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Instagram. L'app da un miliardo di dollari

Instagram, una delle app più popolari e amate (trenta milioni di utenti nel mondo), è da qualche mese una proprietà di Mark Zuckerberg. Facebook ad aprile 2012 ha deciso di investire la bellezza di un miliardo di dollari per acquisire l'applicazione gratuita che consente agli utenti di scattare foto, manipolarle e condividerle sui maggiori social network.

Un investimento così poderoso non poteva però lasciare inalterate le condizioni di utilizzo della popolare applicazione, e infatti a dicembre sono uscite le prime indiscrezioni sulla strategia messa in atto da Facebook per monetizzare l'esborso miliardario.

 

Vi riportiamo l'articolo 2 dei termini di servizio così come era stato pensato nella prima bozza di dicembre:  “Per aiutarci a diffondere contenuti sponsorizzati o a pagamento o promozioni, accetti che un'azienda possa pagarci per mostrare il tuo username, i tuoi like, le tue foto (con relativi metadati) e ogni tua altra azione collegata a contenuti sponsorizzati o a pagamento, senza nessun compenso”. In sostanza Instagram si sarebbe appropriato della faccia dell'utente per promuovere un brand tra gli amici dell'utente stesso. 

Immediata, e indignata, la reazione del web. Migliaia di scatti neri o di frasi offensive rivolte alla due aziende taggate #facebooksucks o #instafraud.

 

Da qui la marcia indietro di Kevin Systrom, fondatore di Istagram:

«Cambieremo i termini di servizio, rimuovendo quei termini che hanno fatto pensare che le foto degli utenti potessero diventare pubblicità».

 

Ma anche una chiosa, ovvia, che lascia intendere nuovi sviluppi:

«Instragram è stato creato per diventare un business. La pubblicità è uno dei molti modi in cui Instagram può sostenersi, anche se non l'unico».

 

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