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Inter mirifica, ancora

Ancora mi ritorna in mente: una lezione con il professor Alberto Abbruzzese in quel della Sapienza, quando, affrontando Mc Luhan, aprì la lezione con una domanda: "Perché i cattolici sono così bravi in comunicazione?". 

In quel momento la risposta fu chiara: "I cattolici hanno a che fare con la comunicazione da duemila e rotti anni. Qualcosa avranno anche imparato dalla pratica fulcro della loro fede". Del resto, cosa è l'evangelizzazione, la trasmissione della buona novella, se non la prima forma di comunicazione globale? 

 

Questa risposta è ancora valida (e dettata dall'aver visto la Chiesa in azione), ma l'attenzione della Chiesa cattolica è ancora più esplicita se ci fermiamo a notare come è chiamato il mondo della comunicazione nel documento che l'ha trasformata nell'ultimo secolo. 

 

Un decreto approvato durante il Concilio vaticano II e che tratta deli strumenti della comunicazione sociale ha come titolo: "Inter mirifica", tra le meraviglie. 

Ecco come definisce la comunicazione la Chiesa cattolica: meraviglia

E proprio con questo documento papa Francesco apre il suo discorso al pontificio consiglio delle comunicazioni sociali, avvenuto lo scorso 21 settembre (dopo l'ormai classico "buongiorno!"). 

Non vogliamo qui riprendere la prospettiva teleologica del discorso di Francesco, anche se, a mio avviso, è fondamentale per comprendere davvero la portata e la competenza cattolica in tema di comunicazione. 

Quello che vogliamo però evidenziare è la nuova prospettiva che il pontefice suggerisce al suo uditorio e che pone al centro il "continente digitale": 

«Il grande continente digitale non è semplicemente tecnologia, ma è formato da uomini e donne reali che portano con sé ciò che hanno dentro, le proprie speranze, le proprie sofferenze, le proprie ansie, la ricerca del vero, del bello e del buono.»

 

Non è un problema tecnologico, dice Francesco. Ma aprire le porte, e lasciarle aperte. Senza manipolazione. 

«Siamo capaci di comunicare il volto di una Chiesa che sia la “casa” per tutti?  Noi parliamo della Chiesa con le porte chiuse. Ma questo è più che una Chiesa con le porte aperte, è più! Trovare insieme, fare “casa”, fare Chiesa, fare “casa”. Chiesa con le porte chiuse, Chiesa con le porte aperte. E’ questo: in cammino fare Chiesa. Una sfida!»

 

E' necessaria, continua il pontefice, una formazione specifica da parte degli operatori, ma non basta più il profilo tecnico, diventa sempre più "strategico" (diremmo noi proprio da tecnici) l'aspetto umano. 

 

Spesso, e soprattutto in questo ultimo periodo, si parla di "rivoluzione" guardando a Francesco. E forse può sembrare così anche per le parole in termine di comunicazione. 

Personalmente credo che sia solo un diverso carisma rispetto ai suoi predecessori e, per noi, una prospettiva diversa da cui guardare quello che fa la Chiesa cattolica da duemila anni e rotti. 

 

Perché la domanda di Abbruzzese è ancora lì, e magari qualcosa da imparare ci sarà, dalla realtà che può vantare davvero una redemption invidiabile. 

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Politiche di comunicazione

Per chi si occupa di una professione capita spesso di ritenere che questa professione sia al centro del mondo. Se non altro per questo ci potrà essere perdonato quando sosteniamo che:

 
la comunicazione è tutto!

Certamente non è tutto, ma la sua trasversalità la rende simile al prezzemolo, sta bene ovunque.

 
Parleremo

quindi di strategie di comunicazione e delle conseguenti tecniche.

Parleremo di strumenti, di attività, di canali di comunicazione.

 
Sopratutto noi

di OfficineEinstein indulgeremo a rileggere la comunicazione come una competenza da saper adoperare con maestria per accompagnare il cambiamento senza indulgere alla manipolazione.