testata

La cultura spera nel fundraising

«L’Italia, partita da un Dopoguerra disastroso, è diventata una delle principali potenze economiche. Per spiegare questo miracolo, nessuno può citare la superiorità della scienza e della ingegneria italiana, né la qualità del management industriale, né tantomeno l’efficacia della gestione amministrativa e politica, né infine la disciplina e la collaboratività dei sindacati e delle organizzazioni industriali. La ragione vera è che l’Italia ha incorporato nei suoi prodotti una componente essenziale di cultura e che città come Milano, Parma, Firenze, Siena, Venezia, Roma, Napoli e Palermo, pur avendo infrastrutture molto carenti, possono vantare nel loro standard di vita una maggiore quantità di bellezza. Molto più che l’indice economico del Pil, nel futuro il livello estetico diventerà sempre più decisivo per indicare il progresso della società».

John Kenneth Galbraith

 

«Molto più che l’indice economico del Pil, nel futuro il livello estetico diventerà sempre più decisivo per indicare il progresso della società». Lo dice Galbraith, uno fra i più celebri e influenti economisti del suo tempo, nonché critico della teoria capitalista tradizionale. Insegnò nelle università di California, di Princeton, di Cambridge e di Harvard. Acquistò rinomanza come economista "liberal" ed ebbe notevole influenza sul pensiero economico del XX secolo, anche per il suo diretto impegno in politica.

 

Come sappiamo un nostro ministro dell'Economia, tal Giulio Tremonti, la pensa in modo diverso

 «di cultura non si vive, vado alla buvette a farmi un panino alla cultura, e comincio dalla Divina Commedia

e, chissà che non risieda anche in questo uno dei motivi per cui l'Italia di questi ultimi anni sta arrancando disperata.

Parlate all'estero di Giulio Tremonti e vi sfido a trovare qualcuno che sappia chi sia. Così non è per Galbraith. Facciamoci una domanda e diamoci una risposta.

 

Tant'è, la sostenibilità della cultura italiana dipende sempre più da strategie di raccolta fondi mirate e personalizzate.
Secondo Paolo Venturi, direttore di Aiccon, l'associazione italiana per la promozione della cultura della cooperazione e del non profit

«la cultura rappresenta un settore produttivo a cui la comunità ed i nuovi investitori stanno guardando per rigenerare meccanismi di sviluppo locale, occorre quindi una nuova visione del fundraising capace di essere al servizio di nuovi modelli di fare cultura» 

 

Negli ultimi anni la crisi economica ed i finanziamenti pubblici sempre più carenti hanno restituito rilevanza al finanziamento privato.

In questo contributo si considera il ruolo svolto in proposito dalla spesa delle famiglie italiane, dall’azione delle Fondazioni di origine bancaria e dal crowdfunding.

 

Per chi, come noi, si occupa di comunicazione, non è raro imbattersi in richieste di associazioni o fondazioni di attivare campagne di fundraising, che altro non sono che una finalizzazione precisa di un'attività articolata e continuativa di gestione delle relazioni con pubblici specifici.

 

La cultura per l'Istat

Le imprese del sistema produttivo culturale sono 443.458, ovvero il 7,3 percento delle imprese nazionali. A loro si deve il 5,4 per cento della ricchezza prodotta in Italia, cifra che raggiunge il 5,7 per cento, circa 80 miliardi di euro, se includiamo istituzioni pubbliche e no profit.

Tutte queste realtà danno lavoro a circa un milione e mezzo di persone, il 6,2 per cento del totale degli occupati italiani.
In particolare le istituzioni no profit che si occupano di “cultura, sport e ricreazione” sono le più numerose e sono cresciute più del no profit nel complesso: più 39,5 per cento di unità attive e più 67,6 per cento di addetti integrati (addetti, lavoratori esterni, lavoratori temporanei e volontari ricondotti a persone-anno). 

 

141111Industria cultura per province

 

“Cultura e fundraising” un corso Aiccon

Di fronte a questo scenario è evidente che le organizzazioni culturali stanno legando sempre di più la loro esistenza ad attività di fundraising. Per questo, The fund raising school, prima scuola italiana dedicata alla formazione sulla raccolta fondi promossa dall’area Alta formazione di Aiccon, ha promosso il corso “Cultura e fundraising” che si è svolto il 6 e 7 novembre a Forlì, coordinato da Marianna Martinoni e Martina Bacigalupi, con la partecipazione di Irene Sanesi (Presidente della Commissione “Economia della Cultura” Ungdcec, l'unione nazionale giovani dottori commercialisti ed esperti contabili).
Secondo Martina Bacigalupi, coordinatrice del corso,

«le imprese e le associazioni del sistema culturale oggi sono invitate a ripensarsi per imparare a camminare con le proprie gambe. Un percorso necessario affinché questo settore possa diventare una vera industria culturale, creativa, solida, efficiente, così come la intende la Commissione europea, anche attraverso il programma Europa creativa».


Il corso rivolto a teatri, biblioteche, musei pubblici e privati e gallerie d’arte e, come spiega Mariana Martinoni, coordinatrice del corso

«oltre ad un approccio pratico e tecnico su strumenti e canali di fundraising applicabili alle organizzazioni del settore culturale intende stimolare, soprattutto attraverso il confronto  con casi di eccellenza nazionali e internazionali, una profonda riflessione su come il settore culturale debba porsi in futuro per intercettare nuovi pubblici e nuovi sostenitori, imparando a descrivere con mezzi e grazie ad indicatori nuovi, l'impatto (sociale ancorché culturale) che è in grado di generare sui territori di riferimento».

 

 141111 fondi librari

La sostenibilità della cultura italiana dipende, dunque, sempre più da strategie di raccolta fondi mirate e personalizzate. Ben viene, quindi, la proposta di The fund raising school per un corso dedicato al fundraising nel settore culturale.

 

Fonti

Fondazione Symbola e Unioncamere, Rapporto “Io sono cultura 2014

Ufficio stampa Aiccon

 

Per informazioni su eventuali prossimi corsi

Sandra Savelli | t. 0543 62327 | Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Rossella De Nunzio | t. 0543 374675 | Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

Share

Banner Pillole di buona comunicazione

Ofe4.1-sgcp

Banner volti comunicazione

Archivio

Politiche di comunicazione

Per chi si occupa di una professione capita spesso di ritenere che questa professione sia al centro del mondo. Se non altro per questo ci potrà essere perdonato quando sosteniamo che:

 
la comunicazione è tutto!

Certamente non è tutto, ma la sua trasversalità la rende simile al prezzemolo, sta bene ovunque.

 
Parleremo

quindi di strategie di comunicazione e delle conseguenti tecniche.

Parleremo di strumenti, di attività, di canali di comunicazione.

 
Sopratutto noi

di OfficineEinstein indulgeremo a rileggere la comunicazione come una competenza da saper adoperare con maestria per accompagnare il cambiamento senza indulgere alla manipolazione.