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Una laurea in Italia vale di meno

Laurearsi in Italia rende il 15 per cento in meno degli altri Paesi europei, lo ha detto Ignazio Visco, governatore della Banca d'Italia.

Ignazio Visco non crede alla possibilità di una decrescita felice.

«C’è chi dice che ci si possa fermare e non crescere più, la cosiddetta decrescita felice: qualcuno potrà stare anche bene, ma la maggior parte di noi ne soffrirebbe drammaticamente»,

ha detto il governatore della Banca d’Italia intervenendo a un convegno dell’Anvur sulle competenze dei laureandi in Italia.

 

«Una crescita economica sostenuta e bilanciata è necessaria per garantire la stabilità finanziaria»

ha aggiunto, evidenziando come fra gli elementi che hanno caratterizzato la crisi economica

«non c’è solo la carenza di domanda ma anche la difficoltà complessiva del sistema italiano a rispondere ai grandi cambiamenti di questi anni».

 

Tema collaterale, ma non secondario, il valore degli studi universitari: secondo uno studio di via Nazionale laurearsi in Italia rende meno che all’estero.

«Nel 2010 il rendimento della laurea per i lavoratori dipendenti italiani rispetto a chi ha solo un diploma è stato di poco più del 30 per cento, 15 punti percentuali in meno rispetto agli altri maggiori Paesi europei»,

ha detto il governatore di Bankitalia, precisando che tale rendimento

«è significativamente più basso per i più giovani: fra coloro che hanno tra i 25 e i 34 anni, infatti, il rendimento dei laureati è superiore dell’11 per cento rispetto ai diplomati, mentre negli altri Paesi europei è più alto del 35 per cento»

 

A peggiorare la situazione, Visco ricorda che

«a fronte di una media del 49 per cento tra i paesi partecipanti, il 70 per cento degli adulti italiani non è in grado di comprendere adeguatamente testi lunghi e complessi».

Una quota analoga degli italiani adulti inoltre non è in grado di completare compiti basati sull'elaborazione di informazioni matematiche estrapolabili da contesti verbali o grafici (contro il 52 per cento nella media dei paesi partecipanti)


A parere di Visco

«il minor rendimento della laurea in Italia potrebbe essere correlato alla più bassa attività innovativa da parte delle imprese, anche se probabilmente solo in parte legata alla difficoltà di reperire lavoratori adeguatamente qualificati. Occorre certamente fare di più per potenziare ricerca e sviluppo nelle imprese per favorirne anche la crescita dimensionale, che consenta loro di competere con successo nel nuovo mercato global».

 


Insomma giovani non laureatevi, non lavorate, però c'è chi vi classifica Neet , bamboccioni, sfigati.

Allora davvero se neanche la cultura come è stato detto “è l'unica arma di riscatto”, voi vi fate ancora scrupolo a tenervi la tessera elettorale (quando si voterà fra 20 anni) per questo Paese?

 

Primo aereo, qualsiasi destinazione; primo treno e ciao. Tenetevi la la denatalizzazione, tenetevi i pensionati e salutate per sempre tutti.

Non vi meritano, basta vedere quello che fanno con questi maledetti test per tutto dall'università, alle specializzazioni, addirittura sbagliano i temi della maturità mettendo un poesia di Montale dedicata non a una ballerina come diceva il Miur ma ad un maschio. Siamo alle cozze!!

Anno 2008 tema di maturità, increscioso!!!

Ignoranti burocrati.

 

Fonte

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Bankitalia: Visco, la laurea in Italia rende meno che in Ue, Asca, 11 marzo 2014

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