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sena.it

Allora, connettetevi a internet. Aprite la finestra del vostro browser preferito. Digitate nella barra degli indirizzi: www.alessandrosena.it. Questo è l'indirizzo completo che nel titolo non abbiamo potuto mettere per problemi di gabbia e incomprimibilità dei caratteri. Siete nella homepage del sito di Alessandro. E' l'ultimo sito che OfficineEinstein ha progettato, affidandone la grafica al suo laboratorio Audiovisualgraphik e, in particolare, al designer Alessandro Ghezzi.
Ma guardando la home page del sito non vi sembra che ci sia qualcosa di strano? Direi proprio di sì. Un nome a metà, dove il “Ale” di "Alessandro" viene tagliato fuori dallo schermo.

Le ragioni possono essere varie; citiamone due. La prima: il web designer autore della grafica del sito ha fatto male i calcoli e pensava che Alessandro fosse un nome più corto di quello che effettivamente è. La seconda: c’è un qualcosa che per ora ci sfugge.

 

Poiché il nostro web designer si chiama come il protagonista del sito, possiamo escludere la prima ipotesi: dovrebbe avere abbastanza dimistichezza con la lunghezza del suo nome. Non ci rimane che la seconda che, diciamolo con franchezza, è anche la più divertente.

 

Schermata di apertura


Basta fare più attenzione a quello che è apparso sul vostro schermo, ci sono alcuni minuscoli dettagli che nascondono ben più di quanto possiamo immaginare e che, roviniamo la sorpresa, rappresentano il motivo per cui stiamo scrivendo questa breve riflessione.
Forse non è così evidente, ma fateci caso: a destra prima dei nomi delle varie sezioni del sito ci sono dei triangolini che non sono solo triangolini. Andando con lo sguardo in basso a destra si vede che un'icona grafica molto simile ai triangolini lampeggia timidamente e si svela come una freccia. Clicchiamola e il testo sul fondo bianco scorre. Applichiamo il principio ai triangolini a destra, magari a quelli in basso... e il trucco si scopre.

Questo il punto. 
Un punto che scopriremo in tutte le sue sfaccettature, a partire dal sito di Alessandro, ma che va ben al di là della descrizione di cosa significa fare un sito internet: smontare il pregiudizio (anche se fondato) del cosiddetto “sito vetrina” quale sintomo di una comunicazione che ha il solo scopo di “abbellire”, con il potere occulto di una chirurgia estetica del linguaggio.

Nella ricognizione delle caratteristiche del sito di Alessandro vorremmo, invece, ritrovare il vero potere della comunicazione: la narrazione attraverso i linguaggi che meglio conosciamo, anche con direzioni diverse.
Lungi da noi il buonismo: il potere manipolatorio della narrazione è forte tanto quanto quello dell’abbellimento, se non di più. Ma può essere governato dal suo pubblico, proprio nel momento stesso in cui è svelato.
In questo la finalità de “Il passo del granchio”, che si pone una finalità molto ambiziosa: dimostrare che la comunicazione non si avvale solamente ma anche di concetti con un duplice effetto:

  • arricchire l’immaginario, narrativo e non solo, dal quale sarà possibile nutrire altri progetti.
  • connettere il mondo dell’online con riflessioni che sono state finora state residenti nel quotidiano offline.


Colpo di S(c)ena
In questo breve viaggio ci accompagnerà l’idea di rappresentazione, non solo perché̀ Alessandro è un attore e un regista e il suo sito questo racconta. Ma soprattutto perché̀ la comunicazione non può fare altro che raccontare e cercheremo di prendere in prestito un po’ di categorie che ci fanno andare a teatro senza farci sentire dei sobillatori della democrazia. Vorremmo che fosse così anche davanti a un buon prodotto di comunicazione, soprattutto nel futuro, perché nel presente è sempre più difficile trovarli.
Attraverseremo allora alcuni brevissimi principi che fondano il modello di comunicazione perseguito nella progettazione del sito. Entreremo poi nel vivo della progettazione del sito di Alessandro, per poi concludere il viaggio nel mondo web, visto che sempre di web stiamo parlando. 

 

Canale news


Menestrelli 
Abbiamo scelto, fin dal primo paragrafo, la nostra visione di una comunicazione che racconta storie. Con i suoi linguaggi, con i suoi strumenti, con la sua specifica presenza su tutti i media.
Questa visione della comunicazione è antica. Inizia con la Bibbia e prosegue in tutte le civiltà occidentali conosciute. Monopolizza il medioevo, e giunge fino a noi ma è nuova; una nuova direzione che si distanzia da un lato ad una finta fedeltà a ciò che si vede, dall’altro recupera la vera fedeltà che si regge sulla interpretazione.
 Raccontare il sito di un attore e di un regista è allora uno spunto fin troppo ghiotto per ripensare e sperimentare la nuova direzione e, nello stesso tempo, di raccontare questa scelta. Ma, visto che parliamo pur sempre di web, dobbiamo fare due passi indietro (come i gamberi stavolta).
Il primo passo riguarda la natura della rete. Sebbene la natura di racconto nel web nasce da lontano, oggi più di ieri questa si manifesta quale caratteristica imprescindibile del mezzo. Fenomeni ormai tradizionali come Facebook, i blog, Twitter, Instangram, sono accomunati da un’impostazione narrativa che parte dal minimo sindacale: racconto cosa sto facendo. Se aggiungiamo a questo anche la memoria della rete, arriviamo a che cosa ho fatto. Il presente del panta rei che si fa storia.
Il secondo passo indietro che dobbiamo fare è il ruolo della fonte. Anche nella comunicazione aziendale (quella più seria e noiosa per intenderci) la rete richiede di raccontare la marca, come se fosse un personaggio di una storia. La storia si personalizza, i verbi in prima persona assicurano la credibilità della fonte; insomma, ci si mette la faccia. Siamo presenti, in rete, con nome e cognome. Anche in questo caso Facebook docet.

alessandrosena.it e,̀ allora, il racconto di una storia, di una carriera, che parte da un nome e da un cognome.
Da questo semplice punto d’inizio, si avvia l’esplorazione verso le nuove direzioni, laddove l’oggetto del racconto, l’arte, ci consente di superare un limite di una mera rappresentazione della realtà, per raggiungere il campo della generazione di significati, di cose, di visioni altre.
Questo è il passaggio dal sito vetrina, al racconto nel sito.
Quello che potrebbe sembrare a prima vista uno spazio web semplicemente pensato per mostrare cosa offre il catalogo (e qui si ferma) è, invece, la porta di accesso al mondo di Alessandro che ha fatto dell’esposizione e della rappresentazione (nel senso più alto del termine) il suo punto di arrivo e quindi di ripartenza. Il catalogo diventa un percorso, L’introduzione ad una relazione.

Nella prefazione abbiamo detto che il vero segreto del sito è la barra di scorrimento orizzontale. Confermiamo: questa è la nuova direzione. Può sembrare, a prima vista, un semplice effetto visivo, e invece diventa simbolo della generazione di un diverso modo di vedere le cose. Come se fossimo in un piano sequenza. Non andiamo né̀ indietro, né̀ avanti, ma giriamo lo sguardo lungo un’orizzonte, magari perdendoci qualche dettaglio, ma respirando l’aria fresca e tonificante di una rappresentazione più ampia.

 

Un particolare della sezione trailer

Un po’ di fastidio 
Il macro pregiudizio sulla comunicazione (quale cerone per nascondere le rughe) nasce da micro pregiudizi che sottostanno alla sua presenza nel mondo, anche web.
Un punto è indiscutibile: la comunicazione ci deve rendere la vita semplice. Le cose ce le deve spiegare, altrimenti a che serve? Quindi: tutti i fenomeni comunicativi che rappresentano una complicazione sono da condannare. 
Peccato però, e siamo al primo micro pregiudizio, per semplificare le cose, è necessario che le cose esistano, uno, e che siano esse stesse senza imbrogli, altrimenti inventiamo e diventiamo tutti bravissimi truccatori. Questo significa che la comunicazione rende le cose semplici al proprio interlocutore, ma spesso (sempre, confessiamolo) rende le cose complicate a chi ci dovrebbe dare in mano un oggetto già risolto, perché questo risolto non lo è quasi mai. 

Se, con coraggio, si sceglie la via della semplificazione vera, lasciando ai veri truccatori il loro mestiere, accade un miracolo: che si attua la trasparenza (nuova ideologia del ventunesimo secolo) e l’oggetto che abbiamo in mano è consapevolmente nostro.

Se cerchiamo delle nuove direzioni, abbiamo allora scelto di cogliere al volo l’opportunità di sperimentazione che il sito di Alessandro ci permetteva, per vedere che cosa sarebbe successo se questo “non rendere le cose semplici” si rivolge anche al pubblico del sito. 
Abbiamo quindi rotto la prassi della navigazione del web.
Non si naviga più in verticale, maltrattando la rotella del nostro mouse, ma in orizzontale, affidandoci alla programmazione del sito.
Non si carica più una pagina alla volta, ma si carica tutto il sito insieme perché̀ non è una cartella di pagine in html, ma un corpus unico.
Non si inizia più con il classico e apparentemente inamovibile “chi sono”, ma la partenza è quello che si è fatto.
Che sia chiara una cosa, però. Questa inversione di tendenza è stata possibile solo perché oramai il web ha assunto una sua forma di essere nel mondo accettata da tutti, perché è risultata la più efficiente per quello per cui usiamo, oggi, il web. La rottura di questo essere non porta confusione, non porta disordine, ma è solamente quella dose di sano fastidio che ci rende consapevoli di dove stiamo.
E quando siamo disattesi che, sussultiamo, ci sorprendiamo, ci meravigliamo. Meglio: rimane in mente quello che stiamo facendo.
Allora quello che nella logica del sito vetrina poteva essere chiamata la creatività fricchettona (riprendendo una meravigliosa definizione di Luca Toschi) e cioè una creatività che ha il solo scopo di esprimersi per fuochi d’artificio, concludendo in scelte di facciata le potenzialità espressive dello strumento, del linguaggio e dell’oggetto; nella comunicazione storyteller la narrazione realizza scelte scomode e magari fastidiose per richiamare chi è al di là. Per metterlo in causa in prima persona, per chiamarlo sul palco.

 

Il canale book

La sospensione dell’incredulità 
L’inversione di tendenza e la rottura delle ormai classiche regole di navigazione e di consultazione delle pagine web è stata più semplice nella progettazione di un sito come quello di Alessandro, centrato sul tema dell’arte.
Questo perché, probabilmente, dal mondo dello spettacolo e della rappresentazione, abbiamo potuto trovare puntelli per appoggiare la creazione di un nuovo mondo anche della comunicazione nel web. 

Che cosa caratterizza la rottura delle regole del mondo reale è la creazione di nuove?
Il gioco.
Ecco che, quindi, anche quel fastidio di cui abbiamo parlato diventa parte integrante di un gioco, come quando regaliamo un punto all’avversario perché ancora non abbiamo ben capito le regole. 
Il mondo del gioco e il mondo dello spettacolo hanno almeno una caratteristica in comune. Quel meraviglioso fenomeno che si chiama: sospensione dell’incredulità. La stessa che cerchiamo di attuare in alessandrosena.it.
Se, infatti, la credibilità del web è sinonimo di efficienza (tutto e subito per favore, senza nemmeno farmi comprendere cose che reputo inutili), nel sito di Alessandro l’efficienza lascia il posto all’efficacia, che entra dalla porta del fastidio e della sorpresa. 
Ma una volta dentro è necessario abbandonare per un attimo quello che sempre ci attendiamo da un sito tradizionale e entrare nell’ordine delle idee che le regole non sono più le stesse, e che ora, le regole vere sono quelle che ci troviamo di fronte.
Come davanti a un palcoscenico, sappiamo perfettamente che quel mondo non è vero, ma per un po’ facciamo sì che lo sia. E, questa è la vera meraviglia e la forza della rappresentazione, lo è.
Questo passaggio è all’avanguardia rispetto al pregiudizio di una comunicazione che inganna. Eppure, il processo di metamorfosi non è ancora completo. E’ una via di mezzo, un momento di passaggio.
 Se in questa visione rimane l’incredulità (sebbene sospesa), quello che la comunicazione è capace di fare non è solo la rappresentazione di una realtà altra, ma la generazione della realtà nostra. Attraverso una vera collaborazione con le altre funzioni che hanno il compito di dare un significato a ciò che accade, e non solamente un intervento ex post, la comunicazione puo,̀ infatti, contribuire alla costruzione, ponendo anche solo una semplice domanda: come pensate che quello che stiamo facendo può essere vissuto da chi ne usufruirà? Le azioni diventano allora pragmatiche nell’oggetto e non solo nella sua rappresentazione.

Immaginiamo che questo sia un passaggio che avverrà, prima o poi, anche se particolarmente pericoloso, soprattutto se non ci si renderà conto anche (e soprattutto dall’interno della comunicazione) che solo una realtà già in sé trasparente può dare modo alla comunicazione di arricchirla senza deformarla. 

La libertà del linguaggio 
Parliamo ora di web, con degli accenni brevi a quegli elementi che ci hanno condotto a progettare il sito di Alessandro secondo il passo del granchio. Perché la forma, ne siamo sempre più certi, modifica e influenza la sostanza.
Per chi lavora giornalmente con l’ambiente della rete, il termine innovazione che viene sempre associato a internet, suona anacronistico. 
Un po’ con il passaggio al 2.0, un po’ con le trasformazioni che anche nell’editoria cartacea si stanno indirizzando verso una sempre maggiore integrazione del mondo online. Anzi, la stessa condizione di essere online non ha più molto senso se consideriamo che ormai possiamo esserlo sempre. 

Con il web abbiamo però imparato anche una lezione più importante del nuovo ambiente: la continua trasformazione. Sembra, infatti, che se di innovativo non c’è granché̀ questo derivi anche dal fatto che la stabilità non è più la regola. Questa è diventata la continua trasformazione. 

Orbene, se il cambiamento è la regola, tutto diventa è lecito. O meglio il web diventa il territorio all’interno del quale provare a cambiare le regole senza che questo diventi un motivo di disorientamento per il pubblico di riferimento che, anche nelle soluzioni più creative, dovrebbe rimanere al centro di ogni soluzione comunicativa. 

Leggerezza 
Ora, quando siamo sempre in viaggio (leggi cambiamento) c’è un solo segreto: viaggiare leggeri.
Così nel web. 
Sia da un punto di vista grafico, sia redazionale, sia strutturale la leggerezza diventa l’impronta stilistica: un solo file html, dei testi molto brevi, pillole di notizie, frammenti di spettacoli e di immagini. 
Iniziamo da un punto di vista tecnico. Il sito di Alessandro è una sola pagina che scorre orizzontalmente. Due sono le implicazioni: la prima riguarda la leggerezza della pagina in sé. Tutti i contenuti sono in un unico caricamento (essendo unica la pagina) quindi devono essere “super leggeri”. La seconda implicazione è un piccolo trucco: il sito può essere visitato anche offline.

Fate la prova del nove. Accedete online a alessandrosena.it, poi disconnettetevi dalla rete. Potrete continuare a visitare il sito. 
Lo dicevamo no? Non c’è più distinzione tra on e off line.
Ma una seconda manifestazione della leggerezza del sito è anche evidente nelle segnalazioni che l’utente ha per capire come si naviga il sito. Sono anch’esse appena accennate, lampeggianti o annunciate dalla propria assenza, leggere perché̀ se da un lato chiediamo a chi visita il sito di giocare un po’, dall’altro il campo è aperto anche per chi naviga, senza troppe costrizioni, senza troppe indicazioni. E’ questo strano tipo di leggerezza che consente al nostro compagno di giochi, ascoltatore e navigatore, di interagire pensando e pensandoci. 

Una diversa gerarchia 
La rottura delle regole appare evidente anche nella più classica delle nozioni “internettiane”: la struttura di navigazione. 
Al posto dell’onnipresente “chi sono” il nostro sito si apre con teatro, cinema e trailer.
 La personalizzazione che è sempre più richiesta all’interno del mondo web, qui non si identifica con il curriculum vitae (che comunque c’è) ma con quello che Alessandro ha fatto durante la sua carriera.
 Un posto d’onore all’arte quindi che graficamente si caratterizza anche per la per la posizione in alto rispetto al nome.
 Subito dopo, un’altra manifestazione della persona, che magari è “fuori tema” per la professione, ma che e,̀ forse, la più importante per capire Alessandro: il suo impegno nella solidarietà. Un punto di incontro tra professionale e personale (non a caso si trova al confine delle otto voci di menu) che quasi dimostra come in realtà la differenza tra personale e professionale non è più così decisiva nella presentazione di sé. Anche qui le dinamiche della Rete ci mettono un fatale zampino. Insomma, basti pensare a Twitter. Infine la biografia: curriculum e book, perché la tradizione non è cancellata dalla trasformazione del linguaggio, ma valorizzata.

 

L'Amleto

L’incontro continua 
Abbiamo concluso questa breve analisi di un sito che ci ha consentito di parlare del passaggio da una comunicazione truccante a una comunicazione narrativa, partendo da ciò che fino a ieri potevamo chiamare sito vetrina, ma che oggi diventa anch’esso un momento di incontro.
Giusto con quest’ultimo aspetto vorremmo concludere. 
La bellezza del teatro è la compresenza tra attori e spettatori: due diversi sono i mondi che si incontrano, rappresentazione e realtà (se possiamo chiamarla così), eppure entrambi respirano lo stesso ossigeno. Si incontrano proprio grazie a un compromesso che dura circa due ore dove dagli entrambi lati del palco non c’è scandalo per quello che sta accadendo. 
Questo stesso effetto, al minimo perché, purtroppo, i comunicatori non sono degli artisti, vorremmo che si vivesse con il sito di Alessandro: un incontro dove anche lo spettatore può cercare i propri spazi di intervento, perché quello che offriamo non è semplicemente un sito, ma il divertimento della scoperta e quindi la conseguente meraviglia (speriamo).

Questo incontro, che diventa qualcosa in più di un semplice “leggi e ripeti”, vorremmo che si continuasse anche al di là della costruzione della comunicazione, proprio nel mondo reale, nel mondo, cioè, del social network. 
Quelle che abbiamo lasciato nel sito sono solamente delle piccole tracce di quello che abbiamo finora scritto in questo libello, ma è come quando devi fare un grande salto, perché,̀ magari, non c’è il ponte e devi raggiungere l’altro al di là. Bisogna prendere la rincorsa. 

 

Web designer

Alessandro Ghezzi

Concept design
Luca Munari

piano di comunicazione

Eleonora Ripanti (Aaland, l'arcipelago della comunicazione)

Aggiornamento sito

Alessandro Sena, Alessandro Ghezzi

Cliente

Alessandro Sena

anno

2011-2014

sigla archivio AudiovisualGraphik

sen1

 

Per approfondire

 

 

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Grafica e design

Nel nuovo modello di sviluppo, nella nuova società che vorremmo abitare, non deve esserci solo amore per il bello, ma, almeno,

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Design e grafica sono due forme di arte "minore", ma che hanno un grande pregio, vivono affianco a noi.

 

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