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La campagna del 2013. Sottotono?

Un incontro di numeri, potremmo definirlo così il secondo incontro della seconda giornata agli Stati generali della comunicazione politica che ha visto intorno al tavolo Franca Roncarolo (università di Torino), Guido Legnante (università di Pavia), Marinella Belluati, Giuliano Bobba, Antonella Seddone (università di Torino), Sara Bentivegna (università di Roma La Sapienza), Rita Marchetti (università di Perugia), Marco Mazzoni (università di Perugia), Sergio Splendore (università di Milano), Rossana Sampugnaro (università di Catania). Un tavolo davvero molto ricco e “accademico”, moderato da Edoardo Novelli (università Roma tre). 

 

Proprio perché un incontro di numeri, su questi ci vogliamo concentrare, mettendone in evidenza alcuni, frutto delle tre ricerche presentate dal gruppo torinese dei relatori e che hanno avuto come obiettivo lo studio dell’ “ambiente” elettorale e non più gli effetti che la campagna ha prodotto sui comportamenti. Due i punti di vista: da un lato i comportamenti dei gruppi elettorali, dall’altro quello dei media. 

Oggetto privilegiato delle ricerche è stato il “clima di opinione”, anche in questo caso in due prospettive: come sono state date le informazioni e come si sono mossi i soggetti politici. 

 

Il tono della campagna

La prima ricerca ha preso avvio il 19 novembe 2012 per concludersi il 3 marzo successivo e ha monitorato le prime pagine di Corriere della Sera, Repubblica, la Stampa e il Giornale. Per i telegiornali sono stati scelti Tg2, Tg5, TgLa7, e SkyTg.

Oggetto del monitoraggio sono stati gli attori politici, i temi e la qualificazione del discorso.

 

Quello che è stato evidenziato dalla ricerca è il tono di negatività presente nella comunicazione tradizionale (stampa e tv), quantificata dal 60,62 per cento delle notizie, monitorate a gennaio e febbraio 2013, dal tono negativo nella stampa e del 35 per cento in televisione (nella quale del resto è stato registrato anche un 20,5 per cento di notizie bilanciate, cioè sia con un giudizio negativo che con uno positivo). 

 

Pochi i temi, al contrario, “positivi”: i sondaggi, l’approvazione del bilancio europeo, le dimissioni del papa e la visita di Napolitano negli Stati Uniti. 

 

Il sintesi, la negatività non è riconducibile solamente all’atteggiamento tipicamente critico dell’attività giornalistica, ma si allarga fino a diventare proprio un “tono” della comunicazione che ha come oggetto la politica. 

 

Leader promossi e bocciati

La seconda indagine ha visto come oggetto di studio la figura dei principali leader e l’andamento nel periodo pre elettorale. 

La ricerca, svolta da inizio gennaio al giorno delle elezioni, chiedeva a 250 persone intervistate di dare un voto da uno a dieci ai principali leader

 

Se Berlusconi registra un gradimento non molto alto, ma costante (a dimostrazione del cosiddetto “zoccolo duro” berlusconiano), Monti vede una diminuzione dei voti sufficienti a partire dall’attacco mosso da Berlusconi e dalla presentazione delle liste di Scelta civica. 

Bersani, dal canto suo, patisce molto gli scandali legati al Monte dei Paschi di Siena e anche una visibilità molto inferiore rispetto ai suoi competitor

Infine Grillo, invisibile nei gradimenti fino all’appuntamento milanese dello Tzunami tour

 

E poi c’è Twitter

O almeno la politica si accorge che c’è la foresta dei cinguettii che però (dato molto interessante) è frequentato solamente dal 6,4 per cento degli utenti italiani, contro il 59 percento presente su Facebook

 

La campagna elettorale pur facendo scoprire ai politici la loro “anima social” (tutti cinguettano) non registra un’impennata della discussione su Twitter dei temi politici. 

Se facciamo riferimento, infatti, alle ultime quattro settimane prima del voto, scopriamo che nella penultima la discussione politica su Twitter crolla. Il perché è da riscoprire negli avvenimenti in corso: l’elezione del nuovo papa e Sanremo. Nell’ultima settimana la discussione riprende qualche posizione, ma si riallinea con le prime due, senza superarle in modo sostanziale. 

Non solo, ma se si analizzano i trending topics (cioè i TT, gli argomenti più citati) pubblicati dal 24 gennaio al 23 febbraio, scopriamo che quelli politici occupano solo il 10 percento della rilevanza.

 

Infine si è evidenziato come gli scandali sono stati gli eventi generatori di tweet e come gli eventi televisi abbiano trainato i cinguettii in rete. 

 

Passiamo ora alla presenza dei leader

Tweet alla mano, i più prolifici sono Grillo e Berlusconi; ma se si prende in esame la nascita dell’account è il secondo ad aver speso maggiori energie per la comunicazione sul social blu. 

 

Se i più chiamati in causa, sono stati Grillo e Monti, che però non hanno mai risposto, il leader più retweettato è stato Oscar Giannino, il solo che mostrava una produzione “ex novo” dei messaggi in 140 caratteri. 

 

Popolarizzazione della politica

La seconda parte dell’incontro è stata dedicata alla manifestazione della politica nella televisione non strettamente informativa e nella stampa settimanale. 

Se nella prima, la forma preferita era l’intervista faccia a faccia nei talk show, nella seconda la dimensione privata della vita dei politici ha superato la dimensione di “cornice” per diventare centrale, attraverso il racconto delle relazioni, della vita personale e delle vacanze. Altro che pop

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