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Internet of things

Internet of things” è il neologismo che definisce il mondo degli oggetti che per una ragione o per l’altra vengono collegati alla rete. Dalle lavatrici alle automobili, dai lampioni agli ascensori, ai contatori del gas. Si tratta di uno dei fenomeni più rilevanti del nostro tempo con importanti ricadute per quanto concerne moltissimi processi che riguardano l’innovazione.


Ogni anno, siamo al terzo, la School of management del Politecnico di Milano presenta un rapporto sull’Internet of Things (IoT). Qualche dato economico per cominciare. Il mercato dell’IoT sembra essere in contro tendenza positiva con un giro d’affari (valore generato) di quasi 900 milioni di euro, crescendo di oltre il 10 per cento, rispetto al mercato dell’Information system tecnology (Ist) che invece è in contrazione (con una riduzione di quasi il 4,5 per cento). Anche il numero degli oggetti connessi è aumentato del 20 per cento. Si tratta di dati certi riferibili cioè alla parte del mercato che è più facile misurare poiché si tratta di oggetti connessi tramite Sim telefoniche via rete cellulare.

 

Le auto, cosidette, “intelligenti”

Sono 6 milioni gli ‘oggetti’ connessi alla fine del 2013 ma facendo uno sforzo di stima si può dire che considerando anche gli oggetti connessi ad altre reti (quindi più difficili da intercettare) si arriva ad oltre 7 milioni di oggetti.

La parte preponderante, quasi un terzo, è rappresentata da auto connesse. La funzione principale di queste connessioni è quella relativa alle finalità assicurative e relative all’antifurto satellitare.

A questo proposito è importante ricordare che dal 2015 entrerà in vigore la normativa del così detto eCall che imporrà a tutti gli autoveicoli nuovi di poter effettuare una chiamata di emergenza in caso di incidente. Questo significa che, unendo la pressione normativa alle finalità assicurative, nel giro di tre o quattro anni (si stima intorno al 2016) il numero delle sole auto intelligenti salirà oltre i 7 milioni.

 

E, poi, slot machine, ascensori e domotica

Oltre al settore auto diventa importante il mercato relativo alla gestione degli asset in settori specifici come quello delle utility. E’ questo il caso, per esempio, delle dannate slot machine di cui tanto si parla, ma anche degli ascensori e delle vending machine. Infine la domotica o “casa intelligente” di cui si attende da anni il decollo.

 

Il mercato sembra finalmente avere una sua rilevanza: il 10 per cento (circa 600 mila) degli oggetti connessi appartiene a questo settore. E’ l’ambito in cui si sta investendo di più grazie all’arrivo di nuove tecnologie come il bluetooth low energy  che consente di legare più oggetti intelligenti attorno all’esperienza della persona che utilizzando lo smarthphone, attraverso cui l’oggetto diventa visibile, può regolare un termostato, controllare l’illuminazione e numerose altre funzioni.

In generale le nuove tecnologie di comunicazione wireless consentono di utilizzare il cellulare come strumento di connessione rispetto alla necessità di utilizzare la wifi domestica sempre accesa. Tale mercato ha portato anche alla nascita di numerose start-up che si sono dedicate a questo settore. Quasi due terzi delle nuove aziende individuate dai ricercatori riguardano IoT destinato al consumatore in ambiente domestico.

 

Parliamo, dunque, di smart city

Uno degli ambiti più promettenti sembra essere quello delle smart city. Qui però il problema, che emerge anche dal rapporto della School of management del Politecnico, è quello di costituire correttamente l’intera filiera tra chi dovrebbe metterci le risorse economiche per rendere più intelligente la città e chi ne ottiene i benefici.

 

La ricerca ha analizzato 65 città italiane che hanno avviato progetti intelligenti. Quasi in un caso su due i progetti su cui si concentra l’attività riguardano

  • l’illuminazione intelligente,
  • la raccolta dei rifiuti
  • e la mobilità urbana.

Sono tutte applicazioni in cui è molto chiaro ed evidente quale sia il rapporto costi benefici e risulta altrettanto chiaro come un euro speso in qualcuna delle suddette applicazioni abbia dei ritorni utili a sostenerle (con evidenti vantaggi per la collettività).

 

Per citare un esempio di facile comprensione, una pubblica amministrazione che ammoderna gli impianti di illuminazione risparmia denaro attraverso l’efficenza energetica e, con il risparmio previsto, riesce a finanziare l’operazione.

 

I problemi nascono quando si vogliono fare altre cose come ad esempio un sistema di parcheggi intelligenti che fa risparmiare tempo ai cittadini ma il cui costo di attuazione non verrebbe coperto da alcun flusso di cassa. Diciamo che anche in questo caso il vantaggio c’è ma il progetto da solo non è in grado di sostenersi.

 

Il problema diventa quindi come abilitare le tante altre applicazioni della città intelligente che non troverebbero singolarmente giustificazione nel risparmio del valore che viene liberato. E qui allora c’è bisogno di un’invenzione all’italiana.

 

La “smart urban infrastructure” a Pavia

La soluzione che il rapporto propone è quella di una “smart urban infrastructure”, ovvero di una nuova infrastruttura di comunicazione con la quale diventa possibile collegare degli oggetti intelligenti che per ragioni di costo o di autonomia energetica non possono appoggiarsi alle reti esistenti.

 

L’idea portata avanti dalla ricerca è quella di realizzare uno ‘scambio’ mettendo a fattor comune quello che il pubblico ha, cioè gli assett distribuiti sul territorio (ad esempio i pali della luce) e la domanda di connessione del pubblico che quindi rappresenta una fonte futura di introito per chi andrà ad esercire la rete.

Il privato ricevendo in concessione l’utilizzo facilitato alcuni asset del pubblico praticherà verso il pubblico delle tariffe di connessione facilitate che quindi ulteriormente faciliteranno l’adozione e la diffusione di applicazioni di smart city superando così la situazione di stallo.

 

I ricercatori si sono anche esercitati sul caso della città di Pavia provando a mettere in pratica l’intuizione su un caso concreto. Il progetto ha lo scopo di individuare il punto l’equilibrio tra il fornitore di serivizi di connettività basati su infrastruttura urbana intelligente e il Comune di Pavia per offrire servizi nuovi ed innovativi.

I risultati dello studio sembrano essere generalizzabili e quindi le condizioni individuate per creare la rottura del punto di attrito iniziale e dunque avviare progettualità di tipo smart city si possono replicare diventando così esportabili anche ad altre cittadine che non siano necessariamente alla confluenza del Po e del Ticino.

 

Approfondimenti

La domotica ruota attorno all’idea di gestire l’impiantistica e tutto quanto c’è di tecnologico in casa in modo centralizzato, comodo ed efficiente.

Domotica significa gestione dell’energia, della sicurezza e del confort domestico. Tutto ciò è oggi possibile tramite le comunicazioni wireless a basso costo, a basso consumo energetico e senza dover rompere muri, spaccare, cablare ecc, tutti fattori che in passato hanno frenato il settore.

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