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Il no-time manager

Su @24job é in corso una bella partita a ping pong di tweet e retweet sull’ultimo audiopost di Enrico Bertolino che dura da tutto il week end. Il contributo dell’attore che ha fatto apprendistato di comicità nel mondo del lavoro stavolta ha per protagonista un personaggio aziendale che evidentemente conosciamo tutti: il No-Time Manager.

Quello che.. .

«un collaboratore chiede un colloquio urgente? Risposta. «Mi spiace, non ho tempo».

Un gruppo di lavoro chiede una riunione su come mandare avanti un progetto delegato loro dal capo, che fa sapere via mail (in copia conoscenza a tutti, ovviamente compreso il portiere dello stabile) «Fatela voi, la riunione e poi mandatemi un report .. ora non ho tempo».

 

Lo conosciamo così bene che ne ne possiamo più. Soprattutto perchè il nostro “No Time manager”, che

«cerca affannosamente di disdire ogni impegno, perché non ha tempo, abdica inconsciamente al suo ruolo di leader o responsabile di collaboratori, perché non ha tempo»,

come dice Enrico, quindi fa guai seri “a livello di organizzazione” come si dice in aziendalese, anche se non immediatamente visibili, perlomeno agli occhi del Piccolo Principe dei trafelati.

 

«Un po' di anni fa, e non rivelerò quanti, iniziai la mia carriera di formatore consulente facendo interventi e tenendo corsi sul time management, dove si cercava di dare ai manager, sempre super impegnati e spesso sopraffatti dai compiti e dalle mansioni, resi ansiosi dalle responsabilità, qualche strumento organizzativo e comportamentale per riuscire a trovare del tempo libero per se stessi, per la famiglia e perché no anche per l'aggiornamento professionale .

 

In quegli anni ho incontrato persone che si volevano iscrivere ai corsi di time management interaziandali (due giorni la durata); ma poi, contattati dalla segreteria del corso, rinunciavano dicendo che non avevano tempo.

Ma come, caro manager ansioso o imprenditore illuminato, se volete iscrivervi ad un corso sulla gestione del tempo, e dite poi di non aver tempo, è chiaro che di quel corso avete un bisogno impellente...

 

Eppure, solo nei primi anni Novanta, le iscrizioni andarono aumentando e molti degli iscritti riuscivano persino a completare il corso ed a organizzare la propria agenda, fissando due giorni dopo la data per il follow up, o richiamo .. che ricorda più una vaccinazione che una lezione. 



 

Oggi talvolta mi chiedo con curiosità se i principi trattati in quei corsi sarebbero ancora validi ed attuali. Gestione delle priorità, impedire all'urgenza di scacciare l'Importanza, saper delegare per fra crescere ma anche per liberarsi dalle incombenze che devastano la programmazione temporale, gestione degli imprevisti . pianificazione personale e via dicendo.


 

Forse oggi il corso non dovrebbe più svolgersi su due giorni ma su due settimane, dato che molti dei manager che ho avuto modo di incontrare, o con cui ho dovuto lavorare, si potrebbero serenamente catalogare come “No time manager”.

 


Un collaboratore chiede un colloquio urgente? Risposta. «Mi spiace, non ho tempo».

 

Un gruppo di lavoro chiede una riunione su come mandare avanti un progetto delegato loro dal capo, che fa sapere vis mail ( in copia conoscenza a tutti, ovviamente compreso il portiere dello stabile) «Fatela voi, la riunione e poi mandatemi un report .. ora non ho tempo».

 

Gli addetti del marketing chiedono un incontro per poter presentare il nuovo piano fidelizzazione clienti e la risposta è «Implementatelo se vi sembra buono.

Io adesso non ho tempo».

 

I responsabili della società di ricerche di mercato (pagata lautamente) per una survey (detto in inglese fa più effetto che ricerca) chiede almeno un'ora e mezzo per presentare al board i risultati e le strategie suggerite nonché i correttivi da applicare. Ovvero chiede di poter adempiere semplicemente al compito per cui è stata pagata... Ebbene la risposta è: «Me la mandi via mail o la inoltri in azienda a mio nome .. la leggerò attentamente .. appena possibile». 
In poche parole, ma chiare: «Non ho tempo».

 

Ecco dunque che il No time manager” ritorna a venti-trenta anni fa senza tenere però ben presente che, nel frattempo, le aziende, i mercati, il modo di fare business, cioè le regole del gioco, sono ampiamente mutate. Così come lo scenario aziendale nel quale si ritrova a muoversi.

 

E così, mentre il nostro No time manager cerca affannosamente di disdire ogni impegno, perché non ha tempo, abdica inconsciamente al suo ruolo di leader o responsabile di collaboratori, perché non ha tempo.



 

Ma, soprattutto, mentre non si dedica più alla sua crescita personale, impegnato com'é a frenare quella dei collaboratori capaci per cui pericolosi, adducendo come motivo il fatto che “non ha tempo” .. mette le basi per una sicura e rapida involuzione, sia personale che professionale, che, nel tempo lo renderà umanamente arido e professionalmente inadeguato all'incarico che ricopre.


 

E quando se ne accorgeranno anche i suoi capi o i suoi azionisti, e anche qui è solo questione di tempo, verrà invitato a farsi da parte. O accompagnato alla porta, o, si spera per lui allo scivolo contrattuale.


Infine, il nostro eroe al contrario, per quanto lo scivolo fosse ben oliato, rimane senza lavoro e cerca di fare un colloquio per un'altra grande impresa. Dove spesso, per la legge del contrappasso, si trova di fronte un selezionatore che, senza nemmeno farlo parlare, gli dice:

«Mi lasci il suo cv, nel caso la chiameremo noi . Mi scusi ma ora non posso riceverla .. non ho proprio tempo ...»

 

Fonti

www.enricobertolino.it

Ascolta l'audiopost

 

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