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La comunicazione politica e l’iperrealtà

Il primo appuntamento degli Stati generali della comunicazione politica è stato un punto d’inizio importante per la riflessione che sarebbe poi seguita e che ci ha consentito fin da subito di inquadrare il contesto in Italia. 

La sessione plenaria tenuta dal professor Francesco Amoretti (università di Salerno) e moderata dal professore Matthew Hibberd (università di Stirling) ha avuto come punto focale la trasformazione della comunicazione politica nella sua accezione di costruzione di una iperrealtà. E da qui vogliamo partire.

 

La politica iperreale

Francesco Amoretti propone due spunti per capire che cosa è la politica iperreale: il primo è la vignetta di Massimo Bucchi dove Robespierre afferma che in Italia hanno pensato che fosse una rivoluzione invece era una retata, in riferimento a Mani pulite. 

 

20130530 Bucchi Robespierre 480

 

Il secondo spunto è la storia della nascita di Forza Italia e della discesa in campo di Silvio Berlusconi del 1994. 

 

Nella politica iperreale, allora, i fatti si sostituiscono con le loro rappresentazioni, attraverso quella che viene chiamata politica pop e che è nutrita dalle spettacolarizzazioni e le personalizzazioni. 

 

Una politica che modifica profondamente il suo volto, che trova la sua vera cittadinanza nei media e che rischia di perdere la sua vera natura, perché retta da altre logiche. 

 

Dal 1994 al 2010 abbiamo infatti vissuto una trasformazione della vita politica che, percorrendo due traiettorie diverse, ha sostituito la spinta programmatrice propria dell’azione politica con la riflessione moraleggiante. La morale è divenuta criterio di giudizio politico, nutrendosi del sensazionalismo, del gossip e degli scandali che sono oggi legittimati della stessa discussione politica. 

 

La caduta del quarto governo Berlusconi

L’analisi della trasformazione della comunicazione politica inizia dalla fine del 2011. Ce lo ricordiamo tutti quel periodo, quando con la crisi del quarto governo Berlusconi eravamo tutti convinti del superamento del berlusconismo in politica. 

Di fronte a questa convinzione (miope, come avremmo scoperto un anno e qualche mese più tardi) la comunicazione politica deve trovare una nuova strada; le riflessioni su una satira che aveva perso uno dei suoi soggetti più riusciti era emblematica del vuoto. 

 

La politica iperreale archiviata?

La crisi in atto di Berlusconi, ma soprattutto del suo modello comunicativo, era stata tuttavia anticipata da due importanti segnali che mettevano in discussione la stessa politica iperreale: agosto 2011, Napolitano, al Meeting di Rimini, fa un invito forte e duro a guardare alla realtà

Sempre in quell’agosto Ferraris su Repubblica lancia il Manifesto del new realism, dove quello che si mette in discussione è addirittura il post modernismo. 

 

Insomma una nuova consapevolezza sembra far tremare le fondamenta dell’iperrealtà: la crisi economica (anzi la crisi e basta) ravviva nel dibattito culturale, istituzionale e politico il bisogno di guardare in faccia alla realtà. 

 

Un nuovo ciclo?

Il governo Monti sembra fare esattamente questo, almeno nel primo periodo. Eppure l’iperrealtà riesce ancora una volta a ricostruirsi per un passaggio che si svolge proprio nel campo della comunicazione e che ha vestito la funzione di catarsi

Lo stile montiano è opposto a quello di Berlusconi. Con il suo avvento, ci sentiamo risvegliati da un  grande shock e la scelta è di rendere quel passato prossimo che ci aveva condotto fin lì un passato remoto, da non considerare, da non richiamare. 

Il governo dei tecnici è un’eccezione, le regole sono sospese. 

 

Malgrado il continuo richiamo alle “condizioni reali del Paese” anche Monti però deve far i conti con l’habitat politico, i media, e il prezzo che paga per trovare un riscontro positivo alle sue scelte è molto caro. 

Il passaggio dal Salvaitalia al Crescitalia rappresenta il punto di rottura e la oggettiva difficoltà ad attuare la crescita (al di là del proclamarla) mostra quanto anche il governo tecnico sia stato fagocitato dal sistema. 

La salita in politica dello stesso Monti non ha fatto che accentuare l’adeguamento di chi doveva essere un corpo estraneo alla politica (e quindi anche alle logiche comunicative che fino a quel momento avevano nutrito la politica) all’habitat che si voleva ignorare per il bene del Paese. Ce lo ricordiamo tutti il cane Empy, no? 

 

Linguaggio sovversivo della realtà

Anche oggi l’iperrealtà sembra essere rinnegata dalla politica. 

Le parole di Letta sembrano una chiara dichiarazione di guerra a una rappresentazione non fedele: “il linguaggio sovversivo della realtà”. Una posizione assunta anche da Berlusconi (un campanello d'allarme?).

 

Eppure l’intervento del professor Amoretti si chiude con una domanda e che sarà ripresa anche dagli altri incontri degli Stati generali. Se la conoscenza è per tutti (cita Rodotà) e se, contemporaneamente, la politica vive nei media, quale è il grado di insincerità che il sistema democratico può sopportare? 

 

Forse la domanda rimarrà aperta, ma indubbiamente è un grandissimo passo in avanti averla posta. 

 

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