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Turismo culturale. Ancora una volta!

In Europa discutono. Rigore, rispetto degli accordi, riduzione del debito. L'unica preoccupazione dei nostri cugini nord europei è far rientrare il debito pubblico dei paesi mediterranei; debito pubblico calcolato con parametri che di oggettivo hanno poco e di convenzione tutto. Convenzioni che sembrano essere studiate apposta per penalizzare le nostre peculiarità.

 

Secondo Guido Brera, co-fondatore e chief investement officier di un hedge fund che gestisce oltre cinque miliardi di dollari di patrimonio di privati, è la modalità attraverso la quale si combatte la terza guerra mondiale. Invece che sui cieli d'Europa, si combatte sui mercati finanziari del pianeta.

Una guerra più chirurgica di quella statunitense in Iraq.

Meno morti, meno distruzioni fisiche, ma un alto bilancio di disagio e disperazione sociale che i nostri burocrati europei considerano, evidentemente, "danni collaterali". Quasi il 50 per cento dei nostri giovani senza lavoro (e quindi senza dignità e futuro); oltre 400mila imprese chiuse, In Italia, nel 2013; mille e passa al giorno.

 

Secondo Wolfgang Streeck, direttore dell’area dedicata alla sociologia del Max Planck (probabilmente l' istituzione di ricerca più prestigiosa della Germania), ha da poco pubblicato un libro, "Tempo guadagnato", in cui si sostiene che l’Unione Europea sta diventando lo strumento di interessi di pochi capitalisti che sfruttano la crisi per ripristinare il loro controllo autoritario sul continente. Uscire dall’Europa e tornare agli stati nazionali, dice Streeck, permetterebbe di ricostituire le condizioni per la democrazia.

 

Effetto dell'Eurogermania imposta da Angela Merkel è che in Germania la sinistra si sta allontanando dall'euro e dall'Europa unita. 

Tra i grandi intellettuali di sinistra, a difendere a spada tratta il progetto europeo rimane solo il vecchio Habermas, che nel suo idealismo neokantiano e universalista polemizza con Streeck e propugna l’accelerazione del progetto di integrazione europea come vero strumento di democrazia compiuta.
Habermas è ancora potente, è l’ideologo della Bundesrepublik e del patriottismo della costituzione, l’interlocutore privilegiato di Joseph Ratzinger, ma ha anche 84 anni. Pochi di meno di Napolitano, figura di riferimento dell'europeismo italiano.

 

Rinascere investendo sul nostro territorio

Intanto noi paesi mediterranei, o almeno l'Italia, dovremmo concentrare tutte le nostre risorse per combattere quattro battaglie su altri fronti.

 

La prima in nome della bellezza, che deve essere la meta di ogni nostra più piccola azione e di tutte le risorse destinate agli investimenti che non siano di ridistribuzione della ricchezza.

 

La seconda nello sforzo enorme di risanare il nostro Bel Paese, di ricucire gli sfregi e le fratture del nostro territorio, di rimettere in sicurezza i pendii, di manutenere i nostri fiumi e torrenti riportandoli a diventare luoghi deputati al benessere e al tempo libero, di recuperare le aree industriali dismesse e gli edifici abbandonati, di riqualificare le nostre periferie.

 

La terza di annullare il nostro debito energico con l'estero coprendo l'intero nostro fabbisogno solo con energia pulita, riproducibile e locale. Oggi la tecnologia ce lo consente.

 

La quarta valorizzare le nostre identità locali, il nostro patrimonio storico e culturale, il nostro paesaggio, la nostra identità popolare, le nostre culture autoctone, la nostra cucina, la nostra produzione agricola tipica. Un solo dato. In Italia esistono quasi ottomila prodotti tipici enogastronomici locali; i comuni sono (agosto 2011) 8.092. La valorizzazione del nostro patrimonio agroalimentare costituisce, al pari di quello artistico-culturale ed ambientale, una grande potenzialità di sviluppo economico dell'intero paese. 

 

Doversi anni fa, Giovanni Sartori si domandò cosa fosse da preferire:

  • una più ampia partecipazione dei cittadini ai processi decisionali (la democrazia “in entrata”),
  • oppure una più estesa distribuzione equitativa di beni e servizi (la democrazia “in uscita”).

 

In termini analitici, la democrazia in entrata ricerca il consenso ex ante: dunque, quasi per definizione lo trova sempre, pur se a scapito della “qualità” dei beni pubblici prodotti; la “democrazia in uscita” verifica la soddisfazione dei cittadini ex post, correndo forse più rischi ma anche capitalizzando meglio le risorse (tasse) estratte (o, come avviene adesso, estorte) ai cittadini.

 

Crescono i turisti in visita a Roma

Ma torniamo alla strategia di ricomposizione della ricchezza nella penisola che si protende nel Mediterraneo. Alcuni dati ci vengono in conforto. Tendenze e numeri relativi al turismo nella capitale del 2013 registrano segni positivi, sia per gli arrivi che per le presenze, con una crescita di oltre il 5 per cento rispetto all'anno precedente (mentre il Pil nazionale segna ancora un meno).

 

I dati statistici elaborati dall'Ebtl (Ente bilaterale del turismo del Lazio) segnalano anche importanti tendenze, quali la crescita dei flussi turistici in arrivo nella città di Roma da:

  • Russia (+16,7 per cento)
  • Cina (+17,27 per cento),
  • dall'India (+25,07 per cento)
  • e dai Paesi del centro e sud America (+18,68 per cento).

 

Gli statunitensi continuano a detenere il primato degli arrivi stranieri e delle presenze a Roma (sono il 22,2 per cento dei turisti che visitano Roma). Hanno visitato la capitale 1.548.158 americani (+4,91 per cento rispetto all'anno precedente).

 

Al secondo posto ci sono i 619.705 visitatori provenienti dal Regno Unito (+3,24 per cento rispetto al 2012): è inglese l'8,16 per cento dei turisti a Roma.

 

Al terzo posto la Germania con 608.821 (+4,96 per cento), il 7,24 per cento del totale degli arrivi. A seguire Spagna con 491.489 e Francia con 463.981 arrivi.

 

Dalla Cina sono stati registrati 127.138 arrivi, 252.088 dalla Russia e 452.776 dai paesi del centro e sud America.

Vero e proprio exploit degli arrivi dall'Argentina (+61,31 per cento rispetto al 2012), riconducibile alla salita al soglio pontificio di Papa Bergoglio.


A crescere di più è il turismo internazionale che si conferma una risorsa strategica per Roma: arrivi e presenze di stranieri nella capitale sono stati rispettivamente 6.487.014 (+6,15 per cento) e 17.194.741 (+6,01 per cento).

 

I turisti italiani sono stati 3.745.971 (+3,79 per cento), e le presenze sono state 6.965.764 (+3,31 per cento).

 

I turisti stranieri ricercano alberghi a 4 e 5 stelle, mentre gli italiani optano per alberghi a 3 o 4 stelle, con una propensione alla spesa quindi più bassa.
Se verranno confermate le stime dell'Organizzazione mondiale del Turismo, che prevede a livello internazionale una tendenza alla crescita tra il 3 e il 4 per cento, il 2014 si prospetta un anno di ulteriore crescita.

 

E, intanto, i nostri politici parlano di riduzione delle tasse (aumentandole), di legge elettorale (dopo due legislazioni governate da una legge incostituzionale), di semplificazione (mentre creano la figura del tutor amministrativi per guidare il cittadino nel caos assoluto delle nostre leggi e dei nostri regolamenti).

 

La distanza tra la classe politica e il paese reale tende a diventare incolmabile.

 

Fonti

Guido Maria Brera "Idiavoli" Milano, Rizzoli, 2014

Wolfgang Streeck "Tempo guadagnato. La crisi rinviata del capitalismo democratico", Milano, Feltrinelli, 2013

Tridente Roma

Ente bilaterale del turismo del Lazio

"Europa" del 28 settembre 2013

"Il Rosso e il Nero", settimanale di strategia, 25 luglio 2013

 

 

Per approfondire su Officine Einstein

Francesca Albanese, Turismo: quale governance?

Luca Massacesi, Più cultura, meno armi, meno banche

Luca Massacesi, Paesaggio come sintesi di cultura e tradizione

Eleonora Ripanti, Fondi europei: metonimia italiana

Cristiana Rinaldi, Il nostro petrolio

Luca Massacesi, Ristorazione di qualità da tutelare

Luca Massacesi, Le aree interne motore per lo sviluppo futuro

Ilaria Massacesi, Ghesc, l’albergo diffuso per gli amanti di Bacco

Paolo Maddalena, Contributo alla teoria dei beni comuni

 

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