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Vieni avanti creativo

Quando mi sono imbattuto nella serie #coglioneno ideata da Zero ho ripensato allo slogan coniato del centrostudicomunicazione per celebrare i diciotto anni della scuola. Un omaggio alla celebre battuta del duo comico Fratelli de Rege, riproposta qualche anno più tardi da Carlo Campanini e Walter Chiari e citata dall'omonimo film con protagonista Lino Banfi: Vieni avanti cretino, appunto. Si parla del 1997 o del 1998, non ricordo con precisione. Ricordo, però, che mi ero appena iscritto al corso triennale in comunicazione visiva, e il termine creativo, così imponente e ricco di aspettative, mi metteva un po' in soggezione.

Scusi, che lavoro fa? Il creativo.

Ecco, abbozzi un timido sorriso e ti auguri che il tuo interlocutore, il creativo, non ti rivolga la stessa domanda. D'altronde che è stato il primo creativo della storia?

Genesi 1,1 In principio Dio creò il cielo e la terra.

 

Creativo vs cliente?

Terminato con soddisfazione il corso di studi, sono entrato nel mondo del lavoro come grafico pubblicitario, una professione e, soprattutto, una definizione più consona alla mia naturale sobrietà. Ho iniziato a progettare loghi, immagini coordinate, riviste, copertine di libri, presentazioni digitali, siti internet aziendali... E, contemporaneamente, ho iniziato a confrontarmi con le perplessità dei clienti, sia nel valutare la bontà del mio lavoro sia nel trattare il giusto corrispettivo. Sì, perché il lavoro creativo presenta alcuni difetti intrinsechi che non mi sento di riversare esclusivamente sulla rozzezza e sul cinismo dei committenti portati sullo schermo da Zero.

 

Gli equivoci 

La misurabilità, sia in termini di impegno sia di impatto sul successo o l'insuccesso di un progetto di comunicazione, è forse la questione principe che si cela dietro agli equivoci nel rapporto con il committente. Le ore lavoro, concetto di matrice industriale, non bastano a spiegare la correttezza di un preventivo -questo lo comprende anche il cliente più refrattario-, ma quantificare con precisione il quid di ingegno profuso nella progettazione non è sempre facile. E la Guida agli onorari Aiap, con prezzi improponibili anche per le aziende in salute, non aiuta.

 

C'è poi la faccenda estetica, alla quale non vorrei dedicare più di tre righe, che, potenzialmente, implica un commento, un suggerimento, una stroncatura da parte di tutti. Dall'amministratore delegato che sta osservando con attenzione la vostra presentazione al  pony express di passaggio che ha appena consegnato un plico in segreteria.

 

C'è poi un ultimo punto che vorrei prendere in considerazione: l'abuso di creatività. Negli ultimi anni essere creativi, o spacciarsi per tali, pare sia di tendenza. Pubblicità, cinema, televisione, moda: siamo invasi da ragazzi e ragazze hipster che propongono modelli, look e stili di vita che ispirano e, al tempo stesso, sono ispirati da un mondo un po' artefatto che ama e vuole definirsi creativo. Una sorta di gioco di specchi che rilancia messaggi fuorvianti e superficiali. Come se bastasse padroneggiare un iPhone, inforcare un paio di occhiali dalla montatura spessa e farsi crescere la barba per poter svolgere professioni che richiedono talento ma anche applicazione, professionalità e rispetto per chi sta investendo denaro e risorse.

A tale proposito chiudo con un intervento del designer Enzo Mari sulla creatività.

 


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Fonti

wired.it

ilpost.it

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Grafica e design

Nel nuovo modello di sviluppo, nella nuova società che vorremmo abitare, non deve esserci solo amore per il bello, ma, almeno,

il culto della bellezza.

Design e grafica sono due forme di arte "minore", ma che hanno un grande pregio, vivono affianco a noi.

 

Quello che caratterizza

il design e la grafica sono la ricerca dell'armonia, degli equilibri, dei giusti rapporti, del corretto accostamento cromatico, da abbinare alla praticità dell'uso, alla chiarezza della lettura, al riconoscimento dell'identità. Una ricerca nella quale OfficineEinstein si impegna per i propri clienti.