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I messaggi csr per le pmi

Un titolo che forse abusa un po' di sigle. Prima di entrare nel merito facciamo una breve spiegazione di quei due acronimi.

 

Csr sta per corporate social responsability o, come diremmo da queste parti, la responsabilità sociale di impresa cherappresenta: 

"l'integrazione di preoccupazioni di natura etica all'interno della visione strategica d'impresa: è una manifestazione della volontà delle grandi, piccole e medie imprese di gestire efficacemente le problematiche d'impatto sociale ed etico al loro interno e nelle zone di attività.

L'Unione europea definiva la responsabilità sociale d'impresa come una azione volontaria, ovvero come: integrazione volontaria delle preoccupazioni sociali ed ecologiche delle imprese nelle loro operazioni commerciali e nei loro rapporti con le parti interessate.

Con la nuova comunicazione del 25 ottobre 2011 (n. 681), la Commissione europea, dopo dieci anni, riesamina e supera la nozione espressa nel precedente Libro verde e offre una nuova definizione di csr: «The responsibility of enterprises for their impacts on society.»".

Pmi sta per piccola e media impresa e sempre riprendendo Wikipedia: 

"Le piccole e medie imprese o pmi sono aziende le cui dimensioni rientrano entro certi limiti occupazionali e finanziari prefissati. Per questa ragione, ed anche per le oggettive difficoltà di attrarre capitali, Stati e Regioni di solito mettono in atto politiche di sostegno verso la pmi.

È importante considerare che le piccole e medie imprese si comportano talvolta in modo decisamente diverso da quelle di dimensioni maggiori, vuoi per la diversa tipologia di organizzazione (talvolta le PMI sono ancora gestite direttamente dal proprietario), vuoi per la limitata disponibilità di capitali e le conseguentemente differenti politiche gestionali."

 

Ora che abbamo chiarito in che ambito siamo, riassumiamo i 16 messaggi che l'Unione europea, con questo documento, elabora per riassumere la politica e gli scopi della csr. 

 

1. "La responsabilità sociale d'impresa non è un concetto nuovo per le pmi"

Molte imprese operano già nella csr anche senza conoscere il significato dell'acronimo oppure in modo inconsapevole. 

La novità risiede nella maggiore attenzione che organizzazioni, autorità, consumatori sindacati dedicano al tema. Questo deve spingere a una maggiore azione derivata da una maggiore consapevolezza e conoscenza.

 

2. "La responsabilità sociale di impresa può portare vantaggi alle pmi..."

E non perché è un nuovo modo per fare marketing e per dire "guarda quanto siamo bravi", ma perché porta vantaggi a lungo termine. La csr si fonda sulla conoscenza e investire, senza secondi fini, significa aprire altre strade all'innovazione, in una logica che vede il progresso come un processo continuo. 

 

3. "...ma anche i valori etici e personali sono importanti"

In questo punto ci permettiamo di aggiungere una considerazione: la csr è di competenza della comunicazione, ma è un grave errore chiuderla solo in questo campo. Non può infatti crescere e svilupparsi se non sorretta dalle convizioni personali di tutta l'impresa.

 

4. "La responsabilità sociale di impresa è uno strumento per risolvere i problemi reali"

Cioè quelli del proprio territorio. E infatti: 

 

5. "Le pmi possono agire efficacemente sul piano regionale e locale"

Come soggetti sociali e civili sono chiamate a intervenire nel territorio dove sono radicate: a livello locale e rgionale, soprattutto nell'mabito ambientale e della sostenibilità.

 

6 "... e nell'ambito dei distretti e dei settori industriali." 

Seconda dimensione, in collaborazione con i "propri simili".

 

7. "La cooperazione tra una pluralità di soggetti è essenziale"

Le esperienze di csr più efficaci sono quelle che coinvolgono più soggetti, portatori di diverse reti di relazione e bagagli di competenze. Ancora meglio se le organizzazioni governative e non incontrano le pmi.

 

8. "Le organizzazioni che operano con le pmi hanno un ruolo centrale"

Cioè la sensibilizzazione delle pmi sul tema della csr, avvalendosi del loro ruolo di intermediari e di canali di comunicazioni con l'esterno delle mura imprenditoriali. 

 

9. "Linguaggio e terminologia devono essere appropiati"

Nella ricerca di un codice di espressione fedele a quello che le imprese fanno e, o, vogliono fare.

 

10. "Il principio della responsabilità sociale d'impresa deve diventare parte integrante della formazione"

A tutti i livelli, per rendere ancora più concreto, e condiviso, questo impegno.

 

11. "Le pmi sono molto diverse tra loro..."

E questo impone la personalizzazione delle strategie di sensibilizzazione sia "verso" sia "da" le piccole e medie imprese.

 

12. "La responsabilità sociale dell'impresa non è concepita allo stesso modo in tutti i paesi europei"

Così come sono diverse le imprese, così sono diversi i contesti nazionali dove la csr assume significato. Altrettanto necessaria è la visione europea comune della natura e dell'importanza della csr.

 

13. "E' necessaria una forte "domanda" di responsabilità sociale d'impresa"

Dall'altro fronte è fondamentale "risvegliare" le coscienze soprattutto nei consumatori e nei soggetti che forniscono le pmi. 

 

14. "Anche i governi devono agire in modo responsabile"

Anche solo per consentire alle imprese di agire concretamente nella csr.

 

15. "Proseguire le ricerche sui temi della responsbailità sociale"

D'accordo le ricerche fatte e in atto sul piano scientifico; è doveroso indagare però anche su quello operativo con particolare attenzione agli effetti raggiunti e raggiungibili. 

 

16. "L'impegno è grande, ma lo è anche la posta in gioco"

Perchè l'obiettivo è quello di influire positivamente sul comportamento delle pmi, rendendo "normale" l'attenzione alla responsabilità, non considerandolo più un tema di elitè.

 

Alcuni di quest messaggi sono importanti se letti con riferimento allo scopo della comunicazione che spesso incontra l'esigenzza di mostrare l'impegno della pmi nella responsabilità sociale.

Spesso, abbiamo notato, la csr diventa una "scusa" per affermare il brand. Questa posizione, della quale diamo la responsabilità agli stessi comunicatori, è fallimentare. Lo dicono esplicitamente i messaggi due e tre. E' una valutazione evidente anche quando parliamo direttamente della strategia comunicativa (messaggi otto e nove): non fare leva su una terminologia omologata, ma piegare il linguaggio alle caratteristiche della pmi.

Ed ecco che allora l'ultimo messaggio ritorna in questa cornice non parlando di immagine, ma di comportamenti nella convizione che poi l'immagine sarà una conseguenza.

 

 

 

 

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