testata

Antropop, la tribù globale

Le cose sono in continuo cambiamento. Molte cose sono cambiate nella nostra cultura. Il mondo è diventato un frittatone planetario. Niente e nessuno è libero da influenze. Stiamo vivendo un inedito, colossale merge, una fusione. In poche parole siamo fusi. Da questa fusione magmatica salgono tante bolle colorate che scoppiettano. E il rumore che fanno, disordinatamente, è pop.

Stereotipi al setaccio, dunque. In chiave “antropop“. E “Antropop. La tribù globale” è il nuovo libro dell'antropologo Duccio Canestrini dedicato alla cultura pop contemporanea edito da Bollati Boringhieri editore.


Duccio Canestrini con questo libro ha sviluppato un modo di studiare il futuro delle persone e delle culture: L’AntroPop.

Ma andiamo con ordine il testo si compone di quattro parti, Antropop entra prima nel vivo della vita quotidiana, leggendo fatti e fenomeni diversi.

 

Forse non lo sapevate ma Ken ha lasciato Barbie per colpa di Greenpeace; il parabrezza dell’auto è il monitor attraverso cui vediamo il mondo, l’oggettistica da abitacolo è quindi cultura; Martina, che si dichiara lesbica, adora il crushing; ragazzi e ragazze si scattano la foto che diventerà l’immagine del loro profilo online; liberare le mani dalla deambulazione ci ha permesso di passare molte ore a testa bassa scrutando uno schermo (we never look up); le “tradizioni di merda”, con licenza accademica, andrebbero abbandonate senza indugi.

Questo per dire che tutto sommato i temi sono più grandi di quello che sembrano.

 

In “Stupidi indigeni, stupidi antropologi” l’autore definisce che è leggendo i fumetti di Flash Gordon che ci si appassiona all’antropologia, sul pianeta Mongo era impossibile non appassionarsi alla diversità delle persone e delle culture; Rihanna assomiglia troppo alla Venere ottentotta.

Inganni, abbagli e truffe costellano la storia dell’antropologia e dell’etnografia con finti indigeni, finiti antropologi, finte relazioni di viaggio (tutto il mondo è paese mi verrebbe da aggiungere); le teorie affascinanti e assurde di Lombroso vengono contrapposte in Django di Tarantino; passano secoli e decenni, ma i razzismi no.

 

La vecchia antropologia qui a fatica ne esce viva.

 

Homo turisticus” siamo tutti noi che quando viaggiamo ci mettiamo in scena ma forse poi ci capiamo qualcosa. Anche gli antropologi nei loro viaggi possono essere ingannati. Margaret Mead riassumeva così:

Lo psicologo ha problemi con la propria personalità, il sociologo è in disaccordo con la comunità, l’antropologo è quello che ha problemi sia con se stesso, si con la società di cui fa parte”.

 

“Corporama” è la sezione dedicata al corpo. Il corpo, spiega l’autore, è quel luogo autentico che ci racconta, lo sguardo, il saluto, il sorriso. Per quanto riguarda i giovani è l’era della “fusion” tra tatuaggi e piercing ma nessuno ne approfondisce il significato. È la ricerca ostinata di segni particolari, del look diversità che si omologa nel rito del tatuaggio. È l’epoca dello spettacolo della nudità umana. Dici cultura ma è un magnamagna, non c’è più manifestazione culturale senza assaggino del prodotto tipico.

 

140709 antropopInsomma Antropop è il punto di vista di un androide specializzato in operazioni intellettuali di emergenza. Il lavoro parte da una constatazione: nel mondo globalizzato, nello strano “frittatone planetario” nel quale viviamo, barriere, specificità e contorni sono semplicemente saltati.


Canestrini allora si interroga cercando nei libri gli insegnamenti dei maestri, costretto (dice lui) a rileggerli in chiave diversa.

Da qui la scelta della copertina di questo volume.



 

In pratica l’antropologia esce dall’università e entra nel mondo, si fa “pop”, o meglio “antropop”, perché è questo il mestiere degli antropologi: interpretare i popoli.

 E i popoli oggi sono un miscuglio inestricabile.

 

Duccio Canestrini è antropologo, giornalista e docente al Campus universitario di Lucca. Pratica diverse forme di divulgazione scientifica che spaziano dal documentario al reportage, al monologo teatrale. Da anni presenta conferenze-spettacolo multimediali, che interpretano diverse realtà e illustrano scenari futuri. Questo aiuta a capire il motivo per cui, per promuovere l'ultimo proprio lavoro Canestrini si sia affidato ad un book trailer

 

Fonti

Duccio Canestrini (2014), Antropop, la tribù globale, giornaleSentire.it

Sara Della Morte (2014), Antropop. Antropologia della tribù globale, stateofmind.it

 

Share

Banner Pillole di buona comunicazione

Ofe4.1-sgcp

Banner volti comunicazione

Archivio

Politiche di comunicazione

Per chi si occupa di una professione capita spesso di ritenere che questa professione sia al centro del mondo. Se non altro per questo ci potrà essere perdonato quando sosteniamo che:

 
la comunicazione è tutto!

Certamente non è tutto, ma la sua trasversalità la rende simile al prezzemolo, sta bene ovunque.

 
Parleremo

quindi di strategie di comunicazione e delle conseguenti tecniche.

Parleremo di strumenti, di attività, di canali di comunicazione.

 
Sopratutto noi

di OfficineEinstein indulgeremo a rileggere la comunicazione come una competenza da saper adoperare con maestria per accompagnare il cambiamento senza indulgere alla manipolazione.