testata

Quando il cantiere prende la parola

Chi ha detto che un cantiere è il black out di un monumento o di un edificio storico?

o di una piazza, di una strada, di un area?

E' inevitabile che l'apertura di un cantiere edilizio o infrastrutturale apre un momento della storia cittadina da dimenticare, nascondere, cancellare?

 

Certo, il cantiere è fatto di indagini endoscopiche, prove di carico, scavi; di demolizioni, di tramezzature, di impiantistica, di tinteggiature.

Sicuramente di rumore, disordine, polvere!

 

Ma c'è qualcosa che si può fare per renderlo più simpatico e amichevole di un insieme rumoroso e sporco di rovine, materiali, attrezzature e ponteggi?

Si, si può!

Ad esempio dandogli il dono della parola.

 

Trasformare il cantiere in evento

Come? Affiancando al vero e proprio cantiere edilizio un cantiere evento, ovvero una serie di azioni e di strumenti di comunicazione rivolti alla comunità che ospita il cantiere.

Facendo, quindi, diventare il cantiere un evento comunicante e vivente nel cuore della città.

Un'occasione per festeggiare la rinascita di un luogo che si “ri“mette in ordine, che si fa bello!

Magari, spesso, dopo anni di abbandono,

E lo si può fare senza mai smettere di farlo appartenere alla comunità che lo ospita.

 

Il tema dominante è il coinvolgimento di tutti: dagli scolari agli insegnanti, dagli studenti universitari ai professori, dai passanti distratti ai turisti della città, dagli uomini di affare alle istituzioni.

Ad ognuno il suo.

Per ciascuno pubblico individuato come strategico un'attività opportunamente studiata: incontri, laboratori, giochi.

Per tutti un motivo per partecipare in prima persona alla trasformazione del proprio territorio, della città nella quale si vive.

 

Pedrocchi: un cantiere per i cittadini

Siamo a Padova e ci troviamo di fronte al leggendario caffè Pedrocchi.  

Un passo indietro. Andiamo al 1772 quando il bergamasco Francesco Pedrocchi apre una fortunata “bottega del caffè” in un punto strategico di Padova, a poca distanza dall'Università, dal Municipio, dai mercati, dal teatro e dalla piazza dei Noli (oggi Piazza Garibaldi), da cui partivano diligenze per le città vicine, e dall'Ufficio delle Poste (oggi sede di una banca).

 

Il Caffè Pedrocchi  diventa un caffè storico di fama internazionale. Aperto giorno e notte fino al 1916 è noto, per questo, anche come il “Caffè senza porte”, per oltre un secolo è stato un prestigioso punto d'incontro frequentato da intellettuali, studenti, accademici e uomini politici.

L'8 febbraio 1848, il ferimento al suo interno di uno studente universitario diede il via ad alcuni dei moti caratterizzanti il Risorgimento italiano e che sono ancora oggi ricordati nell'inno ufficiale universitario, Di canti di gioia.

 

Passato nel diciannovesimo secolo di proprietà comunale, l'amministrazione lo ha concesso a una società di catering (La Cascina) a un canone contenuto purché la società si assuma gli oneri di ristrutturarlo e, riaperto, di mantenere in vita questa tradizione di cenacolo intellettuale.

Ma  l'amministrazione non vuole avere brutte sorprese e, per questo ha indicato il progettista (Umberto Riva, una scelta felice, che ha sapientemente utilizzato un linguaggio moderno mantenendo un'atmosfera ottocentesca) e approvato il progetto di ristrutturazione.

 

La Cascina non solo vuol mantenere fede agli accordi presi, ma vuol inserirsi con delicatezza nella comunità padovana e quindi decide di cercar di coinvolgere il più possibile, in accordo con l'Assessorato che segue il cantiere, quello alla cultura, i padovani nel processo di ristrutturazione. Si avvia un cantiere evemnto e noi, che avevamo riprogettato l'identità del gruppo, già esperti di cantiere evento per averne seguiti tre in francia e uno a Reggio Emilia, veniamo chiamati.

 

La prima cosa da fare, presi gli opportuni accordi con l'assessore, il sindaco e il progettista è di dare un'identità al cantiere. Vengono presentate alcune soluzioni grafiche. una ripercorre la storia del caffè attraverso i personaggi che vediamo scorrere cronologicamente sopra il logo, dai nobidanimo settecenteschi ai moderni uomini d'affari con tanto di portatile.

 

 

 20150306-pedrc1

 

La seconda ipotesi invece recupera una serie di immagini e di stucchi presenti nei locali del Caffè

 

20150306-pedrc2

 

20150306-pedrc3

Passa la prima in alto.

 

La palizzata del cantiere nella sua prima versione ospita le silhouette dei personaggi rappresentati nel marchio in scala reale (leggermente, il 10 per cento, più alti della realtà).

In una seconda fase la stessa palizzata verrà utilizzata per presentare ai padovani il logo marchio da utilizzare dopo la riapertura per fargli votare quello preferito.

 

La squadra

per la Cascina

Gabriele Soriani e Marco Pasquali

concept e piano di comunicazione

Luca Massacesi (Aaland, l'arcipelago della comunicazione)

rapporti con la stampa

Assessorato alla cultura di Padova

concept grafico

Luca Munari (Audiovisualgraphik)

graphic design

Maria Cristiana Rinaldi (Audiovisualgraphik)

anno

1995-1996

 

Sigle archivio Aaland

area52 (assito di cantiere)

area55 (mostra per la scelta del nuovo logo)

casc15 (piano di comunicazione)

casc18 (logo cantiere evento)

casc19 (logo caffé Pedrocchi restaurato).

 

Leggi anche

Massacesi L. (2013),  Se anche il cantiere è un eventoin OfficineEinstein, 22 marzo 2013.

Rinaldi C. (2014), La civiltà dell'Aqua Druvéda, in OfficineEinstein, 8 febbraio 2014.

Rinaldi C. (2014), Sondaggi on the road, in OfficineEinstein, 18 aprile 2014.

Rinaldi C. (2014), Quando il cantiere prende la parola, in OfficineEinstein, 18 maggio 2014.

Rinaldi C. Massacesi L. (2014), L'identità dei cantieri, in OfficineEinstein, 22 gennaio 2014.

 

Fonti

Wikipedia

Umberto Riva (1999), Caffè Pedrocchi. Guida, Skira, Milano, 1999; br., pp. 96, 70 illustrazioni b/n e colori, cm 15x21.

Share

Banner Pillole di buona comunicazione

Ofe4.1-sgcp

Banner volti comunicazione

Archivio

Politiche di comunicazione

Per chi si occupa di una professione capita spesso di ritenere che questa professione sia al centro del mondo. Se non altro per questo ci potrà essere perdonato quando sosteniamo che:

 
la comunicazione è tutto!

Certamente non è tutto, ma la sua trasversalità la rende simile al prezzemolo, sta bene ovunque.

 
Parleremo

quindi di strategie di comunicazione e delle conseguenti tecniche.

Parleremo di strumenti, di attività, di canali di comunicazione.

 
Sopratutto noi

di OfficineEinstein indulgeremo a rileggere la comunicazione come una competenza da saper adoperare con maestria per accompagnare il cambiamento senza indulgere alla manipolazione.