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Dal ClicDay al FlopDay

«I nostri ringraziamenti: state dimostrando tutta la vostra passione e la vostra forza di volontà»

con questa bella frase ad effetto Invitalia, e per lei la nostra pubblica amministrazione ha cercato di girare a proprio vantaggio un clamoroso flop, definito su Repubblica da Riccardo Luna «Il grande flop del bando per le startup: portale bloccato, disastro nel clic-day».

Tra un pò racconteremo del flop informatico ed organizzativo, ma ora vorremmo intrattenerci sull'ancor più grande flop comunicativo.

Non si finisce mai di stupirsi quando si deve affrontare l'incompetenza delle nostre pubbliche amministrazioni. Ad esempio c'è da rimanere increduli a pensare che qualcuno che si occupa di comunicazione possa aver proposto, o accettato, di pensare che una conclamata bugia nel mondo dei social sarebbe passata senza raddoppiare il danno che si voleva riparare.

 

Nel web la balla viene beccata

Ancora non si è capita la prima banale lezione del mondo dell'informazione su rete: in gioco ogni volta c'è la propria (o dell'organizzazione) reputazione e le balle non passano perché c'è un esercito in grado di valutare realmente la situazione e farlo presente.

 

Ma veniamo al flop che se non fosse drammatico (in termini di reputazione della nostra pubblica amministrazione), sarebbe un capolavoro di surrealismo.

 

Il Mise, il ministero dello sviluppo economico, che è responsabile della politica di incentivi alle startup lo scorso inverno si ricorda di avere 190 milioni di euro di fondi europei da spendere in sei regioni del sud (Basilicata, Calabria, Campania, Puglia Sardegna o Sicilia).

Come? Incarica InvItalia  l’Agenzia per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo delle imprese (vi invitiamo a rileggere con attenzione le singole parole che definiscono Invitalia) di cui è azionista unico, il ministero dell’Economia e delle Finanze, di erogarli con un bando per imprese

«che operano nell’economia digitale» o «realizzano programmi di investimento a contenuto tecnologico per valorizzare economicamente i risultati della ricerca pubblica o privata»

 

SmartStar, la partenza intelligenza

La partenza viene fissata per il 4 settembre, giorno del rilascio del sito, unico strumento per presentare le domande. Il tam tam che scandisce il conto alla rovescia è notevole.

La comunicazione parte alla grande. Sulla pagina Facebook di Smart-Start si legge

«1882, Thomas Edison inaugura la prima rete a illuminazione elettrica; 1888 George Eastmn registra il marchio Kodak; 1998 Page e Brin fondano Google; 2013 apre SmartStart».

 

Insomma, tutt'altro che basso profilo! L’attesa è febbrile perché la procedura di assegnazione dei fondi è “a sportello”, spiega il sito. In altre parole, chi primo arriva ben alloggia. Soddisfatti i requisiti richiesti, i fondi saranno erogati (valutato il progetto) a chi ha presentato prima la domanda e quando i soldi finiscono, tutti gli altri restano a secco. Per questo l’attesa per decine di migliaia di ragazzi ieri mercoledì era altissima.

 

"Ma subito si è capito che qualcosa non andava. Il sito non funzionava, il form da riempire si impallava, la Sardegna era sparita e il numero pin che ciascuno doveva ricevere per procedere non arrivava. Sulla pagina Facebook sono iniziati i malumori".

Partita in pompa magna la comunicazione di Invitalia non ha voluto ridimensionarsi e la prima risposta è stata

«non preoccupatevi, abbiamo un eccesso di accessi».

 

Ora una buona domanda che verrebbe in mente è, ma

1. essendo la procedura della serie chi prima arriva becca,

2. che ci sono in ballo 190 milioni di euro,

3. e avendo, per aggiunta, annunciato l'apertura del sito un evento fondamentale per le sorti della civiltà occidentale come l'inaugurazione della prima rete di illuminazione elettrica o la nascita di Google

forse ci si poteva aspettare che un paio di persone avrebbero dato un occhiata al sito? Aveva senso nascondersi dietro un eccesso di accessi?

 

Quindi, comunque "da preoccuparsi" c'era, anche solo a riflettere sul fatto che chi spende i soldi degli italiani non aveva previsto che ci sarebbero stati tanti accessi.

Inoltre veniva a mancare l'informazione base: non entra nessuno o qualcuno sta entrando e si sta "cuccando" la grana?

 

Con il passare delle ore si è visto che il problema non era negli accessi. E la protesta è montata. Questi alcuni commenti riportati da Riccardo Luna:

«Bello sapere che Inivitalia, che non è capace di implementare un sistema di registrazione, debba essere l’ente valutatore dei nostri progetti tecnologici......»;

«Presenteremo un progetto innovativo per rifare il portale per la presentazione delle domande»;

«Un professionista non può perdere 6 ore davanti ad un sito che non funziona. È avvilente oltre che assurdo.»

 

Il coup de théâtre

Ed ecco il colpo di genio della comunicazione di InvItalia. Dopo una serie di patetiche scuse, sempre su Riccardo Luna ieri ha postato questo status:

«I nostri ringraziamenti: state dimostrando tutta la vostra passione e la vostra forza di volontà».

 

Sul sito intanto ieri notte campeggiava ancora questo annuncio:

«Confermiamo che stiamo lavorando per assicurare la piena funzionalità del sistema. Vi terremo costantemente informati tramite il portale e ci scusiamo ancora per il disagio».

 

Ed ecco come da ClicDay, con pochi click, è diventato il FlopDay, l’ennesimo in questo paese dove le figuracce per i siti della pubblica amministrazione non si contano, a partire dal celebre caso di Italia.it.

 

Ed ecco, anche, come una accurata strategia di comunicazione può trasformare un FlopDay in un DebacleDay.

 

La colpa è dei comunicatori?

Ora, una volta si diceva "sparare sulla Croce Rossa". Bene non vorremmo farlo. Così come non vogliamo attribuire tutta la responsabilità a chi si occupa di comunicazione in InvItalia perché ben ci immaginiamo il caos labirintico per arrivare ad una decisione in quelle ore; ma non è più possibile pensare che uno Stato con una pressione fiscale del 52 per cento possa essere sempre così dilettante e, diciamo, "disattento", "inadeguato" nello spendere i soldi degli italiani. Cercheremo di sapere quanto è costato questo capolavoro informatico del portale.

Non possiamo più accettare situazioni organizzative dove a fronte di clamorosi insuccessi non c'è nessuno che ne ha colpa.

 

Così come fantasmagorici sono stati i tempi di reazione: il comunicato stampa è stato distribuito il 6 settembre due giorni dopo il FlopDay.

 

Ancora una volta questo è un errore grossolano delle comunicazione: operando in rete due giorni per reagire sono tempi smisurati. Il ritmo della rete è "ora e adesso"". Ancora una volta non possiamo relegare la responsabilità alla funzione di comunicazione. Mi attendo, e mi immagino, le pressioni spaventose da parte della funzione Comunicazione sui vertici per poter uscire subito, cioè adesso, cioè ora, non fra un minuto.

 

Così come vediamo la faccia stravolta ed incredula dei dirigenti che, abituati ai tempi delle amministrazioni pubbliche italiane, hanno considerato un tempo di reazione di due giorni un insuperabile record di efficenza e di reattività.

 

Altro che "partenza intelligente" si era già partiti mali. I criteri del bando erano, e sono, molto larghi e poco qualitativi: si va dalle imprese fino a 50 addetti e 10 milioni di fatturato, al gruppo di amici con una idea, che ancora non hanno costituito la società. Generando tensioni anche all’interno del ministero, dove molti sono contrari a una procedura che assomiglia molto ai mitici finanziamenti “a pioggia” che hanno caratterizzato l'azione clientelare richiesta dalla politica italiana; ma ormai la macchina è in moto e l’obiettivo di finanziare circa mille società con 190 mila euro ciascuno prevale su tutto.

 

Il portale delle startup è crollato, non all'arrivo, ma alla partenza; doveva diventare uno dei riferimenti della innovazione in Italia. Con questo avvio si è realmente respirata l'aria di una beffa targata "StartSmart..."

Eh sì! perché per non farsi mancare nulla la scelta di comunicazione, ricordiamolo, per definire il sito è stata: Start Smart, partenza intelligente.

 

Fonti

Repubblica.it

Il comunicato stampa, con due giorni di ritardo, di Invitalia

SmartStart

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