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Viviamo ancora nell’universo di Einstein

“Il mite rifugiato in fuga dall’oppressione, con la sua aureola di capelli arruffati, gli occhi pensosi, la sua accattivante umanità e la brillante intelligenza, che hanno fatto del suo volto un simbolo e del suo nome un sinonimo di genio”.

Così è descritto il nostro nume protettore da uno dei più grandi biografi, Walter Isaacson, nell’introduzione, dal titolo “A cavallo di un raggio di luce”, del libro su Albert Einstein,

 

Quattro ciarle rivoluzionarie

Marzo sembra essere il mese di Einstein e oltre al suo compleanno, questo mese è ricordato per essere il punto di svolta della sua carriera e, permetteteci, del nostro universo. Siamo nel 1905 e in una lettera al suo amico Conrad Habicht (chiamato nella lettera “balena congelata”), Einstein anticipa quattro delle sue rivoluzioni scientifiche con uno stile quasi scanzonato: le associa a “ciarla insignificante”.

Le quattro anticipazioni riguardano la doppia natura della luce (molecola e onda), la dimensione degli atomi, la loro effettiva esistenza e, infine, la relatività ristretta: “un’elettrodinamica dei corpi in movimento che fa ricorso a una modificazione della teoria dello spazio e del tempo”.

 

Non solo un genio

Basterebbero queste quattro anticipazioni per capire quanto Einstein sia un genio ma, attenzione, non sono sufficienti per capire il motivo per cui sia un simbolo, tanto da diventare un logo (e noi ne sappiamo qualcosa). Anche Heisenberg, Newton e i grandi della fisica sono stati dei geni, ma non abbiamo mai avuto l’idea di chiamarci Officine Newton.

Il motivo di quanto Einstein sia un’icona della nostra modernità è riposta in due parole che spesso sono considerate opposte al metodo scientifico: creatività e immaginazione.

Le quattro teorie di cui parla Albert (tra noi ci chiamiamo così) nel 1905 non sono infatti oggetto di classici esperimenti scientifici, ma di esperimenti immaginari, fatti nella testa (e solo lì) dello scienziato.

 

Un Novecento che non sarebbe Novecento

Einstein è capace di sconvolgere nella sua testa i credi e i dogmi di una modernità che sta velocemente passando alla contemporaneità. Il Novecento ne porterà tanti di personaggi simili: Picasso, Joyce, Freud, Stravinskij sono solo alcuni di coloro che romperanno i limiti per vedere cosa c’è al di là, ma forse in Einstein c’è qualcosa in più.

Una libertà di pensiero che nel trascorrere della sua carriera lo porterà anche a essere molto polemico verso la teoria quantistica, riconoscendone l’incompiutezza, sebbene lui stesso ne fosse stato un ispiratore.

 

La meraviglia: il segreto del simbolo

Un qualcosa che è nell’aver compreso l’universo dove ancora noi oggi viviamo, attraverso il matrimonio tra creatività e scienza, tra metodo e scoperta, tra sperimentazione immaginata e studio. Nel vedere la matematica come il linguaggio con cui  scoprire le meraviglie del mondo e della natura, ancora a disposizione del nostro stupore.

In un periodo storico, come il Novecento, in cui la certezza che nulla ci sia da scoprire ci ha portato all’assolutismo, Einstein ha dimostrato che la meraviglia non ha mai fine e forse è questa l’unica certezza con cui avremmo potuto aprire al meglio il nuovo millennio. Anche attraverso il nome di un magazine online. 

 

Il testo di riferimento

Walter Isaacson

Einstein

La sua vita, il suo universo

Oscar storia, Mondadori, 2008 Milano

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