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Le trappole del non-sviluppo

Picchia duro Fabrizio Barca prima di lasciare il Governo. Il 27 dicembre ha pubblicato un "Documento di apertura del confronto pubblico" sui metodi e gli obiettivi per un uso efficace dei fondi comunitari del prossimo ciclo di programmazione (2014-2020).

 

E dopo un'introduzione metodologica, tanto per riscaldare il lettore, e far capire che non intende andar per il sottile e indossare il guanto di velluto, chiarisce senza mezzi termini che

«le risorse (...) dovranno essere utilizzate in modo più tempestivo ed efficace di quanto avvenuto per il bilancio europeo 2007-2013»

 

Nonostante l'insuccesso registrato nei precedenti cicli di programmazione il ministero, portavoce delle scelte dell'Unione europea, ci riprova e rilancia un'amministrazione condivisa (fare insieme, amministrazioni pubbliche e cittadini):

«l’utilizzo dei Fondi comunitari per la coesione 2014-2020 e del relativo cofinanziamento nazionale avverrà sulla base di un “Accordo di partenariato”»

 

Ma siamo ancora in fase di warm up.

«L’individuazione dei risultati desiderati deve essere effettuata prima di scegliere quali azioni finanziare e mettere in pratica. Si tratta di un requisito ovvio, eppure nella pratica comune quasi mai rispettato».

 

E fin qui si è tolto solo alcuni sassolini dalle scarpe. Ora arrivano le bastonate: 

«Esiste un crescente consenso nell’interpretare le “trappole del non-sviluppo” (...) quale risultato di scelte consapevoli delle classi dirigenti locali e nazionali.»

 

Ma non è contento e prosegue

«Tali scelte sono dettate dalla convenienza a estrarre un beneficio certo dalla conservazione dell’esistente (...) anziché competere per un beneficio incerto in un contesto innovativo e in crescita»

 

Ed, affinché non ci siano dubbi di sorta su cosa intende per "trappole del non-sviluppo" ripresentiamo l'ultimo periodo recensito integrato delle due parentesi che l'accompagnano per spiegare cosa si intende per

«conservazione dell’esistente:

    • giovani non istruiti,
    • accessibilità inadeguate,
    • imprese inefficienti assistite,
    • barriere amministrative all’entrata,
    • ambiente non tutelato,
    • bandi di gara e progetti mal fatti.»»

e per 

«contesto innovativo e in crescita dove:

    • i giovani sono competenti,
    • l’accessibilità buona,
    • le imprese inefficienti acquisite da quelle efficienti,
    • l’entrata è facile,
    • l’ambiente è tutelato,
    • bandi di gara competitivi e progetti ben fatti attraggono l’offerta dei migliori.»

 

La chiusura della sintesi toglie ogni dubbio, qualora ne avessimo ancora, sul pensiero del Ministro.

Uno.

«In altri termini, l’azione pubblica è di cattiva qualità non per l’incapacità delle classi dirigenti che ne sono responsabili, ma per la loro espressa volontà».

Due

«Se così stanno le cose, l’azione pubblica (...) deve destabilizzare queste trappole del non-sviluppo, evitando di fare affluire i fondi nelle mani di chi è responsabile dell’arretratezza e della conservazione. Aprendo invece varchi per gli innovatori sia nei beni pubblici che produce, sia nel modo in cui li produce» 

 

Il 28 dicembre Federico Barca sarà andato a sciare con la famiglia sorridente e beato. Prima di ritornare alla riservatezza richiesta ad un dirigente pubblico ha chiarito alcuni suoi pensieri che, per quel poco che conta, noi di OfficineEinstein facciamo nostri.

 

Il testo della sintesi
Per togliere i dubbi che questo sia l'esplicitazione di un desiderio e non un fatto concreto e reale pubblichiamo qui di seguito la sintesi al documento "Metodi e gli obiettivi per un uso efficace dei fondi comunitari del prossimo ciclo di programmazione (2014-2020)".

 

«L’utilizzo dei Fondi comunitari per la coesione 2014-2020 e del relativo cofinanziamento nazionale avverrà sulla base di un “Accordo di partenariato” e di Programmi operativi da concordare con la Commissione Europea.

1.

Questo documento di indirizzo avvia il confronto pubblico per preparare l’Accordo e i Programmi, secondo la proposta di percorso trasmessa alla Conferenza Stato Regioni nel giugno 2012.

Il documento è stato elaborato dal ministro per la coesione territoriale d’intesa con i ministri del lavoro e delle politiche sociali e delle politiche agricole, alimentari e forestali, responsabili per tre dei quattro fondi che alimentano la politica di coesione

2.

Ne è stata data informativa al Consiglio dei Ministri nel giorno 17 dicembre 2012.

Il documento propone:

  • sette innovazioni di metodo; 
  • tre opzioni strategiche relative a Mezzogiorno, città, aree interne; 
  • ipotesi di metodo e operative in merito a ognuna delle 11 aree tematiche individuate per l’intera Unione Europea. 

 


Spendere meglio e più in fretta

Il bilancio europeo 2014-2020, se approvato a inizio 2013 lungo le linee contenute nell’ultima proposta della Presidenza dell’Unione Europea nel novembre 2012, assegnerà all’Italia finanziamenti cospicui per la coesione economica, sociale e territoriale in tutte le aree del Paese.

Queste risorse e le risorse di cofinanziamento nazionale, e, in generale, le risorse per lo “sviluppo e coesione” che vi si aggiungeranno, dovranno essere utilizzate in modo più tempestivo ed efficace di quanto avvenuto per il bilancio europeo 2007-2013.

Ciò è reso indispensabile dall’urgenza di rilanciare sviluppo e coesione del Paese e, segnatamente, dalla necessità di contribuire, con un riscatto della qualità dell’azione pubblica, sia alla ripresa della produttività in tutti i territori, sia a un salto di qualità dei servizi essenziali nel Mezzogiorno dove grave è la violazione di elementari diritti di cittadinanza.

 

Un metodo di lavoro

Il documento propone un metodo per raggiungere questo risultato. Non si tratta di un piano strategico, né per il Mezzogiorno, né tantomeno per l’Italia. Perché la sua elaborazione e proposta (nell’Accordo di partenariato) competono al prossimo Governo, che ne gestirà l’avvio e l’attuazione, trovando nei Fondi comunitari un grado importante di libertà della propria azione. E perché tale piano strategico dovrà essere integrato con i principali indirizzi di impiego e di “revisione della spesa” delle risorse ordinarie che il prossimo Governo adotterà; in assenza dei quali l’azione realizzata con i fondi comunitari sarà, specie per il Mezzogiorno, inefficace.

 

Come spendere

Il metodo proposto in questo documento riguarda il “come spendere”. Suggerisce precise, forti innovazioni, sia di natura generale, sia relative a ogni singola tematica di intervento, sono undici, individuata collegialmente a livello di Unione Europea.

Per la ricerca e l’inclusione sociale, per la valorizzazione delle risorse culturali e l’istruzione, come per tutte le altre tematiche, il documento propone opzioni di metodo da discutere.

È un “come spendere” che si potrà utilmente decidere di estendere anche ai fondi per lo sviluppo e la coesione regionale previsti ai sensi dell’articolo 119, comma 5 della Costituzione, se si deciderà di integrarli pienamente con i Fondi comunitari.

 

Definire chiaramente i risultati attesi

L’innovazione metodologica principale consiste nel fatto che per aspirare a trasformare la realtà attraverso l’azione pubblica è necessario che i risultati cui si intende pervenire siano definiti in modo circostanziato e immediatamente percepibile, sia da coloro che sono responsabili dell’attuazione, sia da coloro che ne dovrebbero beneficiare al fine di dare vita a una vera e propria valutazione pubblica aperta.

L’individuazione dei risultati desiderati deve essere effettuata prima di scegliere quali azioni finanziare e mettere in pratica. Si tratta di un requisito ovvio, eppure nella pratica comune quasi mai rispettato.

E’ usuale, infatti, che vengano prima definite le azioni, in modo spesso generico, razionalizzandone semmai ex-post le finalità, con un conseguente sbilanciamento tra mezzi e fini.

Non è dunque un caso che spesso alla spesa e alla realizzazione fisica, quando finalmente hanno luogo, non seguano benefici per i cittadini, il lavoro, le imprese.

 

Le trappole del non-sviluppo

Questa, come le altre innovazioni di metodo proposte, sono suggerite in primo luogo dalla prassi e dalla teoria delle esperienze internazionali di “politica di sviluppo rivolta ai luoghi”.

Esiste un crescente consenso nell’interpretare le “trappole del non-sviluppo”, sia attorno a equilibri di arretratezza, come nel Mezzogiorno, sia attorno a un blocco della produttività, come nel Centro-Nord, quale risultato di scelte consapevoli delle classi dirigenti locali e nazionali.

Tali scelte sono dettate dalla convenienza a estrarre un beneficio certo dalla conservazione dell’esistente:

  • giovani non istruiti,
  • accessibilità inadeguate,
  • imprese inefficienti assistite,
  • barriere amministrative all’entrata,
  • ambiente non tutelato,
  • bandi di gara e progetti mal fatti

 

anziché competere per un beneficio incerto in un contesto innovativo e in crescita dove:

  • i giovani sono competenti,
  • l’accessibilità buona,
  • le imprese inefficienti acquisite da quelle efficienti,
  • l’entrata è facile,
  • l’ambiente è tutelato,
  • bandi di gara competitivi e progetti ben fatti attraggono l’offerta dei migliori.

In altri termini, l’azione pubblica è di cattiva qualità non per l’incapacità delle classi dirigenti che ne sono responsabili, ma per la loro espressa volontà.

Se così stanno le cose, l’azione pubblica per la coesione, nel mirare a creare per tutti i cittadini opportunità di vita, lavoro e impresa che dipendano il meno possibile dalle condizioni e luogo di nascita, deve destabilizzare queste trappole del non-sviluppo, evitando di fare affluire i fondi nelle mani di chi è responsabile dell’arretratezza e della conservazione. Aprendo invece varchi per gli innovatori sia nei beni pubblici che produce, sia nel modo in cui li produce.

Le innovazioni di metodo proposte sono rivolte ad aprire tali varchi. Ecco perché il “come spendere” è così rilevante.»

 

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