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C'è chi twitta e chi twittisce

«Qualcuno può spiegare ai giornalisti di ogni foggia che sono bravi anche se non citano Twitter in ogni singolo pezzo?».

A parte il soave sarcasmo (Primum vivere, deinde twittare? Che fatica, però.) di Luna Orlando, editor e traduttrice, sulla bravura dei giornalisti, è indubbio: c'è che qualche esagerazione nel parlare del social network.

 

Twitter è una moda, parlare di Twitter sui giornali è una moda; ma, ricorda Stefano Bartezzaghi, non possiamo dimenticarci che i giornali sono fatti, tra le altre cose, anche per parlare delle mode in corso, cercare di capirle e spiegarle.

A volte (e questo è il caso) una moda è assai influente sulla vita di molti, se non di tutti e quando il frivolo si fa decisivo, parlarne si fa molto meno frivolo.

 

Il punto è che Twitter non è solo un argomento, ma è anche un mezzo per argomentare, ed essendo oltretutto la prima volta che serve per fare campagna elettorale fa notizia in sé e per sé. Senza Twitter Monti non avrebbe detto "wow!" e Formigoni non sfoggerebbe il proprio peculiare sense of humour.

E' anche cambiato il modo di sbroccare: senza Twitter Lucio Presta avrebbe espresso diversamente la propria bellicosa indignazione contro il critico televisivo Aldo Grasso e Michela Rocco di Torrepadula non avrebbe mandato tanto pubblicamente a quel paese il marito Enrico Mentana, per ragioni che speriamo sappiano loro.

 

Un nuovo gergo

Trattandosi di fatti nuovi, c'è anche un gergo da imparare.

Cos'è un hashtag? Qual'è la differenza tra un hashtag, una keywords, un tag? Si dice twitto o twittisco? Domanda illuminante: ma certo, si può dire in entrambi i modi! D'ora in poi si dovrà distinguere il twittare e il twittire, così come l'arrossare (rendere rosso: il tramonto arrossa il cielo) e l'arrossire (diventare rosso: arrossisco per la vergogna).

C'è chi twitta e chi twittisce. I due verbi non sono sinonimi: il primo indica quelli che in 140 battute scrivono qualche contenuto interessante, il secondo color che sulla tastiera battono sciocchezze o fatti loro.

 

Twittare, avviene quando si ha qualcosa da dire; twittire, quando non lo si ha e ci si twitta addosso.

 

A proposito, come si chiama quell'uccellino giallo con gli occhioni azzurri che cerca, con ottimi risultati, di sfuggire a gatto Silvestro? Titti. Esatto. Titti, qui da noi, ma in America, nella sua versione originale? Si chiama Tweety. Impariamo da lui: oltre a cinguettare, pensiamo anche a scappare dal gatto.

 

Fonti

Stefano Bartezzaghi in L'espresso

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