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La bellezza, prima e dopo.

Fino a qualche anno, fa quando nominavo Adobe Photoshop ai non addetti ai lavori, venivo guardato come un alieno. Cosa sarà mai Adobe Photoshop?

Per quei pochi che ancora non lo sapessero, si tratta del più celebre e completo programma di foto ritocco. Un software fondamentale per fotografi e grafici che, per motivi professionali, hanno l'esigenza di elaborare immagini per la stampa o per il video. Virare i colori, cancellare le imperfezioni, montare due o più elementi estranei all'interno di un'immagine, modificare le forme di un oggetto, applicare filtri stravaganti... Erano le operazioni che rendevano indispensabile la padronanza di questo eccezionale software. Una padronanza che per i non addetti ai lavori sconfinava quasi nell'esoterico e quindi diventava motivo di vanto per chi riuscisse ad appropriarsene.

 

Nominare Photoshop oggi equivale invece a citare "banali" programmi di videoscrittura come ad esempio l'eterno e inossidabile Microsoft Word. A contribuire a questa democratizzazione del fotoritocco ci ha pensato senza dubbio l'ossessione per la bellezza, il culto dell'estetica da copertina patinata.

 

Attori, cantanti, starlette televisive ma anche giornalisti, professionisti e soprattutto politici. Adobe Photoshop è il consulente d'immagine indispensabile per apparire in forma smagliante sulla copertina di una rivista, sulla locandina di un film, sul manifesto di una campagna elettorale. Un uso smodato che ne ha sancito la popolarità e l'impiego come termine comune. Vi sarà sicuramente capitato di assistere alla seguente scena: lui fotografa lei con una fotocamera digitale e lei lo avverte (o lo minaccia): se vengo male mi ritocchi con Photoshop.

 

Il progetto di Esther Honig

L'inflazione e l'uso scriteriato di questo programma hanno spesso provocato polemiche, in alcuni casi persino disgusto. Manipolare un viso o un corpo non è un'operazione semplice: c'è il rischio di farsi prendere la mano e consegnare al pubblico un'immagine distorta, artificiale. Un flusso di immagini che creano canoni di bellezza irraggiungibili e di riflesso insoddisfazione, complessi, deviazioni dalla realtà.

 

Il progetto fotografico di Esther Honig, Before and After, ci invita a riflettere su quanto sia sfuggente e dinamico il concetto di bellezza. Esther Honig ha infatti immortalato il volto acqua e sapone di una modella e inviato la fotografia a venticinque fotografi sparsi per il mondo con il seguente invito: fammi bella.

I risultati sono eloquenti: non esistono regole che valgano su scala globale. Dal colore degli occhi al taglio dei capelli, dal trucco all'uso degli accessori: ogni fotografo manipola i connotati della modella reinterpretando valori e tradizioni della propria cultura.

 

Primo ritocco

Dall'Italia

 

Secondo ritocco

Dall'Argentina

 

Terzo ritocco

Dall'India

 

Quarto ritocco

Dal Marocco

 

Quinto ritocco

Dal Cile

 

Sesto ritocco

Dal Bangladesh

 

Settimo ritocco

Dalle Filippine

 

 

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