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Comunicazione istituzionale e politica

L’ultimo appuntamento della seconda giornata degli Stati generali della comunicazione politica che vogliamo raccontare ha avuto come oggetto la comunicazione istituzionale e, più esattamente, la relazione tra comunicazione istituzionale e comunicazione politica

Un rapporto dal quale nasce la necessità di ridefinizione della stessa comunicazione istituzionale che dovrebbe invece essere chiamata, per Matteo Colle (MR Associati) “comunicazione delle istituzioni” o “comunicazione pubblica”. Un cambio di prospettiva verso la soggettiva per porre in evidenza il dialogo tra cittadini e istituzioni. 

Il rapporto tra comunicazione politica e istituzionale nasce da come deve essere considerata la comunicazione del soggetto politico che ha un ruolo nelle istituzioni. La domanda che infatti ci si pone è: quando un politico, che fa il sindaco ad esempio, parla della sua visione della città fa comunicazione politica (e quindi i partiti devono entrare e riprendersi la competenza di farlo rivendicando il loro ruolo) o fa comunicazione istituzionale? 

Una distinzione che, a parere di Colle, deve invece sfumarsi perché sia la comunicazione politica che quella istituzionale hanno come obiettivo il coinvolgimento dei cittadini che va al di là della trasparenza e che contribuisca alla creazione di senso e di consenso

Una comunicazione quindi che non sia solamente fatta in campagna elettorale, ma che sia sempre integrata nel processo politico. Non deve essere un addendum all’azione, ma considerata come politica e in questo senso quotidiana come l’azione che vuole raccontare. 

 

La distinzione tra istituzionale e politica (parliamo di comunicazione) è evidente nel caso di Roma Capitale presentato nel dibattito da Luigi Di Gregorio il quale evidenzia come nella comunicazione istituzionale il rischio è quello di aumentare la distanza con i cittadini. Un effetto particolare dettato dalla velocità delle comunicazioni: se infatti il cittadino che entra direttamente in contatto con l’amministrazione si aspetta un risposta veloce, dall’altro lato si attivano processi e passaggi anche burocratici che fanno tardare il riscontro. 

 

Si ritorna quindi sul rapporto con chi abita il “celeberrimo” territorio e Giancarlo Panico (Ferpi) indica come la confusione delle due tipologie di comunicazione nasca da una distorta visione del ruolo del comunicatore. Se infatti la priorità sentita dai politici è stata essere sui giornali (e quindi affiancarsi d giornalisti), quella vera è la relazione. Il comunicatore rientra quindi come costruttore di relazioni

L’assunto è chiaro: la comunicazione è politica e la politica è comunicazione, laddove abitiamo in una sfera di comunicazione (Luca Di Biase) dove “siamo le storie che raccontiamo e il modo in cui le raccontiamo”

 

Una voce fuori dal coro, nel credere che la comunicazione politica e quella istituzionale non debbano essere fortemente distinte, è stata rappresentata da Alessandro Papini (direttore comunicazione e relazioni internazionali della provincia di Milano), il quale chiama come riferimento la legge 150 del 2000 al quale si deve riconoscere il merito di aver definito gli ambiti di azione delle due tipologie. 

Ma allo stesso tempo, denuncia il drastico taglio delle risorse destinate alla comunicazione che non permette di poter realizzare i due piani di interventi anche se divisi, integrati. 

 

Come sintesi della discussione e della difficoltà di distinguere i due piani o di farli integrare per dare alla comunicazione in generale piena azione è il caso di Monti, raccontato da Gianluca Sgueo, giornalista e coordinato dell’ufficio stampa di Palazzo Chigi, durante il governo Monti. 

Sgueo ci racconta come, nei primi sei mesi di governo, la distinzione politica vs istituzionale non è stata di ostacolo all’azione di comunicazione, poichè con la stampa è stata possibile una sorta di “pace”.

Tuttavia, vista le difficoltà che il governo ha dovuto gestire, è stato necessario creare consenso, e questo a comportato alla creazione di una serie di mosse che aprissero canali di comunicazione con i cittadini. Uno di questo è stato il profilo Twitter di palazzo Chigi, verso il quale Monti non era all’inizio favorevole, ma che poi ha preso comunque avvio, anche se non si è avvalso di professionalità esperte del campo ma di risorse già presenti nell’ambito e con un po’ di esperienza nei social network. 

Questo è uno dei punti rilevati da Sgueo: spesso la distinzione tra comunicazione politica e quella istituzionale è difficile da superare anche per una questione legata alle persone. Infatti, il politico tende a portare con sè i suoi uomini di fiducia anche per gli organi di comunicazione. Questo crea discontinuità e anche la prospettiva di lungo periodo che ogni strategia di comunicazione deve avere per dare i frutti propri della costruzione del senso. 

 

Prima di concludere, una piccola appendice. 

Verso la fine dell’incontro e grazie a una domanda dal pubblico, c’è stata una breve riflessione sul ruolo degli open data e sulla considerazione che vanno bene se però non creano ridondanza e contraddizione. Ecco. Ripensando a quel passaggio ci siamo ricordati di questo

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