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L'indice mondiale della libertà di stampa 2014

L'edizione 2014 dell’“Indice mondiale della libertà di stampa” mette in luce l'impatto negativo dei conflitti sulla libertà di informazione e dei suoi attori. Il ranking di un certo numero di paesi è influenzata anche da una interpretazione eccessivamente ampia e irragionevole del concetto di tutela della sicurezza nazionale a scapito del diritto di informare e di essere informati. Quest'ultima tendenza è una minaccia crescente a livello globale, pericoloso per la libertà di informazione che colpisce nel cuore gli Stati che si definiscono “Stati di diritto”.

 

La Finlandia mantiene la sua posizione come la migliore nazione nella difesa della libertà d’informazione, occupando per il quarto anno consecutivo per il primo posto della classifica mondiale. E’ seguita da vicino, come nella scorsa edizione, dai Paesi Bassi e dalla Norvegia.

 

141103 libro liberta stampaAll'estremo opposto, in fondo alla classifica, il "trio infernale" di nuovo insieme il Turkmenistan, la Corea del Nord ed l’Eritrea, paesi in cui la libertà di stampa è semplicemente inesistente.
Nonostante le poche turbolenze che hanno attraversato nel 2013, questi Stati continuano a rappresentare buchi neri per l’informazione e un vero e proprio inferno per i giornalisti.

 

I Paesi classificati sono, quest’anno, 180 a fronte dei 179 nella precedente edizione. Nuovo ingresso il Belize si trova immediatamente in una posizione invidiabile (29mo posto). I casi di violenza contro i giornalisti sono, infatti, rari. Rimangono però alcune zone d’ombra:

  • le procedure per "diffamazione" prevedono richieste di risarcimento pesanti;
  • ci sono alcune eccezioni nell’applicazione della legge sull'accesso alle informazioni pubbliche (Freedom of Information Act) “giustificate” dalla “sicurezza nazionale” ;
  • e una gestione delle frequenze da parte del governo a volte sleale.

 

Sacrificato sull'altare della sicurezza nazionale

Il diritto all’informazione viene troppo spesso sacrificato sull'altare della cosidetta “sicurezza nazionale”.
I paesi che si definiscono Stati di diritto non danno un buon esempio. La libertà di informazione cede terreno troppo spesso di fronte all’uso improprio e troppo largo del concetto di “sicurezza nazionale” con un conseguente preoccupante calo delle pratiche democratiche.

 

Il giornalismo d'inchiesta a volte soffre gravemente, come negli Stati Uniti, che per questo motivo hanno perso 13 posizioni (attualmente al 46mo posto in classifica). Uno degli elementi che ha maggiormente condizionato il declassamento è il clima nel quale si parla di tracciamento delle fonti e caccia agli informatori.

La condanna del soldato Bradley Manning o lo stalking nei confronti di Edward Snowden, l’analista della Nsa, sono pesanti avvertimenti verso chi oserà divulgare informazioni sensibili di interesse pubblico. La libertà di stampa è stata duramente scossa dallo scandalo dei tabulati telefonici dell’Associated Press, sequestrati senza preavviso da parte del Dipartimento di Giustizia per identificare la fonte di una fuga di notizie dalla Cia.

 

Inoltre, non può si deve sottovalutare il rischio di condanna a 105 anni di carcere per il giovane giornalista freelance Barrett Brown, per la condivisione di alcuni dati on-line della società di sicurezza privata Stratfor, sotto contratto con il governo americano.
Quest'ultimo caso ha messo in luce l'urgenza di una "legge scudo" federale a protezione delle fonti dei giornalisti.

 

Il Regno Unito ha perso tre posizioni (33ma posizione, tre in meno rispetto il 2013) per le azioni messe in atto nel nome della lotta contro il terrorismo:

  • dalle pressioni scandalose esercitate sul quotidiano Guardian;
  • alle nove ore di detenzione di David Miranda, compagno e collaboratore del giornalista Glenn Greenwald.

 

Le autorità dei due Paesi (Stati Uniti e Gran Bretagna) sembrano mettere più zelo per rintracciare gli informatori piuttosto che vigilare sulle pratiche di sorveglianza abusive che sono evidenti negazioni del principio di rispetto della privacy caro alla loro cultura democratica.

 

La legge sul “segreto di stato”, adottato dalla Dieta giapponese alla fine del 2013,  rende più opaca la gestione da parte del governo giapponese di temi di interesse generale come il nucleare e il rapporto con gli Stati Uniti.

I concetti di “giornalismo di investigazione”, “pubblico interesse” e “segreto delle fonti” (nel senso di riservatezza sulla fonte delle tue informazioni) sono stati liquidate dagli onorevoli, molto preoccupati di evitare al paese (59 posizione nella classifica con la perdita di 5 posizioni) di vedere la propria immagine rovinata da informazioni imbarazzanti.

 

La “lotta al terrorismo” viene sfruttata anche dai governi con democrazie più “traballanti” per etichettare i giornalisti  di “minaccia alla sicurezza nazionale”.

Decine di giornalisti sono stati imprigionati con questo pretesto in Turchia (154ma posizione), in particolare per articoli sulla questione curda.

In Marocco, le autorità confondono volentieri “giornalismoe “terrorismo” e il Paese ristagna alla 136ma posizione. 

In Israele (96mo paese nel ranking), la libertà di informazione è una nozione assai vulnerabile di fronte all'argomento sicurezza.

 

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