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Tutti a Londra!

Un femore frantumato a 17 anni, mi aveva costretto a letto per un lungo periodo di sofferenze e riflessioni sul "significato della vita". Quando a 20 anni, ancora zoppicante sono partita per la capitale inglese, mai avrei pensato di amare così tanto un paese dove la pioggia e il maltempo regnano sovrani gran parte dell'anno.
Ero giovane, allegra, piena di speranze, l'idea di lavorare e vivere alla pari in una famiglia inglese "doc" mi eccitava anche se, essendo appena uscita dal liceo classico, non capivo una parola e a malapena sapevo salutare o dire "speak slowly please, I don't understand, I'm italian!"
Accompagnare a piedi i miei bambini inglesi, biondissimi, bianchissimi, con le lentiggini e i calzoncini corti della tipica divisa scolastica, nelle mattine gelide e spesso piovose era eccitante.
Kurt e Karsten saltellando e correndo, cantavano una canzoncina "it's not cold today, it's freezing!"

 

Lavoro e turismo a Londra

Il mio landlord Ken, figlio di un inglese paffuto, zoppicante e sorridente proprietario di un banco di frutta e verdura ai mercati generali di Londra, guidava una Rolls Royce blu chiaro e nei giorni di vacanza rimetteva la carta da parati nelle camere dei bambini o rifaceva il tetto della piscina coperta che avevano in casa.
La domenica lavoravo per il pranzo di uno dei tre "Crispin's wine bar" di Ken, dove stappavo bottiglie di vino italiano e servivo roast-beef con Yorkshire pudding e apple-pie caldo servito con panna liquida fredda. Certo, nei giorni speciali, che poi coincidevano con quelli in cui Gitte, la mia landlady, aveva un pò più di tempo o era allegra, si cucinavano le lasagne e si offriva il gelato italiano.
Il pocket-money dell'essere alla pari e i soldi pagati dal Crispins le domeniche, mi hanno fatto guadagnare quelli che all'epoca erano tantissimi pounds da spendere il sabato tra Oxford street, Piccadilly circus o qualsiasi altro luogo a Londra, dove arrivavo da Ealing Broadway nella efficientissima linea rossa, la central line, della subway più famosa del mondo, in 15 minuti.
Oltre che andare a qualche concerto della Royal Albert Hall o a vedere The Sleeping Beauty e The Nutcracker alla Royal Opera House.

Certo dopo i primi giri da turista con la guida del Touring club italiano sempre nello zainetto, quasi l'unica all'epoca, mi sono resa conto che le bellezze offerte da Roma e l'Italia intera non erano minimamente paragonabili a quello che offriva Londra.

 

Come ci scrive Annamaria Cossu Criscuolo:

« … delle cose che ci circondano bisogna saper catturare con sensibilità e attenzione il bello e il buono che esiste sempre...
Le benefiche opportunità ci fanno  crescere e influiscono sulla nostra psiche perchè creano sensazioni di serenità e di pace.
Diventano rifugio e evasione dal quotidiano squallido e sono indispensabili linee guida per la nostra e l'altrui vita.
Noi romani e tutti noi Italiani siamo cresciuti circondati dal bello, dalla cultura, dalla storia di secoli e l'amore per il bello dovrebbe essere diventato un armonico accrescimento che ci appartiene quasi fisicamente, dovrebbe essere diventato una esigenza che germoglia in ciascuno di noi.»

 

Tuttavia, il bello di casa nostra, va conservato, sviluppato e curato.
Non abbandonato, come troppo spesso accade nei nostri musei a cielo aperto o chiusi tra mura di eccellente fattura architettonica.
I Musei di Londra sono spettacolari e bellissimi, non tanto per le opere esposte, quanto per "come" sono esposte, illustrate, divulgate e quindi molto più apprezzate.

 

La normalità che attrae

A Londra la metropolitana e gli autobus passano: sempre.
Non si percepisce l'attesa che infatti non supera i pochi minuti.
L'efficenza, la rapidità e l'economicità dei Wimpy, parenti inglesi di McDonald's, all'epoca risolvevano egregiamente il pranzo, certo nulla a che vedere con la cultura enogastronomica italiana e i diversi sapori che si possono scoprire tra le regioni italiane.
Anche le verdure, il piatto fumante e bollente di vegetable colorato che mi offrivano per la cena non aveva il sole dentro così come lo hanno quelle "nostrane".
Per la scelta del formaggio là c'è poco da pensare, c'è il Cheddar cheese. Solo lui, e pensare che prati verdi e pecore non gli mancano.
Io non so quanti tipi di formaggi esistono in Italia, ma so che se vuoi mangiarne uno uguale a quello comprato la spesa prima, è difficile da ritrovare.
Ho frequentato un corso d'inglese all'Università di Ealing, nella sezione per stranieri, spedivo lettere dai PostOffice con file ordinatissime e veloci, tutto semplice, tutto ordinato, veloce e normalmente funzionante.

Sfogliando ieri la rivista Vanity Fair di Alessandro prima, di nonnina smile poi, mi ha colpito un titolo:

«Maledetta Londra, ti amerò.»

Perchè così tanti italiani scappano in Inghilterra? Sono ormai mezzo milione, 90 mila solo negli ultimi due anni.

Una di loro spiega come mai ha scelto di

«vivere peggio per stare meglio»

… è proprio quello che ho sempre pensato anche io, ogni anno successivo, quando tornavo per un quadrimestre a Londra a lavorare presso la mia famiglia inglese e studiare per migliorare il mio inglese.
Ma poi sono sempre tornata, ho viaggiato molto per tornare sempre, nel nostro paese, ora da salvare, perchè l'Italia è un paese ricco, dove la storia, la cultura, la bellezza devono avere un loro preciso ruolo.

 

L'Italia è ricca di tutto, anche di belle persone.

Il libro di Caterina Soffici "Italia yes Italia no" esce oggi, lo leggerò e spero di non consolarmi solo con la frase di Giolitti:

«Bastano due generazioni ben educate a far rifiorire una nazione».

Certo oggi a Londra, una bambina di 10 anni può farsi fotografare accanto ad Albert Einstein, che sarà pure di cera, ma sembra proprio vivo.

 

20140226 Albert Giulia

 

Leggi anche

Soffici C. (2014), Italia yes, Italia no

 

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