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Quanno che piove a Roma

Habitat del terzo millennio recita la nostra rubrica coerentemente con l'obiettivo di questo magazine on line di riflettere e ragionare sui comportamenti comunicativi da mettere in atto nella fase di transizione tra due civiltà, quella industriale, o della combustione, e quella della condivisione, o digitale.

 

Nel frattempo noi viviamo alle soglie del terzo millennio, con un piede ancora nel primo millennio come si vede quando il cielo ci rovescia un po' più di acqua del solito.

Prendiamola allora con ironia.

 

Dice che c’è no stato de allerta. 
In che senso? 
E’ in arrivo una bomba d’acqua.
 Ma le bombe d’acqua non so i gavettoni che se fanno l’ultimo giorno de scuola? 
Pur’io sapevo così, ma qua pare sia il nuovo modo de chiamà il temporale…
… Na bella cafonata!

 

Ad ogni modo, dicono che è meglio non uscì. 
Pure se non succede gnente. 
Vabbè, visto che devo sta a casa, me metto a scrive.
 Ovviamente voglio restà nella stretta attualità. 
Quindi eccome qua, provo a raccontà quanno che piove a Roma.


Tutto è iniziato dopo i fatti di Carrara, co sto temporale che pare si sia spostato verso Roma.
Cheppoi fa strano sapè che ancora non j’hanno dato un nome. 
Ma scusate se avete chiamato gli uragani Katrina, Sandy, Irene; 
i cicloni estivi Caronte, Ciclope, Attila;
 a sto punto datene uno pure a sto temporale… 
Famo così, je lo do io: Moje.
 Il prossimo sarà suocera.


Quanno che deve piove pare te voglia avvertì.
 Te vole mette ngurdia.
 Bé dai alla fine se comporta bene.
 Il cielo inizia a farsi nero e raffiche di vento squarciano l’aria.
 Il panico inizia a diffondersi.
 Chi sta a casa se barica.
 Chi sta in ufficio ce rimane e fa l’ultima telefonata ai suoi parenti.
 Chi sta in giro cerca un rifugio. 
Chi sta nel traffico se fa il segno della croce.

 

Chenfatti quanno piove pare che la gente de botto non sappia più guidà.
 Chi inchioda, chi va a sbatte, chi sta fermo a guarda quello che è andato a sbatte, a chi je se spegne la macchina, a chi je se so appannati i vetri e pare che la macchina sia un bagno turco.  Magari sul sedile di fianco c’è pure il turco…
Delirio state of mind.


I tombini, pe fa n’opera de carità, durante l’anno decidono de accoglie gli aghi dei pini, le foglie e la monnezza varia.
 Ao mica se possono lascià abbandonati a se stessi! 
Questi però so burloni, je piace fa li scherzi. Così che decidono de annà ad otturà sti luoghi de rifugio creando il tipico fenomeno di Roma, un tempo caratteristico di Venezia: l’acqua alta.

 


Fortunatamente nse famo trovà impreparati e le macchine se trasformano in canoe, le carrozze turistiche diventano gondole e i motorini diventano moto d’acqua.
 Il reparto vela di Decathlon sta a fà i miliardi.

 

Allora vengono chiuse scuole, uffici, negozi, università.
 No Tor Vergata no. E’ coraggiosa, je piace er brivido, vole combatte. Ma la bomba d’acqua è più forte e senza neanche troppi patemi la fracica.
 Perché avventurasse quando già se sa quale sarà il finale…

 


Gli scolari esultano e sperano che continui a piove. Na settimana de scuola che finisce de mercoledì è gajarda quasi quanto quella precedente alle vacanze de Natale e Pasqua.


“No regà domani se torna a scola!”


“Vabbè allora occupamo”.


“Noi diciamo no al bel tempo. Se non pioverà, lotta dura sarà!”

 

Poi c’è stato qualche albero che non je l’ha fatta. 
Tipo quell’alberone all’Alberone.
 Stava giù di morale ed è crollato.
 I salici piangenti stanno in presaammale tutto l’anno quindi tutto sto grigiume je fa nbaffo.

 

Le strade, come logico che sia so diventate na groviera.
 Dartronde ce semo talmente abituati che potremmo sfidà i migliori piloti di rally. 
Loro corrono il rally di Monte Carlo, di Svezia, di Portogallo; 
noi quelli della Pontina, della Casilina, della Tiburtina.


Ah, dimenticavo.
 Ovviamente la metro s’è allagata.
 Che ve aspettavate.
 Anzì, c’è deppiù.
 La Metro C, prossima all’apertura, pe non attirasse le antipatie delle altre due linee, s’è omologata. Sennò poi chi le sentiva quell’altre.


“Anvedi questa, manco è aperta e già fa la strana”.

“A Metro C abbassa la cresta. Noi stamo qua da quanno che te non eri neanche la più piccola delle idee de qualche sindaco fa”.


“Zitta e abbozza!”


Er bullismo non esiste solo nelle scuole.

 

Comunque l’importante è che nessuno abbia fatto la fine der sorcio. 
E’ piovuto si, ma neanche troppo. Semo abituati a roba meglio.
 Va detto che fino a giugno ce ne saranno de temporali, bombe d’acqua e nubifragi, quindi sto post sarà sempre de attualità.
 Quindi seppure lo leggete per la prima volta fra qualche mese andrà bene lo stesso.


Se invece lo leggete oggi 7 novembre, c’avete tutto il tempo pe andà da Decathlon a comprarvi un kayak.

 

Fonte

Capito come!? 

 

Leggi anche

Massacesi L. (2014), Storie di ordinaria follia... o inettitudine, OfficineEinstein, 31 maggio 2014

Massacesi L. (2013), Quando si dice far acqua da tutte le parti, OfficineEinstein, 2 febbraio 2013
Il Cara (2014), Quanno che piove a Roma, OfficineEinstein, 11 novembre 2014

 

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Habitat del terzo millennio

Sostenibilità.

Questa è la parola d'ordine dell'habitat del terzo millennio. Lo spazio fisico che ci circonda e nel quale viviamo dovrà, inevitabilmente, diventare sostenibile.

Impatto zero.

L'impatto dell'impronta ecologica e del consumo energetico dei manufatti che arrederanno il nostro habitat futuro dovrà essere pari a zero.

Energie dolci e rinnovabili.

Dalle grandi reti energetiche dovremo passare a una infrastrutturazione del territorio basata su produzione locale, con fonti alternative e rinnovabili.

Paesaggio e bellezza.

Ovunque, ma più che mai nella nostra penisola la regola che dovrà condurre la mano dei nostri progettisti e governanti è l'esaltazione della bellezza del paesaggio italiano.

Nel rispetto di questi capisaldi si svilupperà l'intervento e l'attenzione di OfficineEinstein.