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Incontri ravvicinati tra elettore e consumatore

Il terzo incontro della seconda giornata degli Stati generali della comunicazione politica è stato uno dei più interessanti. 

L’incontro è aperto da Aldo Biasi (ABC comunicazione) che argomenta una trasformazione già incontrata e un avvicinamento, fino all’identificazione, tra la comunicazione commerciale e quella politica

Con le grandi ideologie, la parola chiave è fedeltà. L’elettore sceglie la propria appartenenza politica e vi aderisce, sposando un’ideale. L’uso di verbi “forti” come aderire, appartenere e sposare non sono casuali, perché proprio in questa forza avviene la trasformazione. 

 

Da elettore a consumatore

Nel momento in cui le ideologie, infatti, entrano in crisi, cambia la natura e la percezione dell’unità di misura del messaggio politico: la promessa

Se in passato, infatti, anche la promessa non mantenuta non pregiudicava l’allontanamento dell’elettore dalla sua parte politica, oggi questo è diventato la norma. 

L’acquisizione del consenso in politica avviene quindi attraverso l’idea di “offerta” e l’elettore si avvicina al profilo del consumatore. 

 

L’altro fronte sul quale la comunicazione commerciale e politica si avvicinano è la sostanza della promessa, dell’offerta

Se per la prima infatti il messaggio ha per oggetto una stessa sostanza tra i diversi agenti (come in uno scaffale del supermercato dove vengono raggruppati tutte le marche di biscotti) nella comunicazione politica ai tempi delle ideologie i diversi soggetti proponevano visioni del mondo opposte o almeno profondamente differenti. 

Oggi anche questa distinzione va sfumando: i programmi politici si assomigliano. 

 

Infine il tono. Come per la comunicazione commerciale, anche in politica è diventato oggi sostanziale curare il “come” che deve essere memorabile, interessante, esclusivo. 

E questo ci porta alla dimensione di una narrazione continua anche in politica, dove lo stesso messaggio deve essere rinnovato continuamente

 

Ironia e autenticità

Entriamo allora a pieno diritto nei mezzi di comunicazione ai quali è affidata questa quotidianità e iniziamo con la rete e su come questa abbia cambiato i rapporti.  Andrea Boscaro (consulente) non solo ci fa riflettere su cosa significa chiedere una legge per Internet (in relazione alle recenti polemiche sulla violenza verbale nei confronti di personaggi pubblici) augurandosi la promozione di un codice di comportamento in rete, ma ci suggerisce un video che proprio sul tono della comunicazione vale più di mille teoremi. 

 


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Ecco la risposta all’accusa di non essere nato in America e quindi di non essere candidabile per la presidenza degli Stati uniti. La leva e la chiave? L’ironia, sulla rete altamente contagiosa e quindi che fa da cassa di risonanza per la viralità di un messaggio, e l’autenticità, indispensabile soprattutto per i politici, proprio perché si mostrano nel loro essere persone. 

 

Citare Obama ha dato il là per l’intervento dei tre ragazzi e dottorandi di Spinning Politics, Marino De Luca, Cristiano Bosco e Diego Ceccobelli che hanno raccontato la loro ricerca sulle primarie americane e sulle elezioni Romney - Obama. 

 

Tra i molteplici spunti l’idea che le stesse primarie sono diventate nel panorama americano un incentivo intangibile, in risposta all’assenza di appartenenza ideologica. Questo è mancato nelle primarie italiane che, come ci suggerisce Biasi, sono state considerate spettacolo senza contenuto e quindi non hanno dato al vincitore la forza necessaria per il post. 

 

Luogo della decisione pubblica è la comunicazione

Questa l’affermazione che forse ci è rimasta più impressa del bell’intervento di Massimo Micucci (Running) che partendo dalla consapevolezza che non è più possibile monitorare le fonti del messaggio è fondamentale curare la coerenza e essere pronti all’empowerment.

 

Diverse sono le colpe che Micucci riconosce nel panorama della comunicazione politica, su entrambi i fronti. Quello che ci chiama in causa direttamente riguarda i comunicatori che fanno consulenza in ambito politico senza conoscere la materia. E su questo secondo fronte al comunicatore non è più sufficiente la competenza del comunicatore (scusateci per il gioco di parole) ma deve diventare consulente politico, entrare nella sostanza. 

 

Allo stesso tempo è impensabile che il politico non sia un comunicatore. Un esempio è ancora Berlusconi che secondo Micucci ha interpretato secondo la chiave del 2.0 la strategia dell’ “uso del nemico”, in occasione della famosa puntata di Servizio pubblico di cui è stato ospite. Non ha avuto paura di perdere il controllo, ha tenuto molto alta quello che la mattina abbiamo imparato a chiamare “tolleranza del fallimento”, incontrando dal vivo i suoi due nemici storici: Travaglio e Santoro. 

 

Altro esempio di leader comunicatore Casaleggio, che però affronta la comunicazione web come un uomo di cinquant’anni, secondo una logica 1.0 che non prevede l’interazione con il territorio. Anche qui la mente corre alle zero risposte di Grillo ai tweet richiamate nell’incontro della mattina. 

 

Infine Monti e Bersani. Il secondo definito come leader sbagliato, al primo è mancata una consulenza propria della comunicazione, proprio nella chiave della autenticità e della coerenza. 

 

Cosa significa essere social

L’incontro si conclude con l’intervento di Pietro Raffa (MR Associati) il quale evidenzia un’impreparazione da parte dei giovani parlamentari più attenti al numero del follower che nel dare le risposte e quindi nell’attuare il paradigma proprio della presenza sui social: l’interazione. Perché è proprio questa interazione che definisce la propria identità in rete, luogo dove non si convince, ma si dialoga e si ascolta. 

 

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