita.
La prima volta che immaginai di trasformare il sogno in azione fu alla fine di un incontro nella natura nel bosco di Manziana nel giugno 2012, fra conoscenti con i quali avevano iniziato un’altra avventura, che ancora continua (incontri periodici impiegando il metodo del Dialogo di Bohm), oggi siamo amici fraterni.



Quindi Trevize alla fine è il prodotto di otto anni di studi, di conoscenza di sé, di mettersi in discussione, ed in questo periodo tutto ciò che ero stato (colonnello, bi-laureato, comandante, facilitatore, il capo di Human factors di Alitalia express, sindacalista, ecc), è lentamente andato in pensione.


Sono parti che non hanno cessato di esistere, né sono state rinnegate, per usare il linguaggio del voice dialog, semplicemente ora hanno l’attenzione dovuta, nell’equilibrio di un ego consapevole responsabile e presente.



Oggi ne comprendo il valore e la forza, se potessimo tutti fare un piccolo passo avanti, la comunità ne trarrebbe un enorme vantaggio.

Questo è lo scopo di Trevize, un contributo per il miglioramento della società.

 

A proposito del progetto Trevize

Cristiana Rinaldi e Luca Massacesi (2014), E, se capovolgessimo la scuola?OfficineEinstein, 13 gennaio 2014.

Luca Massacesi (2013)Una nuova scuola per il terzo millennioOfficineEinstein, 30 gennaio 2013.

Luca Massacesi (2013), Scuola e pensiero lineareOfficineEinstein, 4 febbraio 2013.

Claudio Testa (2013), La scuola “bella” di Trevize, OfficineEinstein, 24 ottobre 2013.

Claudio Testa (2013), Io a scuola, lentamente muore, OfficineEinstein, 7 dicembre 2013.

Paolo Vittozzi, Il Progetto Trevize, dal mio punto di vistaOfficineEinstein, 14 agosto 2014.

Veronica De Santis (2013), L'identità del Progetto TrevizeOfficineEinstein, 14 aprile 2014.

Luca Massacesi (2013), Ricordando la riforma Gentile, OfficineEinstein, 7 settembre 2013.

Joerge Bucay (2013), L’elefante incatenatoOfficineEinstein, 19 ottobre 2013.

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Apprendimento in evoluzione

Parliamo di formazione. Di formazione continua. La scienza detta i tempi. Nell'era digitale le competenze delle persone devono seguire l'evoluzione dei prolungamenti tecnologici del corpo umano.

Il passaggio

dalla piuma d'oca alla penna biro; dalla tastiera della "lettera22" a quella del personal computer; da quella del cellulare o a quella dello smart phone non comporta solo nuove abilità manuali e inesplorate connessioni sinapsiche con dita diverse, ma anche originali visioni del mondo, un metodo diverso di abitarlo, la nascita di nuove abilità, la capacità di creare differenti livelli di apprendimento.

L'apprendimento continuo.

Inizia nella culla e si conclude alla fine della propria vita. Evolvono anche le metodologie didattiche, le tecniche pedagogiche. Scopo di questa sezione del sito di OfficineEinstein è di seguire questa evoluzione, di cogliere i primi indizi di cambiamenti contingenti o epocali, di informare delle nuove tecnologie e metodologie utilizzabili nei processi didattici e di apprendimento.